Qualche riga traccia segni su di me,
Come matita distratta, tratteggia...
Cicatrici invisibili invece non hanno segnato.
Gli occhi luminosi vibrano come viva gioventù.
Sfuggente e libera questa età
Non mi appartiene,
Anche se sulle ossa c'è tutto il peso.
Ricordi senza più origini danzano
Lenti e poi vorticosi,
Ma non lasciano segni nemmeno loro.
Cambierò le mie stelle
Le renderò più luminose e belle,
A rischiarare la vita.
Fragile cammino che ancora mi attende..
Sono piena di ferite invisibili...
Domani,
Sarò goccia nel mare,
Il sale schiarira' la mia pelle,
Vivrò con il cuore tra le pieghe,
Non ascolterò gli anni..
Sarò foglia d'autunno.
Come matita distratta, tratteggia...
Cicatrici invisibili invece non hanno segnato.
Gli occhi luminosi vibrano come viva gioventù.
Sfuggente e libera questa età
Non mi appartiene,
Anche se sulle ossa c'è tutto il peso.
Ricordi senza più origini danzano
Lenti e poi vorticosi,
Ma non lasciano segni nemmeno loro.
Cambierò le mie stelle
Le renderò più luminose e belle,
A rischiarare la vita.
Fragile cammino che ancora mi attende..
Sono piena di ferite invisibili...
Domani,
Sarò goccia nel mare,
Il sale schiarira' la mia pelle,
Vivrò con il cuore tra le pieghe,
Non ascolterò gli anni..
Sarò foglia d'autunno.
9 commenti
ero
l'impronta di quella violenza
psicologica che ha bruciato
fino alla lisciatura;
il manichino lucido
dalla vetrina
murata
mi era proibita la pelle
d'oca e l'impulso
la salvezza comune
ero
il stereotipo
prediletto
l'ombra che poteva permettersi
il respiro
la bocca che ingoiava voracemente
il silenzio
ero
quella pietra tanto
brunita
che ha scivolato
in un unico tiro
sulla superficie
fino ad altra riva
non ti sei reso conto che le pietre
non conoscono la via di ritorno
a casa?
l'impronta di quella violenza
psicologica che ha bruciato
fino alla lisciatura;
il manichino lucido
dalla vetrina
murata
mi era proibita la pelle
d'oca e l'impulso
la salvezza comune
ero
il stereotipo
prediletto
l'ombra che poteva permettersi
il respiro
la bocca che ingoiava voracemente
il silenzio
ero
quella pietra tanto
brunita
che ha scivolato
in un unico tiro
sulla superficie
fino ad altra riva
non ti sei reso conto che le pietre
non conoscono la via di ritorno
a casa?
C’è chi ha un amico dentro il cuore,
quattro monete senza un nome,
un caccio senza cavallo...
che prende il treno dipinto di giallo.
C’è chi ha cento app sul telefonino
e il fumo nero che gli esce dal canino,
l’erba verde nel giardino,
tutti i fumetti di topolino.
C’è chi ha un esercito di soldatini,
mille Barbie con i vestitini,
scatole piene di francobolli
e un murales con dei cavalli.
C’è chi ha un'astronave aliena,
bomboniere piene di confetti rosa,
un figlio che va all’asilo
e non vuol mettersi il grembiulino.
C’è chi ha tutto e c’è chi ha niente,
nemmeno un amico da salutare,
un termosifone dove potersi riscaldare
e dal freddo batte i denti.
Tutto ha un inizio e una fine,
sia le storie che le poesie,
sian scritte da esperti o da principianti,
ogni giorno che scriviam siam in tanti.
quattro monete senza un nome,
un caccio senza cavallo...
che prende il treno dipinto di giallo.
C’è chi ha cento app sul telefonino
e il fumo nero che gli esce dal canino,
l’erba verde nel giardino,
tutti i fumetti di topolino.
C’è chi ha un esercito di soldatini,
mille Barbie con i vestitini,
scatole piene di francobolli
e un murales con dei cavalli.
C’è chi ha un'astronave aliena,
bomboniere piene di confetti rosa,
un figlio che va all’asilo
e non vuol mettersi il grembiulino.
C’è chi ha tutto e c’è chi ha niente,
nemmeno un amico da salutare,
un termosifone dove potersi riscaldare
e dal freddo batte i denti.
Tutto ha un inizio e una fine,
sia le storie che le poesie,
sian scritte da esperti o da principianti,
ogni giorno che scriviam siam in tanti.
Il tempo per i vivi
non s’arresta ai giorni già vissuti
ma conduce spesso
alla bellezza delle cose.
A volte, invece
avvia a bere l’amaro calice
donato dal graffio della vita
che resta inciso
nella pena e nell’amarezza
degli accadimenti
con il giro rabbuiato
di una spirale
che conduce alla soglia
di una nebulosa.
Lamenti rompono il silenzioso giorno,
affannosi respiri e una sola parola,
sempre la stessa, pronunciata all’infinito nella vita,
parola di speranza, “mamma, aiutami tu”.
Si strugge l’anima a cotanto dolore,
sento, fuggo e piango al riparo di un silente tramonto,
lì ove le mie lacrime possono confondersi
col luccichio di mille lucciole.
T’accompagna all’imbrunire
un sonnolento sole che indora la luna
e ridesta le stelle ad una ad una,
e, pur ti consegna una storia inquietante.
Faticoso al risveglio, comprendere
sia stato solo un sogno, così veritiero.
Incatenata al letto, lancinanti i dolori, lotti
e t’aggrappi con forte tenacia alla vita.
La fine t’attraversa l’anima come schegge di diamante,
lo leggi pur negli occhi e sul camice dell’uomo,
che una ciocca placido t’accarezza.
Sguardo spento verso il testimone muto,
macchina senza anima che nutre ancora
coi mille tubi la tua essenza.
Tentazione la tua di dire “si”, farla finita,
spegnere, in cambio del desiderato sollievo.
Gli occhi non si fermano al dolore,
scrutano
ora un cielo senza nuvole,
e rondini che regalano garriti, forse a te l’ultimo;
ora gli occhi dei tuoi amori imperlarsi di lacrime,
occhi di figli innamorati e persi senza te,
che favellano più di mille parole:
“Resta non ci lasciare”,
Ahimè, le medesime che dicesti a tuo padre,
da figlia, prima di scappare.
Mi ridesto con quel dolore così reale,
che sento vero, seppure sveglia.
Comprendo la bellezza della vita,
tessuta di colori sogni eppur dolori,
la sua interezza, e il peccato di chi la spreca.
Comprendo il valore di un giorno in più,
di essere libera d’agire, di scelte
mature e responsabili, di vivere oppure no.
Ho conosciuto la debolezza ma pur la forza
di un dolore.
Mi sveglio con un cuore leggero e gioviale,
gran voglia di danzare alla vita,
ed annullo ogni incertezza.
Sebbene libera di scegliere, allontano la fine,
e pur per un’altra alba sola,
il paradiso può attendere ancora.
Sebbene so' dove finisce il mare,
Le mie speranze non hanno smesso.
Rimangono sospese,
Incapaci di trovare quel vuoto che mi assale,
Se penso, alla vita nostra,
Così lignea e quasi impercettibile.
Dentro nel nido ormai abbandonato
Di piccoli implumi,
Rimangono piume, che hanno riscaldato.
E come piccolo tesoro di ritrovi,
Il cuore hanno circondato.
Bisogna solo aprire quelle ali,
Che il volo sosterranno
E sopra un cielo color indaco,
Non respirare il fluido.
Ma credere alle stelle,
Che fascieranno gli occhi
Capaci di perdono.
Le mie speranze non hanno smesso.
Rimangono sospese,
Incapaci di trovare quel vuoto che mi assale,
Se penso, alla vita nostra,
Così lignea e quasi impercettibile.
Dentro nel nido ormai abbandonato
Di piccoli implumi,
Rimangono piume, che hanno riscaldato.
E come piccolo tesoro di ritrovi,
Il cuore hanno circondato.
Bisogna solo aprire quelle ali,
Che il volo sosterranno
E sopra un cielo color indaco,
Non respirare il fluido.
Ma credere alle stelle,
Che fascieranno gli occhi
Capaci di perdono.

M’avvolge il silenzio
in influssi
accompagnanti la luce
del trasparente giorno
volto in un invaso di pace,
deposto
sul palmo delicato del tempo
tale da volerne fermare
l’istante fuggente.
Desiderio
di rimanere in stato di quiete
e non seguire quel vento
che spira di corsa,
rimanere in uno stato di sosta allargata
che si assiepa calma attorno all’io confuso.
Pensieri vagano, scolpiti, levigati:
istantanee lucide
presenti con la vividezza della loro voce,
fune lanciata alla finestra aperta della vita
che lascia riflettere sul passato
e sul tempo a venire.
Sei tu l’eroe di questi giorni triti
e delle notti larghe d’asfissia.
Ti spingi in scorci di sorrisi ambiti
tu che ti neghi il sole e scacci via
l’anima pesta in lago morto senza
vento. Tu che ti spremi il sangue in orci
dentro pareti buie ove l’assenza
d’una speranza nutre fuochi lerci.
Ti senti vile e tutti i giorni avanza
un resto d’avaria alla tua bile:
la danza macabra, la testa china
ed il silenzio imploso a tracotanza.
Legno consunto, baco del barile
privo di lustro, martire in vetrina.
e delle notti larghe d’asfissia.
Ti spingi in scorci di sorrisi ambiti
tu che ti neghi il sole e scacci via
l’anima pesta in lago morto senza
vento. Tu che ti spremi il sangue in orci
dentro pareti buie ove l’assenza
d’una speranza nutre fuochi lerci.
Ti senti vile e tutti i giorni avanza
un resto d’avaria alla tua bile:
la danza macabra, la testa china
ed il silenzio imploso a tracotanza.
Legno consunto, baco del barile
privo di lustro, martire in vetrina.
Col dono della vita
anche il nodo relativo
c'è stato regalato,
poca scelta per la strada
- già perfettamente assegnata -
solo sciogliendolo
il dono sarà completo.
A porsi di traverso,
di resistenza opporsi
- cercando altra avventura -
vita intera non basta
per riuscire a soddisfarsi.
Col cuore sincero
senza macchina che macchi
il circondario osserva
... a soggetto
di sicuro t'accorgi
di chi - anche ignaro -
al suo perché
viaggia di fianco
... e chi no!
anche il nodo relativo
c'è stato regalato,
poca scelta per la strada
- già perfettamente assegnata -
solo sciogliendolo
il dono sarà completo.
A porsi di traverso,
di resistenza opporsi
- cercando altra avventura -
vita intera non basta
per riuscire a soddisfarsi.
Col cuore sincero
senza macchina che macchi
il circondario osserva
... a soggetto
di sicuro t'accorgi
di chi - anche ignaro -
al suo perché
viaggia di fianco
... e chi no!
Viviamo con la frenesia dei tempi moderni
viviamo nell'epoca della tecnologia
utile si ma a volte troppo sfruttata
perdiamo “Dettagli” importanti
ormai dati per scontati
L'aria che respiriamo
il mare, l'erba verde dei prati
sono qui, li vediamo ma non li sentiamo
Osserviamo con gli occhi del cuore
udiamo con le orecchie dell'anima,
la maestosità delle montagne
guglie di abazzie naturali,
l'immensità del mare dai colori meravigliosi
cangianti all'alba ed al tramonto
due miracoli di Madre Natura
Questo mare che col cielo si fonde
in uno spettacolo teatrale
le onde col suo rumorreggiare
sono musica di sottofondo
Le stelle allietano la notte buia
la luna galeotta per cuori innamorati
che fantastici doni ci ha fatto Dio
diamo loro l'importanza dovuta ... sempre
Il sorriso di un bambino
quanta tenerezza reca
alla scoperta di una conchiglia
tra la sabbia sorpreso da quell'oggetto
sì bello e nuovo per un piccolo uomo
che al mondo si affaccia
Lasciamo fluire il bambino che in noi vive
stupiamoci ancora di tutte le bellezze del mondo
sono infinite, nessun uomo avrebbe potuto crearle
curiamole con amore ci appartengono …
i doni non si disprezzano … mai ….
Stavo per parlare d’amore,
di quelle volte quando ci si innamora;
ma è il vento che mi ha disseminato i fogli
su un catrame bollente di strada spossata.
Forse sabbia scura, come pelle d’africa
che vorrebbe essere pensata.
Intontita fisso il rettilineo
di questo colpo al cuore
che è come farsi tutte le domande della sera
quando la vita di ogni vita
mi passa nel pensiero.
E’ non è sangue immortale
nè storia sentimentale.
Sono parole difficili da trovare
come le stagioni
quando tardano ad arrivare
per tutte quelle esistenze
davvero senza amore.
Gettate nel mondo
e visibili solo
per una remota insolenza.
Non fosse altro che per la voglia di esserci
anche da soli
anche senza un perchè o una clemenza.
Sono fin troppe
Sono fin troppe
le esistenze dalla pelle chiara
e dalla pelle scura
senza che possano
mai contaminare una loro carezza
con quella di un altro
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!

Va contro il malinteso volontario
che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero[1] e stato stazionario[2]
- arresto all’antro[3] con afflato mistico.
E’ il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.
che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero[1] e stato stazionario[2]
- arresto all’antro[3] con afflato mistico.
E’ il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.
Cade una stella
Attraversando il cielo,
Sorvola il mio mare,
Fatto di sogni.
Brividi sulla pelle
Lasciano l'impronta del tuo dito.
Ti porto in tasca chiuso
Nella mia mano come scintilla
Che eterna brillera'.
E tu, da lì, riesci a sentire
I miei segreti che solo io conosco,
E la mia anima si perde
Correndo, verso l'orizzonte
In cerca di te.
Non vi guardo più stelle,
A voi troppe volte ho lasciato il mio destino,
Ubriache di cielo non mi avete esaudito.
Eroina senza spada,
In questo tempo in rovina
Mi avvolgero' delle correnti,
Sapendo che ho ancora luce negli occhi,
E cuore che trabocca.
Porterò la mia vita come fiore
Ancora da cogliere e sarà
Coraggio vestito di sorriso,
Su il mio viso.
Attraversando il cielo,
Sorvola il mio mare,
Fatto di sogni.
Brividi sulla pelle
Lasciano l'impronta del tuo dito.
Ti porto in tasca chiuso
Nella mia mano come scintilla
Che eterna brillera'.
E tu, da lì, riesci a sentire
I miei segreti che solo io conosco,
E la mia anima si perde
Correndo, verso l'orizzonte
In cerca di te.
Non vi guardo più stelle,
A voi troppe volte ho lasciato il mio destino,
Ubriache di cielo non mi avete esaudito.
Eroina senza spada,
In questo tempo in rovina
Mi avvolgero' delle correnti,
Sapendo che ho ancora luce negli occhi,
E cuore che trabocca.
Porterò la mia vita come fiore
Ancora da cogliere e sarà
Coraggio vestito di sorriso,
Su il mio viso.
Sono due insiemi aperti ai loro estremi
la merce e il bene appesi in gemme al brolo
diversi non contrari i semantemi
utile sempre questo e quella solo
nelle vetrine esposta a perdizione
vile d’acquisto e scambio con denaro.
Il bene-merce è nell’intersezione
e il bene-solo lì sempre più raro:
autoprodotto per l’autoconsumo.
Ciò ch’è soltanto merce è poi lo spreco:
si paga il prezzo per vedere il fumo.
Se si misura il PIL ridonda un’eco:
ciò che s’acquista accresce, il resto un grumo
che innalza l’asticella d’un copeco.
la merce e il bene appesi in gemme al brolo
diversi non contrari i semantemi
utile sempre questo e quella solo
nelle vetrine esposta a perdizione
vile d’acquisto e scambio con denaro.
Il bene-merce è nell’intersezione
e il bene-solo lì sempre più raro:
autoprodotto per l’autoconsumo.
Ciò ch’è soltanto merce è poi lo spreco:
si paga il prezzo per vedere il fumo.
Se si misura il PIL ridonda un’eco:
ciò che s’acquista accresce, il resto un grumo
che innalza l’asticella d’un copeco.
L'amore è così
semplice e genuino.
Giunge
e come ad un fiore
s'appoggia,
a cambiargli l'aria,
l'acqua
addirittura il fuoco.
Ma di fiori
ne esistono
di tutti i colori,
forme
e dimensioni
e troppe volte
ragionano
i fiori,
anche troppo ...
in alcune circostanze
semplice e genuino.
Giunge
e come ad un fiore
s'appoggia,
a cambiargli l'aria,
l'acqua
addirittura il fuoco.
Ma di fiori
ne esistono
di tutti i colori,
forme
e dimensioni
e troppe volte
ragionano
i fiori,
anche troppo ...
in alcune circostanze







