una clessidra rotta
la sabbia rapita dal vento
È un soffio la vita,
un filo d'aquilone
che si sfila di mano
una candela sciolta al sole
un palpito d'ala di farfalla
un bacio rubato
il tempo di un saluto
che credevi fosse arrivederci
ed è già addio
il tempo in cui tu leggi
le mie parole
e la poesia è già alla fine
sono alla ricerca della verità
su me stesso, sul mondo, sulla vita
su tutte le cose che mi circondano
su gli affanni e le pene dell’esistenza
ascolto il silenzio della verità
nello spazio e nel tempo
nell’inafferrabile mistero
di un destino beffardo dell’umano travaglio
un pensiero assilla la mia mente
rivedere le nostre identità
come in un grande universo oscuro,
si tratta di un sogno vago
di una realtà fragile, sfuggente
comune, a volte dozzinale,
talora confuso e riservato.
Da fredda allegoria passo a narrare
sensi animosi e vanitosi istinti,
ma resto figlio riverente
di primigenie virtù e poesia
Carico d’anni, che nessun ripaga,
il mio verso schiudo poco a poco
dove il guardo indifferente vaga
e faccio dell'acqua neve e fuoco.
Con l’ultima energia a me rimasta
canto la pietà ed urlo il pianto
e musico il Ciel che mi sovrasta.
Intanto, anomalia dei tempi,
sfuma quest’uomo e si conuma
a trar nel proprio cuore dal profondo
cronaca e storia, non per vanagloria,
ma ché non vada persa la sua scoria.
in certi giorni,
atono, amorfo, un po’ come
perderlo, sprecarlo senza viverlo.
… Ma un tramonto assopisce
e la fiamma non si spegne.
L’aria carminia e sensuale,
dalle calde sensazioni, accarezza,
invoglia a sostare per ascoltarsi.
… I sorrisi, i sorrisi hanno
il respiro della felicità, più
che viceversa, intanto che
l’anima se ne abbevera.
Allora, non sono mai persi,
spesso, basta scovarli,
friccicarli per saziarsene…
… C’è sempre una passione,
un amore, dentro,
che pulsa, che vibra e grida alla vita
e la vita ha sempre il suo sorriso.
… La vie est belle!…
Scorre la vita
scorre tra le dita leggermente socchiuse
passa sopra teste chine intente a ricamare
su capi reclini a lavorare
vaga raminga su città fantasma e paesi ridenti
solletica tristezze e dolori profondi
che come rami ghermiscono corpi
profuma d'incenso preghiere e suppliche
riempi di luci soffuse bimbi nati
e ancora ignari di questo mondo
acuisci istinti e intuizioni profonde
accompagna passi che vanno lontano
ma mai fai mancare quel dolce tepore
che si chiama amore
sospirato,anelato, e semplicemente
vissuto con te...
io sono il silenzio
straziato da un urlo
udibile solo da chi conosce
le vie dell'inferno
Io sono il segreto mai rivelato
neppure a me stessa
e pure l'ombra
che accompagna i miei piedi
ma tu in me hai visto il sole
sono dunque anche luce?
Vedi, semplicemente come te
io sono il tutto e il nulla
che si abbracciano...
Come un rubinetto che gocciola
Lento, monotono ma inesorabile nel suo ticchettio.
Una goccia un giorno!
Ogni tanto apro questo cazzo di rubinetto…ma
vivere come una cascata è pericoloso…
ci vuole coraggio nel farlo apposta.
Succede in casi rari che si apra da solo…
quando sei innamorato ad esempio
o quando respiri per caso l’anima di qualcuno
passandogli attraverso come un temporale.
Viviamo come se fossimo immortali
Invece dovremmo morire ogni notte
Una vita in un giorno.
Considerando ottanta anni terrestri
avremmo vissuto ventinovemiladuecentoventi vite
…vita più vita meno.
Apri gli occhi al mattino e ne cominci una nuova
con l’esperienza di quelle precedenti.
Adopereresti tutto il tuo tempo ad inseguire un sogno e di notte,
prima di morire, ti accorgeresti di come è stato pieno il tuo esistere,
di quello che hai realizzato e di quello che hai lasciato incompiuto.
Quanti amori divoreresti in ventinovemiladuecentoventi vite?
E chi cazzo perderebbe tempo sul divano
a guardare la televisione?
Ad andarti male cammineresti per qualsiasi via del mondo
riempiendoti gli occhi e la mente
disponibile sempre a fare l’amore
subito, immediatamente
con la persona che incontri e che ti piace.
Tenderesti la mano e chiunque la stringerebbe sarebbe stupido
perdere tempo a litigare o a fare la guerra.
Auguro buona notte a tutti
Per quel che mi riguarda
attendo di rinascere ad ogni risveglio.
a fermarmi
da questa vita così programmata.
Se solamente riuscissi
a pensare
quanto è bello questo cielo
com’è immenso il nostro mondo
che riesce a dare vita
ad ogni cosa
starei sicuramente attento
a non calpestare le più piccole cose
così! Tanto per credermi più forte
senza capire che la mia forza
non vale niente
se non ho l’intelligenza
di saperla usare
come vorrebbe Dio…
Ma lo “spettacolo” continua
-IO NON DIMENTICO-
Allineato lungo un asse,
e q u i d i s t a n t e
sembrava un binario solitario,
ma era il binario che attraversava
città deserte e conduceva al
campo trentasei.
Quel treno era il treno della
morte, partiva senza far ritorno
un viaggio di sola andata, gli uomini,
le donne i bambini sapevano di
andare a morire.
I carnefici sembravano gentili,
ma erano assetati volevano
incenerirli perché diversi,
non era solo il popolo di Dio,
c’erano culture diverse ma uomini
e donne vere.
che il padrone l'amava
che già sentirsi padrone e non amico
mi riempie di sospetto
Dillo al bambino là sul marciapiede
avvolto in una coperta
come un sacco da gettare,
che sua madre fuggendo non ha colpe
Le vite non sono mai superflue!
senza sorrisi e sguardi vuoti
nella fredda solitaria sera
visi senza espressione ,con attonito occhio
volgete lontano senza vedere
perse anime senza meta,che lasciano scie di profumo
solo passi lenti...o lunghi che affrettati scorrono il selciato
anime mute con storie ognuno diverse
camminate nella vita
con dolore
sulle spalle un po' chine.
Ci affanniamo ad allungarti;
Sentiamo la tua mancanza e quando ci sei spesso ti sprechiamo.
Mi affascini corri veloce o non passi mai...
Con lei quasi scompari e mi fai gustare il sempre;
Con lei giochi a trasformare attimi in anni.
Sei padrone e schiavo
Ti camuffi da giudice preciso ed invece sei figlio della mia anima.
Amico mio non ti chiederò quanto ancora di te mi resta;
promettimi solo che ogni tuo secondo mi ricorderai che è un dono.
li sgridavano
da questo tempo, timido, nascosto?
Dal brusìo tecnologico discosto,
rapito nel silenzio, penna in mano?
Sei quello che si dice un "tipo strano",
un’ombra sottotono, sottocosto?
Magari contadino, asciutto, tosto?
O nevrotico metropolitano?
La sera accendi il lume ottocentesco,
posi la zappa, scaldi la minestra
e crei capolavori assiso al desco?
Oppure, tra frastuono alla finestra
e smog che nel cortile strozza il pesco,
alieno, atterri in filigrana extra?
Mano sognante e destra,
verghi, sorridi e stipi nel cassetto
sperando in mondo puro, alto, perfetto?











