Sguardi si incrociarono come baci languidi
Correva l' anno 1938
Ogni giorno affacciato alla mia finestra
La tua speranza era quella di
Trovarla socchiusa in segno d'assenso
Avvilito dalla timidezza chiuso a
Riccio non osavi farti avanti
Esprimere i tuoi sentimenti.
Amore perduto ora
Solchi il selciato delle vie del centro
Con un' altra sotto braccio
Orni il suo collo di essenze e gioielli
La vita è monotona ed infelice
Ti scorre tra le dita
Anche il sorriso del vostro fanciulletto
Ristoro più non ti offre
È questa l'esistenza. Solo un batter di ciglia.
insignificanti nel sole di ottobre,
segnavano un caffè virtuale,
insospettabile per tutte le visuali.
Discorsi fluttuanti
nella scia dei social,
avatar di menzogne ricamate
nello spazio delle lodi e ammirazioni,
ricoprono futili momenti da sfumare.
Mire di proiettili virtuali
attendevano di sferrare colpi premeditati e perversi
per un cuore ingenuo,
tra sinceri petali colorati d'innocenza,
lasciandolo ripiegato su se stesso
nella paura dell'ombra prepotente,
poiché sei la prescelta nel suo delirio.
Ogni angolo di sentiero reale
è fossa per la posa di vita,
ogni giorno che si tinge di nero
è croce per la gioia di sorridere,
ogni dubbio travestito da agnello
nasconde la lama da infliggere
alle spalle scoperte al tempo.
Si moltiplicano come pesci
trasfigurazioni nelle minacce d'oro,
per rubarmi respiri nel riposo eterno,
per amore del possesso imposto.
Grida la voce, sussurri di paura,
mentre l'ombra conta quei passi
sulla battigia tra il reale e la follia.
Andare via non dissolve il pericolo
se può avvolgerti nelle sue corde,
anche sotto la pioggia che scende,
lasciandoti poi ansimare a comando
il petricore della fine di una stagione,
stabilita e scolpita con scalpellino,
pennellato di radici di rancore,
inabilitato alla rassegnazione
dei confessati fragori di rifiuti,
senza ascolto dalla ragione.
Bieco, il serial killer non perdona,
torvo nelle sue mani assetate
del rosso scarlatto zampillante,
accarezzando la sua pelle di zolfo,
soddisfando la sua diafana voglia,
nel trionfo dei vili gesti,
ammorbano le sue orme
sul selciato del suo irreparabile inferno, mentre arde vittima di sé,
senza rughe di rimorso nell'anima.
dopo la tempesta d'estate
che si arrende ai raggi di luna,
abbandonati sul tuo attraente
sorriso di luna crescente,
somiglia alla nostra passione,
prima come fresco torrente d'impeto,
poi estasi del riflesso della pace
che mostri con orgoglio scintillante,
essenza di vita profumata
che adagia, seduce, contempla
la luna nel fondale dei miei sogni,
Oh, palpito di un vortice potente
sullo scoglio del mare prepotente
ti infrangi nei nostri desideri
di appartenerci per sempre,
travolgimi nelle tue poesie d'amore,
e sarò un gabbiano innamorato
fedele al tuo mare profondo
senza una fine che ci spia per colpirci
avvolti nel suo velo di tormento.
Certo fu tragico leggere la mia assenza nei tuoi occhi Fu come un pugno nello stomaco uno schiaffo sul viso.
All’improvviso le tue mani così sicure nei gesti dell’amore adesso si muovevano incerte in traiettorie indefinite quasi a dire che non erano loro le colpevoli.
Trattenevo il fiato forte per non sentire l’odore di quest’ultimo abbandono.
Cercavo di trovare un appiglio dove poggiare la mia tristezza per farla riposare.
cercavo un giaciglio dove nascondere la paura di non averti più accanto.
Guardavo i nostri sogni che cadevano in uno stagno di indifferenza affogando come sassi che silenziosamente si inabissavano nel fondo lasciando piccoli cerchi in superficie.
Luigi
mentre annega il mio sguardo
dal riverbero rattoppato dai miei anni
nella clessidra senza dolci radici.
Il mio canto senza alito ti ghermisce,
ti accarezza i ricordi senza abbaini,
e la linfa della tua chitarra compone
iridi d'inchiostro piangenti nel rimorso.
Spoglio chiudi gli occhi insieme a me, abbandonati al trasporto del cuore,
a ritroso i tuoi occhi incontreranno
le mie orme nelle tue parole d'amore.
Una lauda ingenua incatenata, danza,
sobbalza ancora nel buio il dubbio,
ne assimila la sua luce senza fame
e ne disperde le sue ceneri al vento.
È già sera sulle chiome delle colline,
ma ancora briciole d'alba senza di te
accozzo nei miei spazi di carta vuota,
pronti a bruciare d'amore, se lo vorrai.
tessute dal vento privo di sapore.
Il mio cammino attraversa
l'orizzonte del passato, senza lancette
che scandiscano il mio tempo breve.
Chiudi la porta senza più
ascoltare il mio silenzio,
che scolpisce i tuoi giorni
nella gioia di vivermi.
Sarei tempesta nella tua sete,
senza gocce d'amore
che ti guariscano.
Sono un sospiro sospeso che vibra
sul terreno, in zolle pronte
a sbocciare in fiore per folgorare!
Dimmi addio come un fulmine,
non solo con le tue labbra morbide...
Conserva, nelle pallide piaghe
dei tuoi interrogativi, i miei dettagli,
saranno certezze che accarezzeranno
le tue tristezze di cristallo
che furiose galoppano.
Lasciami scivolare via nel torrente,
che separa, senza corda che mi leghi.
Non sono altro che un sospiro
del sogno proibito che ti avvolge.
Ricorda solo il suono del tuo cuore
quando mi chiami per nome,
nel buio senza cielo della notte.
E sarò quell'emozione che ti possiede,
attraversando la tua pelle sconosciuta
nel limbo di aculei senza rose,
dove poter morire d'amore
tra fiamme che consumi l'eterno
intrecciati l'uno nell'altra senza veli,
senza dirsi mai fine,
che trafigga il confine
che separa inesorabile.
Ricamerò il tuo ricordo riflesso
nelle mie parole più preziose,
mentre ti bacio senza fiato,
andando via come l'estate
che svanisce scivolando tra le dita
senza farti mai male all'anima.
un amore che occupasse
una piccola parte
del mio cuore.
Vorrei un amore
che mi facesse sentire importante
e mi guardasse con occhi innamorati.
Vorrei un amore che mi riempisse la vita
e mi colmasse di baci
e mi dicesse parole dolci.
Tu che non mi basti mai,
tu che sei andato non so dove.
Tu che quando c'eri
eri così presente
nelle mie giornate;
ma io non me ne accorgevo.
Tu che eri la mia abitudine
ed io non lo sapevo.
Tu che non ci sei e occupi
un vuoto che non so colmare.
Tu che sei acqua, mare,
pioggia, vento.
Tu che assumi ogni forma
e sei tutto ciò che mi circonda.
Tu che sei in ogni volto,
In ogni angolo di strada.
Tu che mi sei dentro,
ma sento il gelo fuori:
tu che sei anima
e non materia.
Quanto vorrei che tu ci fossi
e tornassi ad essere vita.
Vorrei un amore che mi facesse innamorare per la sua dolcezza.
Vorrei un amore che avesse
i tuoi occhi, le tue labbra, il tuo viso.
Vorrei un amore
che ti somigliasse.
Vorrei un amore uguale a te.
Voglio te.
Sono rimasto imprigionato nel verde
di una foresta
livido accenno al riflesso di me stesso
dentro i tuoi occhi
non potevo muovere un muscolo
mentre il colore delle tue iridi
tingeva la mia vita
il cielo grigio sopra noi
era una cappa pronta a schiantare
davanti l’intensità del tuo abbraccio
così forte così intenso
da tradire l’esile forma
delle tue braccia
che cada la pioggia!
L’acqua di questa malsana
primavera non farà marcire
quella tela di ragno
in cui mi hai dolcemente attirato
in cui io mi sono fatto attirare
ti vedrò danzare tra i fili intrecciati
dal nostro desiderio
che fendono l’oscurità
con il sottile bagliore
della nostra vita.





