Fantasticando in prima persona, provo a calarmi, tra il faceto e il serio, nella parte di un amico che, oltre mezzo secolo fa, mi confidò quest’amena e fatale vicenda. Sei ottave, più una di commento e conclusione, di endecasillabi con rime AABBCCCC.

L’amore allor facciam? “No, t’ho già detto,
non sono predisposta per il letto”.
T’ho proposto un romantico finale
audace, trasgressivo ed augurale,
accoglimi entro te, fallo, suvvia.
Cenetta deliziosa in trattoria,
discoteca per farci compagnia
e ora siamo insieme a casa mia.

È vero ch’è la prima nostra uscita
però ammetti, l’ho resa saporita
facendo del mio meglio per sedurti.
Or fai come opponessi un paraurti
a protegger la tua istintività,
perché avverto la tua curiosità
di conoscermi nell’intimità
e d’avere con me complicità.

Fors’è tattica, forse strategia,
forse attizzare vuoi questa malia
che in te mi fa cercar pace e rifugio,
lo dico senza alcun mio sotterfugio,
breve tregua a quest’ansia esistenziale.
Liberi adulti siàm, non c’è alcun male.
Libertina ti par la mia morale?
O temi si scateni un fortunale?

E allor, provetto attore, cosa faccio
per cercare di sciogliere il tuo ghiaccio
ch’è forse solamente diffidenza?
Voglio giocar di nuda trasparenza:
non promesse, non sono un fanfarone,
né profferte d’amor d’un mascalzone,
sol capriccio di dar consolazione
al mio cuore romantico e briccone.

Qualche lacrima uscir fo per davvero
poi mi scuso amorevole e sincero,
confesso che ti voglio preda ambita
qual corsaro sui mari della vita
per serbare un intimo segreto,
tu per me, io per te ricordo lieto
d’un duetto su un magico tappeto
per un volo impudìco ma discreto.

Taci, ti accosti, poi con lenta mossa
le lacrime mi asciughi un po’ commossa.
Ti avvince, ammetti, il mio mondo interiore,
mentre il tuo sguardo esprime un nuovo ardore.
Pian pian ci avviciniamo fronte a fronte
poi cauti superiam d’ignoto il ponte
e aprendo con un bacio un orizzonte
ci abbeveriam reciproci alla fonte.

Confidenza ho rivissuto d’un amico
un po’ canaglia eppur dal cuore antico
che la tattica usò del “chiagne e fotte”
ma prese la più tosta delle cotte
che gli mutò di vita lo scenario.
La sposò, il libertino immaginario,
e sarebbe tra un po’ il cinquantenario,
ma intervenne un destino funerario.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Commenti  

ioffa
# ioffa 09-01-2026 08:53
Elegante, versi molto ben strutturati (anche se io a volte mi strozzo nelle sinalefi se includono un accento, ma a rigore ci posson stare)… È bello riuscire a versificare bene i ricordi, ne son convinto.
Sisifo Gioioso
# Sisifo Gioioso 09-01-2026 18:24
La struturazione di questo testo non è stata delle più facili. Anche la versificazione dei ricordi comporta, per renderli fruibili, qualche strappo alla storia vera. Io perseguo soprattutto il fine poetico. Il poeta non è tenuto alla sincerità del vissuto. Il ricordo è spesso trasfigurazione, fantasticazione. Reinvenzione di un sé diverso, magari affidandosi a una controfigura. Ancor più se si mescolano confidenze altrui col proprio modo di sentire.

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