Vorrei poter contare il nostro tempo
col ciclico tornar del plenilunio,
dacché ultima fu la luna piena
allor che ci siam dati il primo bacio.
Una luna e il foraggio sfalceremo
fra due inizierà la mietitura,
fra tre farem sull’aia trebbiatura,
fra quattro botti e tini allestiremo,
fra cinque sarà tempo di vendemmia,
fra sei daremo seme ai campi arati,
e fra tant’altre, dir non saprei quante,
progenie il nostro seme diverrà.
Forse benigna sorte va agli amanti
che non il sol, ma i cicli della luna
adottan per contare il proprio tempo
allor ch'è la penombra a disegnare
delle anime nostre i lineamenti
e a far più lievi i nostri conversari.
Di notte uman fermento trova pace
si acquietano gli armenti e tutt’attorno
s’odon fantasmi atavici sommessi
e lo scorrere d’acque nei canali
e s’odon persino i nostri respiri.
La luna più che il sole sembra attenta,
ci ascolta e ci sorveglia nel silenzio.

Commenti
Bello lo scorrimento in endecasillabi canonici, bello declamare questa lettura con le accentazioni a maiore.
Mi affascinava sin da bambino. Di giorno tutto si svolgeva "alla luce del sole". Di notte non sapevo esattamente cosa succedesse perché mi mandavano a letto. La vita diventava riserva dei grandi. E per me la notte era mistero, coi suoi fascini.
Da ragazzino mi chiedevo cosa si facesse o succedesse nei night club. Incontri, amori, cose a me ancora proibite. Non che da adulto mi ci sia appassionato, intendiamoci. Appena ho potuto frequentarli ho iniziato a detestarli. Musica da sballo, rumore da non fare parlare e sentire. Solo sensazioni epidermiche.
La luna è la regina della notte, da Dante associata a Proserpina/Persefone , la dea degli inferi ("a donna che qui regge" ). E, siccome sono ateo e non ne ho paura, mi resta il suo fascino immaginario.