Seduto e affranto guardo questo cielo
tinto d’azzurro, muto e profondo.
Al giorno vedo il sole che splende,
la notte mille e mille lucciole lontane.
La luna miro, ed il passar dei giorni
e le stagioni scomparir d’un lampo.
Languido il cuore nel vedere l’incanto,
l’infinito sento dentro e mi spavento.
Miro quei raggi che giungono da lontano,
muti ed eterni, limpidi e veloci,
e la vita che sfuma nello spazio d’un momento.
Emergono le età passate e la mia presente,
un turbinìo d’eventi che mi sfiorano,
lontani ricordi, che lentamente muoiono
e passo dalle dolci illusioni all’arido vero.
Ogni segreto dell’anima si svela,
arriva la sera e con essa il rimpianto,
di una vita che fu e che non si rinnovella.
Svanisce nella memoria il fulgido incanto
di una primavera lontana,
la favola effimera di una vita ormai tramontata.
Resta solo il pensiero, una speranza,
di una seconda vita incantata.

Commenti
Classicamente morbida, viaggia sulla malinconia. Ma quella povera luna, quante e quante ne sente?
Grazie
Lo stile e il contenuto della poesia comprendono benissimo un volgere lo sguardo verso l'alto e verso la sua bellezza
A presto