C’è del marcio in Danimarca
e lo sapete dell’attentato in Svezia
dei mussulmani con gli sci da fondo?
E del gobbo di Notre Dame
che ha sposato un principe reale
in tutù di tulle per Natale?
E meno male che c’è lo zio Sam
a fare il cane da guardia del mondo
un muro lo faremo anche in Scozia
e c’è una chiesa in costruzione alla Mecca.
I russi sono un po’ birichini ma gente fidata
i giapponesi mi fanno gli inchini
e i cinesi mi comprano i razzi
i siriani l’ho detto allo zar al telefono
non so dove stiano credo vicino
all’Australia o nei dintorni di Torino
dei messicani ho notizie di prima mano
li manderò tutti proprio tutti ai pazzi
la geografia è roba da indovini
e la storia che palle! Io vivo alla giornata.
Le donne proprio non le capisco. Prima ci stanno
e poi vanno a dire ai giornali popolari
che le ho molestate. Tutte menzogne
diffuse dai servizi segreti messicani.
Io lo avete capito sono l’ultimo dei mohicani
un dinosauro in gita tra gli americani
doc. Dicono che ho quattro occhi e otto mani
sette vite come i gatti che vendo castagne
e compro di tutto che persino gli orsi polari
mi hanno votato e anche le foche lo faranno.
4 commenti
La fata s’è rifatta, dio mio come invecchio!
La bocca, i seni, le natiche, il guardaroba
e il mago del Caucaso, lui s’è l’era già fatto
a dire il vero, ma il ritorno di fiamma è da osanna.
Ora è pronta per il concorso “ Nonna dell’anno”
è la prima favorita dei bookmakers, i nipotini
guardano la parrucca in rosa e non capiscono
sarà una fata stregata? Pensano all’unisono
è tutto strano, è come in un film. I bigodini
sono il passato remoto, quantifico il danno
la fata è stata beccata a farsi una canna.
Ora è tutto cambiato, ha fatto un baratto
un patto col diavolo, quello col forcone e la barba
poi è sparita, prima di diventare uno specchio.
Non cambia mai nulla, questo, l’altro o uno spillo
è uguale, basta che sia la stessa la finzione
nel grottesco della magia è tutto ordinario
anche l’amore segue il calendario, una fuga
che diventa dipendenza e il finale con la stoccata.
Se la fata è in guerra col dolore può bastare
per il resto è richiesto un miracolo vero
con l’amore sciolto nell’acido, il sentiero
semplicemente non esiste e di fronte al mare
le stelle che scorgi ad est non hanno una data
di scadenza ma se vedi una linea incurvata, una ruga
figa nel cielo, l’incanto svanisce nell’arbitrario.
Lo show, se è iniziato, deve continuare e la canzone
finale in stile demenziale, è suonata da un coccodrillo.
Chiudo le palpebre e cerco di ricordarla
Gli occhi? Da matta o da gatta scontrosa
poi il naso, uno a caso, tanto serve
solo a tirare su un po’ di roba,le orecchie?
All’insù, stile dottor Spock ma al femminile.
La bocca da giumenta ma con denti da vampiro
poi il pezzo forte, i seni, due lo giuro
o almeno ne sono quasi sicuro e le mani
ventose appiccicose incollate dappertutto. Domani
mi mostrerà le cosce e spero nel futuro
anche il resto, già mi manca il respiro
sta togliendo intanto le ragnatele
i peli superflui, sbiancando le occhiaie
e colorando i capelli di viola. Le curve
non sono male, l’ho baciata e sapeva di rosa
l’ho abbracciata e mi è sembrata una farfalla.
La voce? Carta vetrata con sfumature di metallo
tutta sessualità repressa ha detto l’amico
invidioso e che dire dell’incedere sghembo
o del portamento sbilenco? La torre di Pisa
è diritta al confronto. L’età? Non si chiede
a una signora, non è educato, a occhio e croce
facendo due calcoli ed essendo ottimisti
ha già fatto testamento, ma per precauzione
la sorte è strana e l’estrema unzione
può salvare dall’inferno i poveri cristi
e le sciamane con la pelliccia. La prece
è pronta e il funerale è stabilito, la fede
non c’entra, ora è al dito, l’ho sposata in chiesa
davanti a tutti. Intanto nottetempo, sarò strambo
ho fatto l’inventario dei suoi beni, l’ombelico?
Boh! L’ho fregata, a letto ho spedito il mio gemello!
Gli occhi? Da matta o da gatta scontrosa
poi il naso, uno a caso, tanto serve
solo a tirare su un po’ di roba,le orecchie?
All’insù, stile dottor Spock ma al femminile.
La bocca da giumenta ma con denti da vampiro
poi il pezzo forte, i seni, due lo giuro
o almeno ne sono quasi sicuro e le mani
ventose appiccicose incollate dappertutto. Domani
mi mostrerà le cosce e spero nel futuro
anche il resto, già mi manca il respiro
sta togliendo intanto le ragnatele
i peli superflui, sbiancando le occhiaie
e colorando i capelli di viola. Le curve
non sono male, l’ho baciata e sapeva di rosa
l’ho abbracciata e mi è sembrata una farfalla.
La voce? Carta vetrata con sfumature di metallo
tutta sessualità repressa ha detto l’amico
invidioso e che dire dell’incedere sghembo
o del portamento sbilenco? La torre di Pisa
è diritta al confronto. L’età? Non si chiede
a una signora, non è educato, a occhio e croce
facendo due calcoli ed essendo ottimisti
ha già fatto testamento, ma per precauzione
la sorte è strana e l’estrema unzione
può salvare dall’inferno i poveri cristi
e le sciamane con la pelliccia. La prece
è pronta e il funerale è stabilito, la fede
non c’entra, ora è al dito, l’ho sposata in chiesa
davanti a tutti. Intanto nottetempo, sarò strambo
ho fatto l’inventario dei suoi beni, l’ombelico?
Boh! L’ho fregata, a letto ho spedito il mio gemello!
Ho scritto una canzone che parla di rivoluzione
tutti hanno ascoltato, persino applaudito
una marcia trionfale, con un bel finale
poi sono tornati a casa
con in mano la spesa
armiamoci e partite
tutti zitti compagni che ci ho l'artrite.
Ma l'artrite non è un'arma?
quella che usavamo l'estate in campagna
per sbandierare davanti alla caserma
quella canzonetta quasi materna
mi faceva tenerezza tutta quella giovinezza
quasi quasi ci credevo pure io
alla storia della purezza
ma adesso ce la fai a camminare
o devi continuare a zompettare?
Nella banda c'è la tromba
e tutti ballano come se ci fosse il mamba
io ti guardo tu continua a cantare
la canzone che parla di rivoluzione.
Prestami i sodi per la sedia a rotelle
o fai un appello su facebook, tutte stelle
dici che ho una corda al collo
o un nipote bidello, o che hai perso l'asinello
poi ti risarcisco con un fiore
e un disco sull'amore
uno di quelli che vanno di moda a San Valentino
vino e birra, qualche spinellino
tipo la canzone di Stefano Rosso, la ricordi?
Tre amici una chitarra e lo spinello
qualche euro pure per la visita al bordello
sai sono ridotto male su quel fronte
magari trova un amico, un compagno conte
che sostenga il tutto
uno che voglia fare la rivoluzione
per rifilarci sempre la stessa canzone.
La canzone non la voglio cantare
mi piacerebbe continuare a marciare
al massimo possiamo sederci e questionare
sul risarcimento da chiedere alle finanziarie
ah no dimenticavo siamo un popolo rivoluzionario
ci prendono i soldi ci fanno le rate
ci fanno pagare le televisioni
il canone è sacro altrimenti diventano barboni
e noi applaudiamo a Sanremo
certo parlano di karma e di occidentali
e noi dobbiamo sempre stare attenti ai nuovi segnali.
Che dici mai e i fasci siciliani?
le quattro giornate di Milano tra gli indiani
i mussulmani di Mussomeli
la danza dei sette veli
delle donne con i baffi
i graffi e poi gli sberleffi,
al duce da morto
perché da vivo era tutto un concerto
d'applausi e peana
i poeti, gli artisti di fama
tutti al guinzaglio
ma qualcuno col bavaglio
ci stava nelle prigioni del regime
e scriveva saggi e rime
poi quando è stato il momento
sono arrivati i fucili e il vento
della resistenza ha iniziato a volare.
E qualcuno è tornato a cantare.
Hai dimenticato i giornalisti d'assalto
ora hanno le troupe e lo smalto
lo sapevi che tutti vogliono dire la loro
come se fosse davvero un gran lavoro
ora ci sono seggi e rime
ma ci prendono proprio per ...le risme
io ti ascolto tu sei intonato
hai quasi da sempre cantato?
Ho visto anch'io sai rivoluzioni!
Ho visto donne con mutande attorcigliate
soubrettine molto serie e aggrovigliate
svestite da stilisti di fame nazionale
cantavano anche loro motivetti
nazional_insurrezionali
ballavano con l'artrite da rivoluzione
la tua stessa malattia
nata dopo la nostra generazione.
Che emozione, mi hai fregato!
rubandomi le battute da sfigato
non le mutande che peccato
sarà per un'altra volta, sono in credito
la rivoluzione sessuale
è quella migliore, un baccanale
dietro l'altro, un mezzo disastro
se poi resti col mostro
in mano, che dire
così non può finire
ma Zuckemberg è accigliato
pensa sia porno, ma è fiato
un soffio in due sulla stessa candelina
soubrette del can can, mia stellina.
Siamo di Roma
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
Ragazzi che manifestazione!
Ambulanti gladiatori e tassisti
le telecamere i giornalisti
i fasci e gli squadristi della stazione.
La sindaca col megafono
e il suo regalo una polizza
assicurativa che bellezza
lei se ne intende è una diva
ma niente internet nel telefono
i cellulari vietati per navigare
solo foto da spedire ai nipoti
i politici Giuda Iscarioti
dentro il palazzo a guardare.
Vi faremo a pezzi venduti
vi staneremo tutti lacchè
i partiti ormai demodé
e a morte pure i sindacati.
I neri i gay e gli ebrei
che schifo siamo noi gladiatori
lo vedete siamo già vincitori
duri puri maschi e pure dei.
Siamo di Roma
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
Ragazzi che manifestazione!
Ambulanti gladiatori e tassisti
le telecamere i giornalisti
i fasci e gli squadristi della stazione.
La sindaca col megafono
e il suo regalo una polizza
assicurativa che bellezza
lei se ne intende è una diva
ma niente internet nel telefono
i cellulari vietati per navigare
solo foto da spedire ai nipoti
i politici Giuda Iscarioti
dentro il palazzo a guardare.
Vi faremo a pezzi venduti
vi staneremo tutti lacchè
i partiti ormai demodé
e a morte pure i sindacati.
I neri i gay e gli ebrei
che schifo siamo noi gladiatori
lo vedete siamo già vincitori
duri puri maschi e pure dei.
Siamo di Roma
e facciamo il saluto romano
ma se saremmo di Milano
rifacessimo la marcia su Roma.
Si prese il cielo di notte e la musica delle galassie
prima di tornare a casa. Era stato via troppo tempo
e nessuno più lo riconobbe quando aprì le finestre
della cucina. Proprio lì dove in un giorno di marzo
di tanti anni prima aveva chiesto a lei di sposarlo
e non ne aveva compreso il rifiuto. Quel tarlo
gli era rimasto dentro, aveva fatto ogni sforzo
per capire, ma non ce l’aveva fatta. Le giostre
del cuore erano proseguite, ma quell’inciampo
avrebbe segnato un solco nelle sue ansie.
Quel giorno la rivide, era invecchiata
ma sempre bella, finse di non riconoscerlo
fu lui a stanarla col suo sorriso migliore
il tempo non era volato, era il tappo
nelle parole, la ruggine negli occhi
la cenere negli sguardi, gli scarabocchi
nel respiro. Pensò d’avere un ceppo
nel petto e ricordò in un lampo il grigiore
dei giorni senza lei, poi senza volerlo
chiuse gli occhi e rispose a una telefonata.
Di una delle tre figlie dell’ultima moglie
la quinta della serie, l’ennesima strega
di un percorso a ostacoli nei boschi
dell’amore senza virtù con vista sull’inferno.
Lei, al telefono stava urlando dal dolore
le doglie erano iniziate, il chiarore
del sole era svanito nel giorno d’inverno
in cui aveva scoperto gli affreschi
dell’alba negli occhi della figliastra, la droga
nelle sue cosce e la prigione nelle sue maglie.
La figlia, l’unica sino ad allora, l’avrebbe chiamata
Luna, come l’amore della sua vita, la donna
smarrita che aveva di fronte e che in un giorno
disgraziato gli aveva detto di no. Chiuse il telefono
e lo spense, poi vuotò il sacco come fiume in piena
lei lo guardò inorridita, poi sul suono della sirena
lo baciò in modo appassionato. Il sassofono
vibrò nell’aria e l’acuto fu del primo violino
l’orchestra intera aveva decretato la condanna
senza appello. Fu quella l’ultima giornata fortunata.
prima di tornare a casa. Era stato via troppo tempo
e nessuno più lo riconobbe quando aprì le finestre
della cucina. Proprio lì dove in un giorno di marzo
di tanti anni prima aveva chiesto a lei di sposarlo
e non ne aveva compreso il rifiuto. Quel tarlo
gli era rimasto dentro, aveva fatto ogni sforzo
per capire, ma non ce l’aveva fatta. Le giostre
del cuore erano proseguite, ma quell’inciampo
avrebbe segnato un solco nelle sue ansie.
Quel giorno la rivide, era invecchiata
ma sempre bella, finse di non riconoscerlo
fu lui a stanarla col suo sorriso migliore
il tempo non era volato, era il tappo
nelle parole, la ruggine negli occhi
la cenere negli sguardi, gli scarabocchi
nel respiro. Pensò d’avere un ceppo
nel petto e ricordò in un lampo il grigiore
dei giorni senza lei, poi senza volerlo
chiuse gli occhi e rispose a una telefonata.
Di una delle tre figlie dell’ultima moglie
la quinta della serie, l’ennesima strega
di un percorso a ostacoli nei boschi
dell’amore senza virtù con vista sull’inferno.
Lei, al telefono stava urlando dal dolore
le doglie erano iniziate, il chiarore
del sole era svanito nel giorno d’inverno
in cui aveva scoperto gli affreschi
dell’alba negli occhi della figliastra, la droga
nelle sue cosce e la prigione nelle sue maglie.
La figlia, l’unica sino ad allora, l’avrebbe chiamata
Luna, come l’amore della sua vita, la donna
smarrita che aveva di fronte e che in un giorno
disgraziato gli aveva detto di no. Chiuse il telefono
e lo spense, poi vuotò il sacco come fiume in piena
lei lo guardò inorridita, poi sul suono della sirena
lo baciò in modo appassionato. Il sassofono
vibrò nell’aria e l’acuto fu del primo violino
l’orchestra intera aveva decretato la condanna
senza appello. Fu quella l’ultima giornata fortunata.
Siamo in crisi di rispetto
cara gente,
nel aiutarci tra di noi .
Non ci facciamo piu` una carezza ,
o riscaldarci con consigli giusti ,
La sincerita` sta in crisi ,
in una crisi di verita`
e sentimenti positivi.
Siamo in crisi tutti quanti
Grazie alla societa`....
cara gente,
nel aiutarci tra di noi .
Non ci facciamo piu` una carezza ,
o riscaldarci con consigli giusti ,
La sincerita` sta in crisi ,
in una crisi di verita`
e sentimenti positivi.
Siamo in crisi tutti quanti
Grazie alla societa`....
Il volo di uno stormo d’uccelli, il mago
col flauto lo segue con gli occhi, è sul lago
che le ombre son fitte e le luci
sembrano croci, tanto son truci.
Stenderà il suo verdetto, le carte
i tarocchi, ogni segno è di parte
e ogni parte è meno dell’intero
che se esiste, se è vero, è nero
come la pece. Lei c’è stata
poi è svanita in una bolla dorata
firmata dallo stilista del cuore
la rosa nera, è questo il fiore
amato, quando è sera. Il mago è bollito
in sugo di noci, è il dito
che punta la luna e si sbaglia
col disco del sole, è chi raglia
al canto del gallo, chi si scaglia
a voce contro gli dei, brutta gentaglia.
Giove e Giunone dallo psichiatra
poi dall’avvocato, la faretra
di Diana è vuota, la caccia
è stata abolita, è carta straccia
la canzone di Ulisse l’astuto
Ilio resiste e Omero, il cieco, è muto.
Il teatro di corte è crollato
un terremoto o un frullato
di sostanze proibite, è deciso
che sarà l’antidoping a dirlo, il viso
dei presenti sembra disteso
tutti innocenti è chiaro e sottinteso
sino a prova contraria. L’assemblea
plenaria è stata un fiasco, la dea
dagli ormoni da maschio è stata
colta in flagranza di reato
il mago col flauto sarà incatenato
è stato stabilito alla cena con l’aragosta
e lei cambierà sesso a stretto giro di posta.
Mi sono fidanzato a sua insaputa
con una che nemmeno mi conosce
e gli ho comprato casa a sua insaputa
le ho messo le chiavi tra le cosce
e letto il contratto dal notaio
poi siamo andati a farci una bevuta
al bar dell’albergo del Rosario
e sempre casualmente mi è caduta
sul pisello, no, non è una mignotta
l’ho detto alla giornalista astuta
che mi ha fatto assaggiare la pagnotta
in cambio di una Ferrari a sua insaputa.
Poi ho letto la storia sul giornale
l’ha scritta la baldracca a mia insaputa
sulla Ferrari nulla, quello è personale.
Mi ha detto di non fare storie, sputa
nuota e saluta, è un mondo di pescecani
e di squali in abito da sera, l’idiota
cioè io, ci casca come un pollo e se domani
volessi incontrarla di nuovo a sua insaputa
l’indirizzo posso trovarlo nell’uovo di Pasqua
che mi ha rifilato al posto della ricevuta.
Poi è andata a intervistare la sconosciuta
sulla casa a sua insaputa, non ne so nulla
ho trovato le chiavi per strada, ero in tuta
e stavo correndo, dice che era una villa?
non me ne sono accorta, ero come sperduta
l’indirizzo come l’ho trovato? Nel biglietto
del mazzo di rose sull’asfalto, a mia insaputa
restituisco tutto, se me lo chiede il gatto
del mio capo o la giunta riunita nella tenuta
che a mia insaputa un altro sconosciuto mi ha donato.
Cara, sai, per te io sbavo.
Quieto, in ombra, sembro ignavo:
Quieto, in ombra, sembro ignavo:
ma subisco invece scavo
d’innamoramento pravo
che mi rende albero cavo.
che mi rende albero cavo.
Sono cronico e m’aggravo:
il mio cuore è ormai tuo schiavo !
il mio cuore è ormai tuo schiavo !
Proprio adesso, t’osservavo.
Sorridevi: e mi beavo
del tuo viso, e risognavo
Paradiso in cui regnavo
con te al fianco ed imperavo.
A sognare sono bravo:
àlacre ape, ingrosso il favo…
T’amerò, t’amo, t’amavo:
rimerò, rimo, rimavo !
rimerò, rimo, rimavo !

Secondo quanto è emerso dall’ultima riunione
dello staff dei poeti col ciclostile
si passerà alle fotocopie entro un lustro.
Le novità non sono finite, il presidente
ha annunciato che l’albo dei copisti
autorizzati si farà, per l’iscrizione
basterà una firma falsa e una dazione
in fumo ai saltimbanchi della parola tristi
ma in nero, perché il conto corrente
della confraternita è senza inchiostro
e le penne d’oca nell’anno bisestile
sono durate quanto il tempo di una canzone.
Ci sarà la cena delle mogli e dei mariti
per l’epifania, l’ultima è stata un successo
non ci sono state segnalazioni di furti
di dentiere e i letti sono stati occupati
tutti. Per l’occasione sarà rivisto
il regolamento, avranno tutti un visto
speciale per l’ingresso con il costo
a carico degli amanti ufficiali del posto
e un’autorizzazione agli scambi di fiati
senza obbligo di divorzio, gli urti
saranno analizzati alla moviola e il sesso
sarà permesso solo tra sconosciuti.
La regina e il re della serata saranno scelti
da una giuria selezionata di vecchi guitti
in frac, finirà tutto su YouTube nel canale
dedicato alla sciatalgia. Gli innamorati
sono pregati di restare alla casella di partenza
le brutte figure non sono previste dalla scaletta
della festa, mano nella mano in una setta
protetta dal wwf? Che figura! La demenza
ha altre versioni dell’amore, più da deportati
o da fuggiaschi. Andrà meglio un memoriale
riscritto nel latino di Orazio, gli scatti
di fotografia ormai sono cibo per stolti.

Chi s’incaponisce
nell'abbaiare alla luna
che come regina della notte
sta a guardare l'umanità
e da nulla si fa attraversare,
perde il suo tempo e nulla ottiene
tranne il ritorno del suo laido latrare.
Lei guarda serafica ed enigmatica
ma non assorbe farneticazioni:
nulla la tocca
nulla la scalfisce!
Rimanda al mittente
le disgustose delazioni
di gente tarata e frustrata,
povera di spirito e di vita interiore
che null'altro ha da fare
che sputare fuori
la propria pochezza ed il proprio livore
nell'intento d'oscurare
la limpidezza e l'altrui splendore.
L’incubo ricorrente
che nasce da la mente
de notte mentre dormo
svejandome dar sonno
è sempre ‘o stesso ormai
da anni e anni assai.
L’incubo è pervicace
se per un po’ esso tace
ritorna più mordace
e nun me da più pace.
E sono sfortunato
nun sogno plotone armato
o un mostro che ,ahimè,
se vo magnare me.
Che d’è ?
Me sogno ‘n cavaliere,
ch’è proprio ‘n bel vedere,
co la visiera arzata
se porta via…a mi amata !
E io me struggo tutto,
m’arabbio, so distrutto,
cerco de reagì
me credo de morì.
Me svejo tutto sudato
er letto è bagnato,
me giro per di la
e la mi amata e qua !
‘A svejo tutto tremante
“Vatte a cercà l’amante,
me dice, ”Ninè ce ne so tante…
ora nun m’avvilì
che io vojo dormì
Me dico.
Stai carmo nun t’agità,
piuttosto nun magnà,
li broccoli affogati,
a sera so vietati.
Poi a pensacce mejo,
ora che sono svejo
arivo a conclusione
che…ho perso un’occasione .
che nasce da la mente
de notte mentre dormo
svejandome dar sonno
è sempre ‘o stesso ormai
da anni e anni assai.
L’incubo è pervicace
se per un po’ esso tace
ritorna più mordace
e nun me da più pace.
E sono sfortunato
nun sogno plotone armato
o un mostro che ,ahimè,
se vo magnare me.
Che d’è ?
Me sogno ‘n cavaliere,
ch’è proprio ‘n bel vedere,
co la visiera arzata
se porta via…a mi amata !
E io me struggo tutto,
m’arabbio, so distrutto,
cerco de reagì
me credo de morì.
Me svejo tutto sudato
er letto è bagnato,
me giro per di la
e la mi amata e qua !
‘A svejo tutto tremante
“Vatte a cercà l’amante,
me dice, ”Ninè ce ne so tante…
ora nun m’avvilì
che io vojo dormì
Me dico.
Stai carmo nun t’agità,
piuttosto nun magnà,
li broccoli affogati,
a sera so vietati.
Poi a pensacce mejo,
ora che sono svejo
arivo a conclusione
che…ho perso un’occasione .
Re e regina dall’alto del trono
Dispensan giudizi senza perdono
Mentre per loro gli si renda l’onore
Scrivono pezzi di grande valore
Son noiose parole da rimaioli
Di menti onaniste cioè segaioli
Ma per quelli devoti, amici e parenti
Sono pezzi virtuosi da leccarsi i denti
Nel proprio orticello il complimento li tocca
Ma son sempre i soliti che si fan lingua in bocca
Gioiosi e giulivi tra i più conosciuti
Come escon di casa son mazziati e cornuti.
Ritornan allora in acque sicure
Sorridono a tutti senza paure
Che sia conosciuto il loro dominio
che sono i più bravi nel lor condominio
Poeti superbi o superbi poeti
vorrebber condurre una vita da asceti
non si rendono conto di valere poco
così da far altro ad esempio il sudoku.
Ed io chiedo venia il più superbo di tutti
Per quello che scrivo che è simile ai rutti
Son solo pensieri , quisquilie, facezie
Di poco conto chiamatele inezie
Ma siam tutti quanti in un calderone
Differenti per gusto esperienza e opinione
E il bello è questo è l’esser diversi
Lasciate che ognuno –liberamente- esponga i suoi versi.
Dispensan giudizi senza perdono
Mentre per loro gli si renda l’onore
Scrivono pezzi di grande valore
Son noiose parole da rimaioli
Di menti onaniste cioè segaioli
Ma per quelli devoti, amici e parenti
Sono pezzi virtuosi da leccarsi i denti
Nel proprio orticello il complimento li tocca
Ma son sempre i soliti che si fan lingua in bocca
Gioiosi e giulivi tra i più conosciuti
Come escon di casa son mazziati e cornuti.
Ritornan allora in acque sicure
Sorridono a tutti senza paure
Che sia conosciuto il loro dominio
che sono i più bravi nel lor condominio
Poeti superbi o superbi poeti
vorrebber condurre una vita da asceti
non si rendono conto di valere poco
così da far altro ad esempio il sudoku.
Ed io chiedo venia il più superbo di tutti
Per quello che scrivo che è simile ai rutti
Son solo pensieri , quisquilie, facezie
Di poco conto chiamatele inezie
Ma siam tutti quanti in un calderone
Differenti per gusto esperienza e opinione
E il bello è questo è l’esser diversi
Lasciate che ognuno –liberamente- esponga i suoi versi.
T’ho conosciuta e sebbene io gradisca
nun hai certo l’aspetto d’odalisca.
Alla mi età è mejo sorvolare
sulle virtù d’aspetto sessuale.
Pe come parli, pe come t’arippesenti,
lassi tutti senza li commenti.
Si foco sotto cenere, sei ‘n vulcano
che si ce vai vicino te bruci a mano.
Poi torni a fa la donna, sembri te stessa
mostri a personalità che è indiscussa.
E io che amo fin troppo spesso,
subito a te me son connesso…
perché ‘nse po’ ?...dov’è a congiuntura ?
amà così nun è contro natura.
Amor nun è esercizio spirituale
ma manco n’esercizio sessuale.
Se er seconno nun fa più per me,
me tengo er primo che ‘n piacere è.
poi si mi dici che voi cosà
vedemo allora cosa se po fa !
Nun è da te, però, sei troppo furba
nun credo ce sia cosa che te sturba,
forse sortanto ‘a mia presenza
‘a tieni pe li casi… d’emergenza.
nun hai certo l’aspetto d’odalisca.
Alla mi età è mejo sorvolare
sulle virtù d’aspetto sessuale.
Pe come parli, pe come t’arippesenti,
lassi tutti senza li commenti.
Si foco sotto cenere, sei ‘n vulcano
che si ce vai vicino te bruci a mano.
Poi torni a fa la donna, sembri te stessa
mostri a personalità che è indiscussa.
E io che amo fin troppo spesso,
subito a te me son connesso…
perché ‘nse po’ ?...dov’è a congiuntura ?
amà così nun è contro natura.
Amor nun è esercizio spirituale
ma manco n’esercizio sessuale.
Se er seconno nun fa più per me,
me tengo er primo che ‘n piacere è.
poi si mi dici che voi cosà
vedemo allora cosa se po fa !
Nun è da te, però, sei troppo furba
nun credo ce sia cosa che te sturba,
forse sortanto ‘a mia presenza
‘a tieni pe li casi… d’emergenza.





