dalle orecchie, carnivore.
Metallo fuso che si scioglie
Mi percuote, bollente, nelle vene.
Tutto brucia
Le mie lacrime non sono altro che
candidi fiocchi di neve tenera
al centro di un vulcano che tramonta assassino.
Ardono all'uninsono il mio intestino
le ferite, l'orgoglio, gli occhi e la speranza
Fiamme alte come colonne,
Brucia l'inferno in me
Un attimo e sono cenere.
Cenere sputata, cenere dimenticata
cenere calpesta, derisa emarginata:
e sono fuori di nuovo.
ma non c'è via
d'uscita. La cerchi
in una domanda
che sai già
qual è la risposta
tenendoti ad una fune
stretta stretta
cercandone un'altra
se ti dovesse
scappare la prima
Per inseguirla sudi
e nel frattempo speri
di aggrapparti a denti stretti
a quel che non trovi
per mentire senza mete
verso il cielo.
Lei bussò per ben due volte
Ma la luna testarda
non volle aprire la porta.
Pianse tanto quel giorno
sentendosi abbandonata,smarrita,
volò lontano,
così lontano.
Nessuno la vide più
non chiesero nemmeno
la fine che abbia fatto.
Lei così dolce quella sera
voleva solamente
sfiorare teneramente la luna,
ma le chiuse la porta
lasciandola da sola
in balia di un vento
molto freddo…
se non ami
ci dev'essere l'amore
a guidarti se vuoi
sentir la felicità
negli occhi
un caldo che ti respira
e t'accarezza dolcemente
la mano, prendendoti
come un bambino smarrito
guidando i tuoi turbolenti respiri
che più lievi sentirai, in quell'animo
freddamente distaccato
dai mali del mondo disperato
Oh mio Dio! L'oblio, com'è soave delle rondini il cinguettio.
E sono disteso in una distesa di vomito e non vedo più niente.
Ma c'è il sole. Sopra di me, alla massima potenza.
Lo percepisco amico, è colpa sua se ho le palpebre consumate e vedo bianco.
Ed'è quiete questo sole caldo che non suda, questa brezza calma che non gela, le rondini delicate cinguettano sofisticate ed io, in estasi, ammiro ad'occhi chiusi, in paralisi : l'infinito.
Sono davanti ai cancelli del paradiso, ma non posso entrare
Starò fuori, a spiare
finchè non mi bruceranno.
che ci liberano dal cemento
e ci rendono immortali
facendo sognare il vento
caduto da un'ultima
ciglia bagnata, di acide piogge
innaturali, prese da deserti
straziati, nelle ultime pagine
folli, stordite dalle invenzioni
e dai soliti poemi
non è provocato dal mondo
il cuore potrebbe gioire
restituirci l'avvalente
armonia, che si forma
addolcendo l'interiore
di quell'essere malvagio
rinchiuso in noi, lui
che non desidera venir fuori
ma fermarsi lì, e sbarrarci
la strada, abbassando le sbarre
e non tirarle più sù
neppure se imploriamo pietà
fino all'ultima nostra ora
Cammini accarezzato
dal pensiero del vento
che cammina con te
nell'immobile di un tempo
ignoto, all'animo tuo
al cieco fiato, che pesa
a portarlo sulla schiena
rattristata
Vorresti liberartene
abbandonando la nave
ed acciuffare cieli migliori
per sentirti migliore
E cosa li fa molto ridere,
lo squinzi ci butta una bomba
che sembra siam dentro la tomba,
c’è tutta una vera esplosione
di brutta ed correa deflazione,
che siamo dagli anni cinquanta
che c’è tanta fame che canta
gli allarmi che son quotidiani
che gridano ai pochi italiani
che siamo dei morti di fame
che quasi raschiamo le squame
e loro di contro i sorrisi
dispiegano aprendo i lor visi
a scherzi perché coi saltini
abbiamo di là mogherini.
E ridono tutti contenti
che sembrano figli dei venti
seppure la gente sprofonda
nel mare più nero dell’onda
che non fa quadrare le spese
e porta a non chiudere il mese.
E ridono senza pudore
di chi sta soffrendo il dolore
e domani sarà licenziato
oppure finito o sfrattato,
e ridono sempre ed ancora
come fosse lo scherzo di un’ora,
e invece non ride alla sorte
chi già sta pensando alla morte.
da amare, per sentirci uniti
per vedere una stella morire
vivendo ancora
anche se il destino piangerà
nel soffio di un respiro
che smetterà di respirare
alla fine del nostro cammino
triste o contento di aver vissuto
pure se ha dovuto sudare
per essere accolto e sentirsi amato
nel riconoscerlo in chi è veramente
com'è fatto davvero
all'anima che ci comanda
e senza indugio risponde
riecheggiando
un campanello d'allarme
avvertendo il corpo
che siamo in totale apprensione
Parlarsi addosso annulla
tutto ciò che vorremmo dire
soffrendo di più, dimenticandoci
qual è la nostra vera natura
per quale motivo
al mondo siamo venuti
La guerra l'ho vinta ma l'ho persa.
I perdenti se ne vanno timbrati di lacrime
e i vincitori cancellano il rossetto dalle rocce.
Vola solo del bitume in questa fittezza infernale
e le travi reggono il peso morale degli eroi.
Ma tanto morirà ogni soldato:
chiamala guerra, chiamalo gioco;
quando arriva il momento
crolla il palco con tutti gli attori.
Cosa rimane?
La mania della certezza.
E da quel buco, ci potete giurare,
non esce mai nessuno:
il cordone ombelicale si spezza prima.





