mentre bevo la linfa
che scorre nelle vene.
Ha un sapore nero
il bianco candore della morte.
Ha un vestito scuro il manto che avvolge la luce.
Ha suono stridulo l'amore per la fine.
Dopo me il nulla sarà.
Non volti, non sguardi rivolti,
disinvolti,
sconvolti.
Non guarderà alcuno al sacello,
sfracello
del corpo,
disgusto mortale,
banale,
sacrale,
eppur normale.
Leggerà fra altri il ricordo
contorto,
immaginifico e immaginario
immaginato e dimenticato.
Tempo d'angusto essere,
essere angusto non tempra,
non costringe,
eppur costretto in forma non voluta,
desiderata,
agognata,
ripudiata,
odiata,
amata.
Or discerni tu al di là
senza soluzione,
tocchi, non percependo.
Non sai,
mai saprai.
Spengi un lume per me,
spengilo e sfoglia il libro dei sapienti
fallo per me
ancora una volta,
ancora e ancora
finché non darà il giudizio suo.
Sospesa, protesa su quello scenario dove non calerà nessun sipario.Protesa, in ascolto dell' universo che mi culla , mi afferra è il richiamo di MADRE TERRA.
Solo , un eco melodioso un cantico speciale, mi proietta in un paesaggio.
Acqua, terra, cielo, si uniscono il fuoco arde in me , con passione ritrovata.
Sono creatura, di questo spettacolo della natura, un' emozione particolare.
Rende, questo attimo veramente da ricordare, un nuovo vento mi circonda.
La serenità, si mischia a rinnovata felicità, beata mi incanto ad ascoltare.
Grazie o universo per tanta bellezza, per me fonte di dolcezza ora mi sono ricaricata.
La mia anima , si è colmata di nuova energia , di nuova poesia per vivere.
Sempre, con più allegria con più armonia, con tanta sintonia, brezza marina mi avvolge.
Respiro, nuovi profumi nuovi odori nuovi ardori, senza più timori senza rancori.
La scia aperta quella porta,
lascia aperta la porta,
che entri l’aria,
che mi venga la voglia di andare ancora,
di uscire con le mie gambe,
lascia aperta quella porta,
per sentire la vita,
e il movimento del mondo,
per avere la voglia di ricominciare,
di ritoranare,
di provare ancora a vivere;
lascia aperta quella porta,
per vivere di nuovo,
per gustare le stagioni che vanno e muoiono,
il lento passare del tempo,
lascia aperta quella porta,
per avere la voglia di camminare,
di passare oltre,
e di voltare pagina sul passato,
lascia aperta quella porta.
-Come tuffi di cascate.
A volte ammicca
- A volte ti minaccia la sorte.
- Con la sua questione di luci e di ombre
-La sua partita!

Un messaggio in cui si trascrive l'origine e la specie della vita.
Noi siamo ciò che il DNA racconta.
Corporeità e materialità s'affidano
alla genesi che stampa indelebile il suo significato
nel nostro organismo.
Tralasciamo la natura fisica e accettiamo come provato
il corollario che circonda il DNA stesso.
Se rappresentiamo la sua evoluzione
tutto quello che rientra nella sfera umana ha origine
da esso per conseguenza.
Proviamo per un attimo a configurare la sfera immateriale
che ci connota.
Anima o spirito a seconda dell'accezione laica o religiosa
abbiamo come residente non visibile la nostra raffigurazione
non tangibile di fronte al corpo tangibile.
Generati e conformati dal DNA possiamo affermare
che l'immaterialità reca in sé lo stesso messaggio?
L'anima (d'ora in avanti parleremo usando questo termine)
può quindi essere portatrice dello stesso “significato genetico”?
E di contro il pensiero come espressione anch'esso non tangibile
dell'anima nasce e reca impresso la genesi materiale?
Se così fosse allora la parola,
unico strumento materiale per esternare l'io pensante interiore
contiene il nostro DNA.
Se potessimo analizzare questa nostra espressione come una qualsiasi
parte del nostro corpo, giungeremmo senza alcun dubbio a indicare
come DNA immateriale la denominazione intrinseca dell'anima stessa.
Pensiero generatore di parola e parola generatrice di aggregati d'essa
e quindi di “discorsi”.
Il discorso nel caso specifico diviene poi composizione articolata di pensiero
quindi si raffigura come portatore effettivo del nostro DNA.
Ecco allora apparire chiara la valenza universale della parola
e la sua magistrale unicità nella molteplicità delle espressioni umane.
Se l'uomo è relatore e costruttore di composizioni verbali,
esse avranno l'identica dignità attribuita all'essere umano.
Pensiamo solo per un attimo se la parola potesse essere autonoma da sé
e dalla sua genesi, se solo potesse ribattere ad altri pensieri...
Daremmo a lei valenza infinita?
Certamente sì.
Valenza che pur come emanazione extracorporea dobbiamo attribuirle.
Così come non vorremmo mai veder calpestato l'uomo,
non calpestiamo mai le sue orme fisiche,
non calpestiamo le sue Parole.
irrigidite
dalla schiera d'alberi
scendono
vanno a riposare
pungono becchi
affamate battono
vortici dalle aiuole
sature di fumi
circondate
ondeggiano melense
l'ora di suoni
d'ovattate voci
senza rimorsi
s'adagiano a dormire
un sonno senza fine
dove capita
intristiscono
chi le osserva
cadere

Un giorno mi dovrai spiegare
l’ossessiva ripetizione delle scie
che imbrattano il mio cielo.
Nocivi fumi non permettono
di respirare,
allergie non ti scalfiscono
mentre lacrimo smog.
Un giorno dovrai spiegare al mondo
perché sei arrivato sulla luna
scordando mali oscuri
che uccidono indisturbati.
Hai scoperto la genetica
hai modificato il mondo
non modifichi le sofferenze del male.
Un giorno quando lo spiegherai
a tuo figlio
io non ci sarò.
Corvi pasteggeranno
cuculi
non canteranno.

Opaco era quello specchio, in cui mi guardavo , coperto di vapore di quella sostanza.
Immagine sbiadita , sfocata della mia giovinezza , della mia spensieratezza.
Le dita scorrono, per fissare meglio quella donna forte e coraggiosa.
Orgogliosa, che ogni giorno lotta contro chi la vuole incastrare, bandire dalla sua stessa vita.
Io non sono distruzione, solo il grillo , la voce che mai ti inganna , non condanna.
Chissà perché Anna viene definita arrogante, boriosa troppo scontrosa.
Pensa per te rispondo , che fai il giullare e sei incantatore di serpenti in un branco di dementi.
Ecco , quando incontro le anime nere io mi defilo , mi cerco subito un nuovo rifugio.
Mai mi avrete come schiava di ipocrisie , litanie di finzioni e pantomime di dimostrazioni.
Rimarrete nella vostra oscurità, fatta di osceni sentimenti, nei vostri pettegolezzi.
Anna non ci cade , non va a pezzi io luce infinita, arcobaleno per le vostre anime estinte.
Esalate , pure le vostre cattiverie le vostre dicerie, seminate solo zizzania.
Io le discariche non le frequento, porto salute, serenità gioia armonia di questo si compone l' anima mia.
Vi perdono , vi trasformo in empatia la regina dei sentimenti, provate un po' a vedere .
Ricordate gente chi troppo s'inchina mostra il sedere!!!

Rassegnarsi alla vita come in una gran partita,
perdonarsi a vicenda come in una leggenda.
Artefici del proprio destino,
viviamo nell'illusione
o nella realtà del nostro cammino?
Restar svegli per troppe volte,
immobili come statue tutta la notte
per poi abbandonarsi
in quella fredda e triste tentazione della sorte.
Lottare senza forze per qualcosa o qualcuno
a dispetto di ogni avversità,
imbattersi senza fede
per niente o nessuno contro ogni verità;
ribellarsi senza nessuna possibilità...
Andar via ogni volta
da quei fervidi ricordi,
pensar nei dettagli tutti i possibili risvolti.
Scappar via ogni volta da quel tedro posto
che ci piaccia o no è come un vero mostro.
Sarà che sono pazzo già da un pezzo,
sarò diventato matto sul fatto
ma un pensiero latente
è lì che invade la mia mente...
per spiccare il volo
e sentire l'aria sul viso.
Per essere libero.
Andare dove mi porta il vento,
dove sono felice;
senza paura di avvicinarmi al sole.
È quando troverò
la mia destinazione,
mi ci fermerò;
ma sempre sopra
le nuvole.
percorrono ricordi.
Senza regole,
senza limiti,
senza confini.
Ombre danzano
nell'inverno ormai inoltrato.
L'ultimo sguardo
verso il sorgere di una nuova alba.
Ripercorrono
un'altro pezzo di vita.
con la paura attaccata addosso.
Paura delle sabbie mobili,
paura del buio assoluto.
Il sentiero non delineato.
Dolore sulla pelle,
dolore nell'anima,
brividi freddi sul corpo.
Camminando piano,piano,
giorno dopo giorno,
la luce davvero lontana.
Ma non mi sono mai fermata,
non ho perso la speranza.
Giorno dopo giorno,
piccoli passi
leggeri come il battito d'ali di una farfalla.
Giorno dopo giorno.
Piangendo,
tremando,
ma senza mollare mai.
Ostacoli superati
lasciati alle spalle,
ma tanta paura,
paura di ricordare,
paura di ricadere nel baratro,
paura di rivedere
le porte dell'inferno.
Per tanto tempo
cancellati quei ricordi
per non soffrire,
per non rivivere
giorni pieni di terrore.
Ora guardo avanti
con fiducia,
cercando di vivere tranquilla,
buttando giú dalle spalle
i problemi sciocchi,
analizzando i veri problemi della vita.
Cercando soluzioni,
almeno ci provo.
Cercando di vivere con leggerezza,
senza lasciare mai il sentiero
verso la luce.










