Oh Sicilia
come posso scordarti
scordare i tuoi cieli
e i tramonti
quando il sole
prima di tuffarsi nella notte
indora il tuo mare.
E come posso scordare
Segesta e Selinunte
dove ancora vive
antica la storia
e Piazza Armerina
lo stupore dei suoi mosaici
ricamati dalle mani
di chi ha inventato la bellezza.
E del maestoso Etna
così amato e temuto
che illumina la notte
sputando in cielo
la sua anima di fuoco
come mi posso scordare.
E dei tuoi dolci e della cucina
e dei vini raffinati
benedetti dal Dio Bacco
che a Marsala si è ubriacato.
E come posso scordare
l’amicizia vera
della gente siciliana
la sua ospitalità
che fa tua la loro casa.
No non si può scordare
ciò che si ama e fa pulsare
e quello scampolo di cuore
che della tua terra vive e respira.
Il vialetto di ghiaia e il tetto spiovente
le risate sulla panchina mentre leggo un racconto
c’è Silvana che ride di gusto, proprio
un quadretto idilliaco. Lo zodiaco
qualcosa ha raccontato, di un amore
scritto nelle stelle, di pelle a contatto
col piacere, di sere a parlare d’amore
in versi, di un curvarsi di rami sparsi
e d’intarsi di gemme bianche al mattino.
Dell’acquitrino che sarà bonificato col vino
delle valli e dell’orizzonte che nell’aprirsi
al primo raggio di sole ci nasconde –è un fatto-
la rotta della lontananza e persino il dolore
di un tempo. E se accelera il battito cardiaco
quando ti guardo, in questo esproprio
del fiato, scorgo le luci delicate del tramonto,
nella nudità di corpi legati in un abbraccio rovente.
Luce,
luce solare che illumina e mi scalda
quando il cielo è scuro ed io ho freddo,
luce soffusa quando cerchi carezze
quando furtivamente ti nascondi e guardi.
Luce,
luce forte che mi fa vedere s’io non vedo
quando qualcuno nel buio si nasconde,
luce molto forte ma mai abbagliante
quando sulla strada mia ci sono intoppi.
Luce,
luce sempre calda e mai fredda
quando dentro mi si gela il sangue,
luce bianca ma non artificiale
quando la notte brancolo nel buio.
Luce,
luce lunare che mi fa guardare il cielo
quando in terra qualcosa mi delude,
luce soffusa ma che mai si spegne
quando la notte cerco tenerezza.
Luce,
luce diretta che penetra le tenebre
quando io m’attristo e penso la morte,
luce continua e mai intermittente
quando mi nascondo ed ho paura.
Luce,
luce dei miei occhi che mi fa vedere
quando avvolto sembro un vero cieco,
luce intensa e viva che mai consuma,
luce d’amore che m’illumina la vita.
il tuo cuore pulsare.
Vorrei avere
tra le mani
le tue
per sentirne il calore.
Non riesco a dormire,
mi alzo all'alba...
Nell'aria
c'è profumo di te…
del nostro amore.
Non so stare sola,
l'emozione
mi sale in gola
ho paura.
Nostalgia
del nostro vissuto,
cosa non è andato?
Hai preso tutto di me,
come la marea
ingoia lo scoglio
lasciando attaccato
sostanza vitale.
Dentro me
non ci sei altro che te,
abbandona quell’orgoglio
che t’allontana.
Ripercorri la strada
quella che ti riconduce
alla ragione di noi.
come l'onda allo scoglio
la parola sul foglio
come la vita che scorre
parallela al ricordo,
e non ci sarebbe giorno
se non ti avessi attorno
iniziando dal primo buongiorno
che mette d'accordo il mio animo
con tutto ciò che mi fa da contorno.
Ed io t'appartengo
come il canto del cigno
al poeta il sogno
i ritratti di un disegno
un miracolo che lascia il segno,
come un sogno al risveglio
di due perduti amanti
avvinghiati nel letto...
Come il tuo perdono
ad ogni mio fatidico difetto.
Il nostro
solito punto d'incontro
a tarda sera,
quel vicolo stretto
nascosto sotto balconi
di stile barocco.
Nessun occhio indiscreto
ci poteva vedere.
Ci trovavamo
come ladri
del nostro sentimento,
a rubare con forza
baci d'amore
che si coloravano di rossetto.
Le dita sui corpi
cominciavano a danzare
stropicciando
abiti di seta,
non bastava...
ma il tempo correva.
Mi sentivo viva
con te e tu con me.
Non ci restava altro da fare
che sperare, o una spinta
al destino dare.
Le volte che mi passi le dita
sulla fronte sono fulgide onde
le mie rughe estrose sommerse
come orme, nella battigia
vaghe. Le volte che mi passi le dita
io cieco ti naufrago accanto
e così fluttuando in un abisso
(lieve, raffinatissimo ossequio)
di lenzuola intessute
di promesse.
potesse
indossare
un abito,
indosserebbe
l'unico
elegante
abito
che il mondo
possiede,
la tua anima
e io
ti indosso
con onore e rispetto
perché tu sei
la mia esistenzialità.
Se la poesia
potesse vedere
con i miei
occhi
l'immensità
del tuo amore,
dotta maestra
diverrebbe
per gli occhi
di chi l’amore
pensa
di conoscerne
l’essenza.
Amo il modo che hai
di sfiorare i miei sensi
tra sussurri imbevuti
dal tuo unico tocco,
ineguagliabile,
impudente.
Mi lasci ammaliata
sprofondando
quasi ingenuamente
nel luccichio rifratto
dei tuoi occhi scuri,
il tuo profondo abisso.
Sciogli il piacere infinito
nella dolce melodia
del suono emesso,
gemiti eterni…
nostri i corpi
suonati come abili maestri,
stremati, abbracciati,
nella coda
del nostro concerto.
Amore ti respiro
tra le note di labbra
socchiuse.
La folata sulla rena
la ricordi?
E quel pizzo
sulla pelle
assetata di un’estate
che sapeva di buono.
Dettagli per nutrirmi d’infinito.
E ricordo il maglione a rombi
di lana, e il mare in febbraio.
I tuoi piedi freddi nei calzettoni
tra le mie mani, la brezza.
Un brivido, un bacio, un tuono.
Stamattina volevo giocare
a soffiarti sulla schiena…
ti sei stretta nelle spalle,
hai coperto col lenzuolo i seni
e mentre mi perdevo sulla pelle
nel profumo tra il lobo e il tuo
collo mi hai sfiorato l’indice
col dito, lasciandomi l’aquilone
e portando via il filo.
Hai raccolto la gatta e lo spillone
e mi hai fatto l’occhiolino,
e ho seguito le tue forme e ti ho
sentita ancora ridere.
Ho aspettato un momento prima
di raggiungerti per non dartela subito
vinta, anche se amo sia tu a decidere.
Sapevo di trovarti in cucina, e hai
smesso subito di accarezzare la gatta
per scucirmi le labbra e col sapore
del caffè, in un filo di voce
abbiamo guardato i vestiti volare
come aquiloni prima di fare l’amore.
…e non c’è un prima o un dopo
nello spazio di una sagoma
che è tutt’una col suo incastro.
Il cordicino che qualcuno chiama destino
lo teniam stretto al cuore, come un nastro.
E non c’è carezza che non sia desiderio
o desiderio che disfi l’aquilone.
Lui, vola…
tra una goccia di pioggia sul mio corpo
ed una lacrima sul tuo s'avvinghia
addosso a noi, tra di noi scivola.
nella tasca dei sogni,
e gelido tuono irrompe
nei pensieri
di un cuor ferito
da una triste bugia,
nel ciel di quell'addio,
sussurrato solo con labbra
ma rinnegato dal cuor.
Brivido cieco
lungo la schiena
a raccontarmi lacrime
di sangue sulla tela della
tua nuda anima,
dalle ali di farfalla
e un bel pungiglione
di scorpione.
Su raccontami anima
mia amata,
raccontami come accartocci l'amore e le carezze
buttando tutto via
dietro alle tue spalle,
e che fino a ieri
come gabbiano d'oro
nel mondo delle emozioni volavi e vivevi incondizionata
respirando tutte le sensazioni del cuore,
dimmi cosa nasce
nel tuo io che ti vuol
così lontana da me?
Sacrificando
amore per carriera,
calpestando amore
per la maledetta fama,
che tanto lontana
ti vuol da me!
Sommerso nelle acque
della cruda tempesta
di questo sfumato amor
annego vinto piegato
in due dallo schiaffo possente
della delusione quando
il volto mi ha tinto
di pallido dolore,
cancellando ogni
barlume di straccio
di sentimento dal tuo cuore
che ormai quando votato
al prestigio e alla carriera,
seppellendomi nel passato
felice stella brillante
ti ha resa bella!
Ma... lasciami ancora
fili di stelle nella tasca
dei sogni cosicché
nella notte più scura,
quella della nostalgia
lì faccia sfavillare
accanto alla spina luna
ricordandoti come
meteora speciale che...
orbita lontano lontano
via dal mio cuor
e dalla mia essenza, fragranza dispersa nel tempo
della rassegnazione unta
di disperazione per il suo
perduto amor.






