dell’anno appena nato,
regalami i tuoi colori,
dipingerò per te
la tela dei miei sogni.
Stamane ho visto
i raggi di un timido sole,
far capolino fra gli sprazzi
del tuo cielo azzurro,
confondere i miei sensi.
Sottile pioggia ho visto cadere,
giocare col gelido vento,
danzare nell’aria a passi leggeri.
Pulviscoli di gocce,
sospinte dal vento,
divenire un arco, nel cielo,
tra le due cime dei monti.
Ho visto poi il sole,
coi suoi tiepidi e lunghi raggi,
abbracciarlo, regalargli
colori caldi e brillanti,
sfumature cromatiche
eleganti e preziose.
Visione di uno scherzoso
mattino d’inizio anno
che inviti ad uscire
tra sole, pioggia, vento,
ad ammirar quell’arco
tra lo spazio azzurro.
Regalami quei colori,
e col pennello
della mia fantasia,
di te, io dipingerò.
su ogni tuo petalo
hai scritto qualcosa,
hai scritto il caldo sole,
il vento e la rugiada.
In ogni tuo pastello,
hai scritto
il brutto e il bello,
tu non vuoi perire
se non per solo amore.
Tu, vuoi sentir l'odore,
sì l'odore dell'inverno,
gurdarlo nei suoi occhi
e infine salutarlo;
che un sogno
tu avevi sentire
e non morire.
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
son coralli accigliati dal sole,
scampoli d' irrequiete altalene,
maglioni di bianche stagioni,
corolle abbigliate dal gelo,
collane accartocciate dal pensiero,
cortecce ovattate di cielo,
ala d' angelica panchina,
nebulosa vernice del vento,
confettura eterea del meriggio
e nevischio d' uno specchio temporalesco.
son le arterie geometriche dell' arancia,
raggio equatoriale d' inverno
tra capigliature d' aureo giaciglio
e ragnatele di foglie intrecciate:
frizzante è il tuo carapace dorato
tra la nebbia d' un mattino dimenticato.
Fagotto incipriato d' intrecci solari
ad una vecchia finestra ti specchi
e come cuore naufragato d' amore
colpito dal canto d' un temporale,
così una dolce spada di luce acceca
un tuo coriandolo d' ombra imbiondito.
Pianeta ingioiellato dal gelo,
dal ciuffo spettinato d' un ramo proteso
precipiti sospesa come goccia di brina
e d' un piccolo pettirosso indispettito
sei divertente altalena d' elegante allegria.
dipinta d' atmosfere d' estate,
abbottoni il tuo cappotto infuocato
raggomitolando raggi di sole pettinati
tra costellazioni acciottolate di colori.
Prodigiosa ballerina silenziosa
solletichi le zolle impallidite
di cortecce del grano autografate
e sul tuo volto di mascara accigliato
fermagli di polline e corolle
son foulard di cipria e giravolte.
Cattedrali di sassi e radici
del ciel ti sembran acrobatiche arnie
e di letteratura d' inchiostro e catrame
son le tue zampette abbigliate:
una vecchia pigna arruffata d' agonia
è il tuo ammobiliato casolare regale
all' ombra sconfinata d' un frutteto,
grondaia astronomica del creato.
il profumo del mare
rubato al suo brontolio.
Si dimena,
come bimbo capriccioso,
va rotolandosi in tutto il suo spazio.
Uno sbuffo spinge onde verdastre
sugli scogli e sulla rena.
…Poi urla!...
Ascolto il suo lamento,
sotto un cielo cupo e minaccioso
mentre,
fine e impalpabile pioggia
fiocca come zucchero…
Pallidissimo sole,
si spinge tra neri nuvoloni
e voli d’incolleriti gabbiani.
Solo grida nervose,
tutt’intorno,
in una statica atmosfera,
surreale,
dove tutto si muove a fatica.
E’ un uggioso,
malinconico
giorno di novembre…
del vento;
accarezzo l'onde
del mare;
m'inebrio dell'essenza
dei fiori;
m'incanto al volteggiar
degli uccelli;
m'esalto d'un rosso
tramonto;
mi respiro dell'alba
solare;
m'inzuppo nella rugiada
del mattino;
m'emoziono allorché
madre natura
continui imperitura
il suo canto.
veder l'albero
così.
Come esser vivo!
Sapessi vederlo
nella sua respirazione
attraverso le foglie
nel pulsar
della sua linfa,
che circola
come il sangue
del corpo,
nel suo crescer
nel suo morir.
Nutriresti
il sentimento
di rispetto
dovutogli.
porta via l'armonia
al piccolo laghetto
d'azzurro e di vetro
mentre in fuga
vanno i verdi germogli
le nuvole
i versi striduli
dal cielo
ora dormienti gli abeti
sfogliano le stelle
di effimeri lampi di luce
scintillano i monti
fredde e gelide le notti
sfumano d'argento le cime
scolpite e macchiate di neve.
possente e maestosa
ti ergi,
troneggi tra i campi
disegnati
dal villico artista
con vomere e zappa;
scultorea
madre natura ti fece
con sembianze umane:
corteccia la tua pelle,
tronco il tuo corpo,
rami le tue braccia,
radici le tue gambe;
chioma la tua testa,
linfa botanica
il tuo cuore pulsante,
i colori
delle quattro stagioni
il tuo abbigliamento
per la vita.
Giallo sole
il mio limone
Arancio tramonto
le mie esperidi
Nero inchiostro
le mie more
Rosso fuoco
le mie dita appena punte
e la mia pelle graffiata
da grovigli di rami e spine
Con cura infilzo sullo stelo slanciato
le mie more di rovo selvatico
Imbrunite le mie labbra
Incavo scuro le mie mani
Nero
il colore dei miei frutti perduti
Nei miei occhi
passaggi di memorie

a ricercare il granello di sabbia
sfuggito al mare
e restituito dall'onda
tutte le volte che la marea
si lascia accalappiare dalla luna.
E tra le onde virtuali
mi perdo come polvere
riflesso da quel raggio
che sembra colpire la terra
ma rimane alla ricerca
di quel naufrago granello di mare.








