che mi lascian tremolare,
si fa forte il tuo odore
ed é aspro il ricordare,
il tocco della tua pelle
un bacio sul mio collo,
mi elevi al cielo e accompagno le stelle
e sono pronto a perder l'orgoglio.
Io non ti amo
ma ti ho sempre amato,
e ora che sei così lontano
guardo indietro
e ti rivoglio.
depone rose a specchio il mare sulla spiaggia
lacera riverenze d’orme distratte
e perde il ricordo di corpi nudi e caldi
dall’incedere stanco sul dorso del vento.
Il mozzo solleva un uomo in ginocchio
sua la carcassa d’ignavia ad ala sul fondo.
E piove pianto la furia al dolore
opaco addio amniotico, narcotico amore .
Lesa deriva di grida, la rabbia s’arrende
nella dimenticanza acconsente l’assenza
dell’altro amato oltre l’alare murato.
Vola il pensiero sull’isola in sogno
piovono incanti al colmo incendiati
alianti filari di cielo viola all’appello.
Un grappolo a te che nel cuore apri l’ombrello
un po’ d’infinito a me che vivo e delirio distillo.
Complice dei miei sogni,
devastante
nemico della realtà.
Il cuore
ignora la ragione.
Il mio corpo
schiumato d’attesa.
Nasconde cicatrici
senza senso.
Nostalgia di carezze
senza luce.
Le mie labbra
come deserto.
Baciami... toglimi questo dolore
che mi opprime.
Le tue mani di fuoco
cercano le forme.
Levigano
il mio corpo.
Prendimi...
illudimi che sei diverso.
Amarti è ammalarsi e poi
guarire.
Continuando
a ricaderci.
sopire il respiro,
languire gli occhi,
non avere un sussulto
quando vai per le vie,
quando l'aria tu annusi.
A primavera non puoi
fingere alle montagne,
schernire il mare,
e i tuoi baci negare
al pesco in fiore.
Non puoi,
viaggiare tu devi
all'orizzonte,
lì dove il vento
fresco ancor non
vuol sfiorire.
castana un giorno,
le fu corona al volto pien di giovinezza,
oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.
Bianca, delicata fronte,
che pensasti tanto
in su degli occhi tremuli e infossati,
oggi ancora non ti stanchi.
Cari, casti, venerati occhi,
qual lucerne brillate a dar la luce al viso:
un viso di venerande rughe
ch’al riso mai vidi donato,
e bimbo fui io pure.
La rattristante, irremovibil tua lunga amarezza
quanti baci strappò alle mie labbra,
e quante volte,
perchè ti son di noia,
li rituffai nel core.
Oh madre,
il viver tuo qual pena al petto mio riserva!
Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.
Nel volto tuo
il supremo scultor
di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.
Sorridi oh mamma,
dato non fu di rattristarti sempre;
se cerchi nessun ti vende gioia, sarà troppo costosa a noi,
me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,
ne troverai un poco: un poco sempre c’è.

Camminando a piedi nudi
verso le acque del mare
fissi il mondo che passa
sempre di più le emozioni sgusciano via e
sceglierai la strada
l'onde le cancelleranno
e sarà così che non le troverai più
lacrime di sale
i ricordi più cari parlano
lasciando catturare dal vento
mentre il tempo vola via
come il ruscello
solca il terreno
friabile e morbido
delle tue colline.
Vorrei salutarti
come l'anziano
trabbiatore
che calca la strada
alzando la polvere.
Vorrei adornarti
come i ciuffi
di erbaccia
attaccati alla pietra
dei muri cadenti.
Vorrei sussultare
come il cane
che viene sorpreso
dal profumo
del suo migliore amico
prima che dal rumore
dei suoi passi.
Vorrei essere,
ma non sono,
vorrei avere,
ma non stringo,
vorrei vivere,
ma ne muoio.
E tanto basta.
dove non si è mai camminato.
Ispirare l'aria
che non si è mai respirato.
Gioire di una gioia
mai provata prima.
Piangere
ma senza lacrima alcuna.
Sentire dentro l'urlo della disperazione
ma esprimerlo soltanto con un fil di voce.
Vedere la prima stella del mattino
quando è apparentemente notte.
Sentire un brivido
nel bel mezzo del torrido Sahara.
Sentire l'acqua calda del mare
quando è già mezzanotte.
Pretendere di abbronzarsi
quando il cielo è coperto.
Innamorarsi senza essere contraccambiati.
Desiderare il buio
dopo che si è visto benissimo.
Volere il silenzio e la solitudine
dopo essere stati tanto in compagnia.
Emozionarsi senza un motivo vero per farlo.
E desiderare la morte quando si è ancora pieni di vita....
Raccontavi di lei in silenzio
l’ultima rosa dell’estate
fragile suo il riservato volto
quando il giardino perdeva sogni
dai rami vibranti cielo
e la sua energia triste e ferita
sprigionava rugiada di sole
dai petali un po’ staccati dal tempo.
Piccolo fiore d’anima – cantavi
e l’adagiavi lieve sul tuo cuore inquieto
piumava estasi nel tepore del giorno
e tu commosso ricordavi di lei
le improvvise felicità sulla tua pelle
la tenerezza delle carezze che ti riservava
in istanti proibiti di muto segreto
sospeso nell’amore a grazia d’incanto.
Soffiava il vento invidioso
dolci voti sul finire del giorno
solo per sgualcire il sogno letto in preghiera .
Chiudesti gli occhi sul mondo in pace
e il suo nome baciato dalle labbra
aveva la disperazione della dolcezza
d’un ti amo folle, miracolo d’antica pieve
nascosto tra i resti della prima neve.
tra gli intrecci d’amore,
speranza e misericordia,
un poeta può comporre
la sua poesia più soave
al profumo di pace.
Sulla tela inamidata
di zucchero e miele,
l’arte avrà i colori
della tenera primavera
e il sapore di amori appena nati.
Mani di grandi uomini,
pulite e libere,
pronte a librare in volo
candide colombe,
nel cielo terso
della novella stagione.
Rami d’ulivo tra le mani
alzati in controluce
tra i caldi raggi del giovane sole.
Mani che si stringono,
intrecciano fili d’armonici colori,
e note per un concerto di pace.
Note di PACE, la più alta poesia,
che spontanee crescono
nei cuori e proiettano al
P E R D O N O…… perdono sentito e vero,
terreno su cui si semina
A M O R E …… quale grano maturo, l’amore
raccolto, diverrà volontà di
C O N D I V I S I O N E… base e criterio di vera
E S I S T E N Z A .
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.









