Un tuffo al cuore
Di budello
troppo chiuso dai lai
appesi alle pareti bianche
con mani imploranti
o aperto dalle correnti
verso il nero traguardo
dove l'occhio sfida
il vitreo paesaggio
per concepire un frutto
immaturo e ocra
o libero al fine
per un soddisfatto atto,
sempre commovente
lascia membra rilassate,
una gioia profonda
con lacrime forzate
ad attendere
che la notte riallacci
il sonno e le braccia conserte
nell'urlo delle viscere
mai sazie indolenzite
a ripromettersi d'usare ancora
lo spazio che rintrona a botti
tra forti ingiurie
nell'indistinto silenzio della notte.
Mi rivolgo a te che sai
navigar cercando fantasie
non venire a stuprar le mie
senza esser invitato.
Coltivo passioni
ove sbocciano armonie
con certezza ho appurato
la tua carente vena
nell'esser fecondo.
A sopperir tal guisa
giri sempre in tondo
a raccattar d'altrui rigo.
Nutro soltanto pena
per te che sfogli il mio quaderno
con sollecita lena.
Non vorrai il tuo giogo
far durar in eterno,
la manina mettila a riposo
ci sono mille spine
nel mio piccolo giardino
nonostante cerchi d'estirparle
sviluppano rigogliose
nell'angolo delle more
proprio laddove
non crescono mai rose.
Riattivando il cervello,
qualche neurone risveglierai a ritroso
potrai riscrivere di questo e quello
che ti pare ma...
sarà frutto del tuo arrovello.
Sapessi quanto è bello
aver cura del proprio orticello
senza altrui calpestio
innaffiato solo ...
Dal proprio rio.
che te farai vedè 'na tua pienezza
come si 'a cosa nun abbia assai importanza
oppure se trattasse de monnezza.
Ma chiodo scaccia chiodo, si ce l'hai,
pensiero più o pensiero meno
'na mi testa affollata da li guai
poteva esse 'n pensiero ameno.
Nun ciò sapevo da devastazione
chi me potevi, ignara, causà,
che, de lancette, ad ogni evoluzione
er tempo sono lì a controllà
Ma st'orologio ormai se sta a scassà
si nun fai 'nfretta a mettete 'n paro
so bene come finirà.
'nce trovi me ma… l'orologiaro !
le vetrate, la vita in sogno in un acquario
voci e fuochi lentamente si sono spenti
nell'onda lunga e i pesci grossi,vivono.
Lo chiamano braccino corto del
tennista in vista del traguardo
senza palle, risate a crepapelle
il cavaliere, biscazziere.
Li chiamano suicidi (politici), non era
meglio da soli che in cattiva compagnia
(unico nodo scorsoio per due gole è economia)?
Lo chiamano Conte già decaduto
scopa e paletta, l'uno rompe e l'altro aggiusta,
la vista lungimirante di una talpa.
nun cercavo gnente pe damme calor.
Poi, tutto giulivo
mentre rimavo
gridai a distesa
“finita è l’attesa”.
Perché te trovai a fa a marionetta
fra le mi cose a fanne vignetta.
“Ridendo, scherzando che male ti fò ?”
dicesti sicura che nun soffrirò.
“Fò ridere anch’io, so ‘n ira de Dio,
so puro bastante pe fa ride a gente !”
Dischiudi le ale,
nun te farò male
nun fà l’incompresa
sei la mi sorpresa !

Nel disprezzar ciò che hai ricevuto,
ancor ti nutri
di ciò che hai deriso.
Sai che ti dico?
Mi fai pena
povero mendicante di sesso.
Non confonderlo con l’amore
non ti è concesso,
non riusciresti a comprenderlo.
Accontentati di raccattare
altrui rifiuti nell’illusione
d’un ebbro sogno d’amore.
Non riuscirai a scorger luce
ove non scaturisce puro sentimento
a infonder gioia
nell’unicità di fusione.
Rotolati bene
nella lussuriosa perversione,
ne emergerai profumato di rispettabilità,
puritano agli occhi del mondo
povero accattone per chi conosce la tua anima.
Pensi di possedere la purezza dell’anima?
Se dovessi cercarla non la troveresti,
ma… Non temere, si sarà voltata di lato
coprendosi occhi per non vedere e orecchie per non sentire,
Ti è rimasta a sostegno quella oscura,
come il tuo cuore.
Spettatore in prima fila
Il giudizio del mondo
a elogiare
la mente del tuo inferno.
è fesso quel soggetto
che non conclude niente,
quel propriamente detto
coglione e deficiente.
Però io vi consiglio
di non fidarvi troppo
a volte quel tal figlio,
come il falso zoppo,
da buon cerimoniere
fa il fesso per mestiere.
Scruta, osserva, squadra
segue, ascolta, sente,
continua la sua strada
da poco intelligente
e al momento giusto
molla la sua pacca.
Sul retro del cappotto
o della vostra giacca,
vi troverete scritto:
Amico, il fessacchiotto
sei tu che l'hai creduto
io sono molto dritto
accorto, furbo e astuto;
lo scrivo con il gesso
sei tu il vero fesso.
Le porte del paradiso saranno aperte di domenica
un’offerta promozionale imperdibile, la pubblicità
è ovunque, l’affluenza prevista è enorme
ai visitatori saranno concessi sconti eccezionali
sui peccati commessi. Chi ha moglie, chi ha un figlio
ha diritto allo sconto per famiglie e ad un ventaglio
di spiegazioni sull’aldilà. Lo stato maggiore del consiglio
d’amministrazione è al lavoro, il meglio del meglio
della santità. La notizia è sulla prima di tutti i giornali
ci saranno concerti e spettacoli con le gemme
del cinema, del teatro e della musica di ogni età
i biglietti sono in vendita anche in discoteca.
L’incasso dicono che sarà devoluto in beneficenza
all’associazione degli Angeli Caduti dell’inferno
per la costruzione di un bordello all’ultima moda:
quello esistente, senza l’aria condizionata
è a rischio fallimento. I lavoratori del comparto
hanno la pelle ustionata, se la faccia è rossa
non è per la vergogna, nemmeno una tassa
di scopo è servita per costruire un reparto
all’altezza della tradizione, un politico l’ha rubata
per regalare alle sua amanti gioielli di giada
e monete d’oro e argento agli amici perdigiorno
che ancora frequenta nei momenti di vacanza.
Il giorno del giudizio universale è stato chiamato
lo slogan pubblicitario però non ha funzionato
e le presenze si contano sulle dita di una mano.
Il creativo che l’ha ideato è stato mandato al rogo
-altra tradizione del settore- gli Angeli Caduti
continuano a ustionarsi e i politici a rubare
tutto previsto, tutto uguale a prima. Il dolore
è come la farsa, può essere recitato da tutti
a secondo delle convenienze. C’è un giogo
senza catene e una libertà finta, qualcuno
ha inventato le parti in commedia, il fidanzato
è stato tradito, ma è lui il più fortunato.
Che ci liberino dai congiuntivi
niente condizionale per i processati
i fissati per le regole della grammatica
condannati ai lavori forzati all’istante.
Per gli scrittori un buono pasto
in prigione, ai poeti l’estrema unzione
gratis nel prossimo decreto legge.
Col movimento degli analfabeti al potere
ci sarà da scialare, la stirpe dei comici
al completo già se la ride, le cornici
già pronte, c’è solo da dipingere
le tele della storia dei fuorilegge.
E magari cantare la canzone
dell’ecatombe, al solo costo
di uno scatto, c’è già il cantante
dall’ugola di carta vetrata, la pratica
è in via di definizione dai magistrati
e la sentenza liberalizzerà anche gli aggettivi.









