Sonetto a tre quartine
Érato ch’eri Musa mia d’amore
ci sei ancora o m’hai abbandonato?
Ti cerco in queste ultime dimore
ove vivo non più da te ispirato.
E perché non si spenga il mio fervore,
a rovistare vado nel passato
muse carnali ai tempi del furore,
memore ancor di tutto quant’è stato,
ché non son più poeta incantatore
ma già sedotto ed or disincantato,
e incerto se d’amante o trovatore
è il vento che profondo m’ha cercato.
Oggi il mio vento è solo ambiguo sogno
ch'accompagna le mie fragilità
ché già solo a parlarne mi vergogno
vivendo una remota estraneità,
e non potendo avere quanto agogno
m’infingo una virtuale realtà.
Érato ch’eri Musa mia d’amore
ci sei ancora o m’hai abbandonato?
Ti cerco in queste ultime dimore
ove vivo non più da te ispirato.
E perché non si spenga il mio fervore,
a rovistare vado nel passato
muse carnali ai tempi del furore,
memore ancor di tutto quant’è stato,
ché non son più poeta incantatore
ma già sedotto ed or disincantato,
e incerto se d’amante o trovatore
è il vento che profondo m’ha cercato.
Oggi il mio vento è solo ambiguo sogno
ch'accompagna le mie fragilità
ché già solo a parlarne mi vergogno
vivendo una remota estraneità,
e non potendo avere quanto agogno
m’infingo una virtuale realtà.

Commenti
Grazie ancora.
Però si trova ancora nuova gioia
in nuove stelle, lungi dalla noia
di cui gustar poetici bei doni
che fungano per noi da nuovi sproni
per rifuggir dal nulla che ci ingoia
quando voglia lasciassimo che muoia
di comporre sonetti, odi e canzoni.
Al solito perfetto è nella forma
oltre che dolce nel suo contenuto
che nelle rime e metrica la norma
rispetta ricavando contributo
a lasciarci in lettura una bell'orma
tal che mi sproni a dir che m'è piaciuto.