Rosa, rosae, rosae, lacrimose
ed esfollianti, la serpe velenosa
nella selva oscura di Dante
poeti state attenti ai denti
un gancio al volto prima della dentiera
la vestale del castello ha un occhio solo
e guarda a sud del Rubicone. Eppure mi consolo
da solo, se ho i denti ancora intatti
quei matti di quattro gatti che conosco
sono in cerca d’amore giù nel bosco
dei lacrimanti. Non ho sottoscritto contratti
amo la libertà, a volte penso da solo
ma guardo oltre. C’è una schiera
di donne che non conoscono i torrenti
del sentiero creativo, parlo da fante
cerco tra le stelle una luce virtuosa
non vi faccio l’inchino, senza una dose.
e del perché ho perso la testa, dicono
che hai lo sguardo assassino, deve essere vero
perché quella volta che mi hai guardato
mi sono sentito morire. C’è stato solo un giorno
intero che ti ho sentito urlare il mio nome
è durato poco, ora per te sono solo catrame
e vivo da imboscato. Poi c’è stato il ritorno
ma con solo un biglietto ed era il mio, nato
e cresciuto in un lontano monastero
francescano. Rido ancora, gli altri mentono
sull’ultima salita c’è tempo per uno sguardo.
Al manichino sotto il letto col sorriso da fesso
e all’imbianchino sul soffitto col pennello storto
appeso al lampadario di Swarovski, non ho avuto
poi il coraggio d’entrare in bagno, già all’una
erano posteggiati uno sull’altro tre tipi loschi.
Alla fine della giornata c’erano file di maschi
davanti al cancello della villa con sauna
e piscina. Che fare non lo so, un saluto
sarebbe giusto, ma ormai mi sono rotto
passo e chiudo con questo carnevale, il torto
è mio e solo mio, c’è pure la sala parto
occupata e il test del dna è stato un insuccesso.
Maniaco…e de che?
Solo pe avette ricordato
che in valigia un posto ed esse è riservato ?
Nun ho parlato del loro contenuto
né per diletto mi sono compiaciuto.
Si poi l’hai presa per una ingerenza
me spieghi come fai a starne senza ?
E poi io sono l’amichetto tuo
in fonno è stato solo un consijo puro.
So grandicello pe scaricà gli ormoni
de ‘na vita piena d’emozioni.
Ormai solo una cosa e quel che resta
cercare de nun perdere la testa
dentro e mutanne dell’amichette mie
perciò nun te ‘ncazzà pe ‘st’idiozie.
A chi dicesse che me piacerebbe
risponno che a la salute mia nun gioverebbe !
La partita iva per fatturarti il mio amore? Scusa
non ho capito, in che senso? Non so come funziona
c’è un tariffario? Un tot per un ti amo, “ x” per un bacio,
“ y” per una poesia, per una notte di sesso ci vuole
una variabile complessa? Ho capito che fai la commercialista
ma c’è un limite a tutto. Però se dici che un abbraccio
posso detrarlo dalle tasse e mille baci come Catullo
equivarrebbero a una fortuna, magari provo a darti retta.
Ti chiedo amore di calmarti, non mettermi troppa fretta
avrai pure bisogno di fare girare gli affari, ma io da grullo
non vorrei passare. Perché se una notte sono uno straccio
e mi addormento di sasso, non presentarmi la lista
dei soldi persi. E poi, ci sarà pure un massimale
una volta superato, dico, a settembre, che faccio?
Metto il lucchetto e tu? Niente calze a rete e perizoma
una tunica a coprirti il corpo, in segno di resa.
L’assalto al Parlamento, ogni tanto si ripete
un manipolo di uomini scuri, qualche testa calda
che inneggia al martirio, alla lotte di classe
o all’ordine nel tempo dell’incertezza. Poi l’uomo forte
uno dei molti, un tipo da film comico o un super eroe
da fumetto- scegliete voi quale- il resto è uguale
prigione per i dissidenti, morte agli oppositori
propaganda per tutti, una squadra di calcio vincente
la ginnasta più brava del mondo, un film campione
d’incassi, la solita commedia rosa o un melodramma
per vendere fazzoletti. L’impiccato ha una voce da mamma
da quando ha cambiato sesso, prima stava in televisione
a vendere creme per cani da passeggio, il parente
che ne ha denunciato le tresche vende rose rosse ai semafori
della strada senza curve. Ai bancomat dentro la cattedrale
puoi solo versare, i soldi per le offerte come il suono dell’oboe
per credenti insicuri- che Dio esista o cosa ci spieghi la morte-
non è dato sapere, quel che è certo è che ci saranno tasse
da pagare anche domani, ma tra un gelato e la sua cialda
c’è calda empatia, follia è credere a chi impugna un machete.
Al ballo delle debuttanti si presentò
una signora in minigonna e stivali
che pensava di stare ai baccanali dell’Olimpo.
Gli toccò rimorchiare un barista
in frac scambiato per un poeta dell’ottocento
e un ragazzino coi brufoli di Otranto.
Il “menage a trois” fu un fiasco, la vista
era annebbiata e la dentiera ebbe un inciampo
già al primo bacio. I giorni erano uguali
e il mare si scorgeva solo dall’oblò.
Lo spacciatore di hashish è deluso, i clienti
del weekend sono partiti per vedere una scimmia
in decolté e tutta depilata allo zoo di Berlino
e un cigno nero gigante nei dintorni di Parigi.
Intanto beve vino annacquato con la ragazza
del fioraio, nell’appartamento c’è una tinozza
al centro del salotto e una raccolta di archibugi
dell’impero austro-ungarico. Le corde del violino
sono rotte, a suonarle adesso provvede la mummia
del quarto piano in cerca di nuovi talenti.
E’ sparita dalla vista la montagna incantata
la pittrice della domenica la disegna a occhio
cercando di ricordare com’era fatta. Ci sono
echi che rievocano ciò che è stato e vagiti
del presente, ma se la musica è finita, i musicisti
tornano a casa con le tasche vuote. I costi
sono elencati e i benefici sono nascosti
da una tenda grigia di cartapesta. Sono mesti
gli addii eppure sarebbe meglio che le liti
cessassero del tutto e una festa dal suono
irridente coprisse il lutto. Pinocchio
ha nuovi amici da seguire sulla cattiva strada.
Metti dei chiodi, della polvere da sparo
un coltello ben affilato, dei kalashnikov d’occasione
all’inizio del processo di lavorazione
e poi conta i morti sulle strade di città
al parco dei bambini o al concerto d’adolescenti.
Mister sgozzatore e mister bombarolo
monsieur le predicateur, come va oggi il lavoro?
Che gran giornata, questa! La strage degli innocenti
scusate dei giovani infedeli, la verità
divina val bene migliaia di morti, il plotone
d’esecuzione è formato- tutti in gamba- sarà in azione
su tre turni a stretto giro di posta. Il coro
degli angeli neri è impegnato in un pestaggio.
Di giurare ho giurato di non tradire la mia patria
ma che volete quattro chiacchiere tra amici
sulla linea rossa, un bicchierino di troppo
e magari ti scappa una parola in più, solo una
sul tuo arsenale, i nomi delle spie
-va beh ho passato tutti i dossier- che sarà mai?
i codici nucleari, tutte stupide cifre.
Vuoi mettere che in cambio il mio sincero amico
Alexander mi ha linkato l’elenco completo e originale
di tutte le gnocche del suo paese, avete capito?
E poi quel “ lettone” da sogno che mi ha spedito
migliore persino di quello di Silvio, che c’è di male
dico io, a coltivare un po’ di marjuana? E poi è fico
progettare muri, l’ho imparato in Germania, se soffre
qualcuno che cosa importa? Peggio per loro, noi
abbiamo altro da pensare, le mogli, le figlie e le zie
da mantenere, giornali e televisioni, e la cruna
stretta del Vangelo che non mi fa dormire, il groppo
alla gola quando mi pettino i capelli, di sera le luci
che non vedo per l’ubriachezza nel reparto geriatria.
Nessun indizio ancora, ma come farà la nostra eroina
la detective dai mille camuffamenti a raggiungere
la verità? Allo stato dell’arte non c’è molto da dire
lui s’è ucciso per Natale come direbbe Guccini
e lei lo ha seguito a ruota a Capodanno. Tragedia
d’amore oppure dietro potrebbe esserci la mano
dei servizi deviati? Di lui si sa che era un deputato
di lei che era stata la prima donna soldato
dell’esercito. Si erano conosciuti a un raduno
di ex boyscout, lei gli sorrideva dalla sedia
in mezzo allo spiazzo del bosco dei Mandarini
con le gambe accavallate, lui col cuore
spezzato da una che faceva il mestiere
ne era rimasto folgorato dopo avere sniffato cocaina.
Per un po’ aveva funzionato, lei mirava ai suoi soldi
ma a letto ci sapeva fare, lui le scriveva lettere
appassionate e qualche volta le leggeva in Parlamento
facendo finta che fossero indirizzate alla presidente
della Camera dei deputati, se lei era presente
tra il pubblico. Poi lui un giorno l’aveva sorpresa
a fare sesso nei bagni col capo del suo gruppo
parlamentare e aveva deciso con un groppo
in gola di cambiare all’istante partito ma non chiesa
e nemmeno donna. Chi allora era al corrente
dei fatti prendeva appunti, nel presente
non sarebbero serviti, ma in un altro momento
sarebbero stati pagati a peso d’oro, nettare
per tasche vuote al tempo degli sconti e dei saldi.
La lite che tutto sconvolse e che cambiò il corso
della storia accadde quasi per caso. Futili motivi
avrebbe scritto nel suo taccuino profumato
la detective dai mille camuffamenti. Lei aveva
scoperto che lui aveva sposato in Spagna
un collega, un giovane deputato dell’opposizione
in attesa del salto della quaglia tra le fila
di un nuovo partito da fondare. Una tequila
per due ed era scoppiato l’amore, l’opzione
contemplata era la vendetta e come cagna
rabbiosa scelse di metterla in atto. Lui non sapeva
che proprio per Natale sarebbe stato avvelenato
dopo una notte di sesso, tra intensi effluvi
di gelsomini. Lei non provò alcun rimorso.
Il resto del racconto è quasi obbligato. Il marito
aveva capito ogni cosa, non era stato un suicidio
ma un delitto e conosceva il nome dell’assassina.
La detective dai mille camuffamenti era vicina
alla verità, ne ebbe la certezza quando un giovane
deputato dell’opposizione fu trovato impiccato
a un albero dello spiazzo dei Mandarini. Il destino
non c’entra per nulla, come ha detto il becchino
lei era una ninfomane, lui un arrivista spietato,
la messinscena studiata come nelle guerre spartane
è che alla fine saranno eroi, lei la bambina
capricciosa e la donna col cuore di gelatina
lui il martire, l’uomo senza macchia, quasi un semidio
l’altro, l’unico che davvero ha pagato, il bandito.
Ora la notte qui non è più buia
la illumina il riflesso della canna
di quest’arnese, sporta come zanna
che aggetta fiera dalla fitta tuia.
Fino al tramonto a salve si può armare
a chi vi turba il grotto sulla fronte
non c’è che digrignare arcate smunte
o ancora l’altra guancia rimostrare.
Ma appena il sole cala all’orizzonte
disintegra sorprese anche presunte.
Se d’uno spillo acuminate punte
minacciano un pericolo imminente
sappiate che v’assiste l’esimente:
legittima difesa e… alleluia!
C’è già la legge, ancor non scritta bene
e in caso di legittima reazione
a un’aggressione ingiusta e contestabile
non c’è poi da scontare grosse pene
se la difesa a offesa è proporzione
- con quella attuale e questa inevitabile -
e la reazione è l’unica pensabile.
Però questione vera e assai spinosa
è la non netta proporzione, cosa
più ambigua, perché il giudice s’abbuia.
Ma se la differenza è rilevante
tra male inflitto e male minacciato
- laddove l’arma punti i fuggitivi -
non c’è esimente e scatta l’aggravante.
Ma che il far west sia almeno scongiurato
che detti sempre il giudice i motivi
e che soltanto in casi tassativi
si possa rilasciare una licenza
per tirar colpi ed allentar la lenza
in questi mari mondi troppo bui.
Sono andato a rubare a casa dei ladri
un’associazione chiamata parlamento
camera e senato, ho visto tutto dalla piccionaia
se li becchi ti guardano storto, il loro porto
alla foce del Tevere, chi è morto per la libertà
se la ride, ma solo perché non ha più lacrime
da versare. Poi uno mi ha risposto per le rime
“ Se vuoi le nostre briciole di pane e hai l’età
giusta, iscriviti al partito dei tonti d’asporto
sono milioni e navigano beati, sabbia e ghiaia
sullo stivale d’Europa. Qui ci sono quadri
e scritti d’arte, tutto è di parte, persino la chiesa
che è a guardia della pretesa di ribellione”
Detto fatto, comprai una calzamaglia nera
al mercato delle pulci, le forbici per tagliare
la lingua agli stolti, tredici libri da studiare
per diventare deputato, nessuno d’italiano
perché non serve hanno detto, è uno strano
linguaggio da poeti o da mercanti a levare
per battere cassa basta un decreto di sera
col presidente dalla penna a sfera e il maglione
a lupetto, pronto a firmare senza la pretesa
d’avere ragione. Poi ho fatto pratica coi pensionati
limando sui loro menù e qualcosa ho preso
agli operai, sì, esistono ancora, anche se non tutti
lo sanno: la ruota di scorta, lo specchietto
retrovisore, anche le mogli talvolta, ma per gioco.
E ai ragazzi ho rubato il futuro, con un po’ di magone
poi il drone spedito dal palazzo dei generali d’ottone
ha spiato tutto, persino i messaggi sul foglietto
e i pizzini dalla Sicilia, tre furbi e due farabutti
mi stanno col fiato sul collo, qualcuno avrò offeso
forse i vostri sogni oppure il venditore di gelati.
Talmente piccola da sembrare invisibile
e tanto cool, un bijoux, una festa per i sensi
l’eccitazione corre lungo il web e la sala
del briefing è gremita, tutti comici in carriera
il generale impettito, lo spione col naso finto
il diplomatico in doppia fila, il giornalista assoldato
tutti adrenalinici nell’ora in cui si fa la storia.
Il presidente dice sarà un successo, la conta
dei morti è un dettaglio, forse faranno solo finta
di morire, chi lo può dire, in fondo è la gloria
che vale, finirà nei libri del secolo questo boato
a forma di fungo velenoso, sarà nella farsa del recinto
accanto all’attrice senza vestiti e alla dentiera
gratis per i neonati, bonus più gradito di quello della mela
la bomba è stata sganciata, ha il nome dei gelsi
e sorride quando incontra un animo sensibile.
Torrenti di parole infiocchettate
scambi d’amorosi sensi inversi
a godersi le gemme reclinate
le declinate gioie di catarsi
genitivi e genitali, gli orinali
pieni, osceni i cuori più dei versi
talent, gara di rispetto, orientali
sapori di spezie, calembour, facezie
e nequizie, sazie le narici, soffici
cuscini, le carni e i vini, inezie,
questo è brutto, l’altro è derelitto,
ha scritto in aramaico, l’ho distrutto,
il top è scollato e il seno sporgente,
teso e sodo, quasi un salvagente, di tutto
e di niente, idrorepellente, Odino
o Ogino, di chi è la colpa per questo bambino?
Calma gente, non me ne sono accorta
intenta a recitare in ginocchio, in preghiera
di sera, alla luce di una candela storta
per creare un gioco d’ombre e d’atmosfera,
calma ancora: lui è asceta, io sono gatta morta.
Figli delle foglie morte sul selciato fangoso
di questo orizzonte macchiato di colori oscuri
il deputato che litiga con i congiuntivi
saluta col braccio teso e il senatore coreano
parla in armeno ai suoi colleghi in letargo.
Si troveranno tra poco in vacanza al largo
delle Baleari, c’è chi dice che è strano
questo incontro e chi ribatte che sono fuggitivi
e presto saranno ricercati dai crumiri
del sindacato e dagli sgherri del paradiso.
Il parlamento non è l’Accademia della Crusca
ma l’incubatrice della lingua dell’ignoranza
chi scrive sul web è creativo, persino la poetessa
che sbaglia la punteggiatura è d’accordo
con chi ha inventato nuove vocali. Ci sono premi
per chi urla di più e al primo che batte le mani
va il plauso della folla, i giganti sono nani
e gli scemi stanno sulla bocca di tutti, chi tira i remi
in barca sarà dimenticato, ma rimarrà nel ricordo
dei sopravvissuti alla questua della principessa.
Chi ha invocato la tolleranza è finito all’adunanza
dei fans del gianduiotto e della pittura etrusca.
Ci sarà la guerra dei lebbrosi? È il giornale
degli schiavisti a porre la domanda, la risposta
del blog dei pappagalli è che ci sarà guerriglia
strada per strada, casa per casa, stanza per stanza
ma la grande deflagrazione sarà evitata dal principe
della risata in pensione. Ci sono tante talpe
al lavoro per scoprire le proprietà della sostanza
allucinogena trovata nelle acque del mare di Puglia
in troppi stanno dando i numeri su quella costa
di terra. A chi tocca ora scrivere il finale?
Per essere chiamato poeta mi disse una volta un tizio
uno che ne sapeva molto, con qualche vizio
nascosto come tutti, quattro mogli e un’amante
è un’originale, di solito succede all’inverso, tante
amanti e una sola moglie ufficiale. Per essere poeta
tornando all’argomento principale, ci vuole seta
ago e filo, quanto basta per dodici poesie
all’anno, almeno dodici, è sicuro. La mamma e le zie
le quattro stagioni, Natale e Pasqua, la festa delle donne
poi le nonne, a quanto siamo arrivati? E dodici canne
almeno, da fumare prima, perché dopo non serve
oggi è l’ora della primavera, una canna di verve
in autunno sarà più stanca e d’estate brucerà prima
in inverno si spegnerà prima del tempo, senza rima
le poesie, mi raccomando, per evitare la crisi di stanchezza
del neurone del poeta, che sta come la freschezza
al gomito del tennista. E la tredicesima? A dicembre
come da tradizione, può essere un regalo per l’hombre
del terzo piano per le signore e la figlia del postino
per i maschi dalla penna felice. Se c’è un destino
nella vita può succedervi di tutto quando scrivete
d’innamorarvi di una poetessa o di un prete
che dice messa nella chiesa che non avete mai
frequentato. E’ un peccato veniale, ora lo sai
che è la sindrome della vecchiaia, meglio se scrivi
degli aquiloni nel cielo e se con l’amore convivi
come il cane col gatto, in un rapporto di conflitto
ed espiazione. Ora scrivo solo cartoline e le affitto.


