Così procedo

e fingo

pur di non mangiare cinese,

 fingo

  sprecando battute,

fingo

di fidarmi approssimativamente del prossimo

come di me stesso,

per davvero,

però niente altra guancia

e se trovo qualche parola magica

è solo per il dessert.

 Non ho amato essere oracolo,

salire sul pulpito e tollerare Serse,

ma nemmeno essere ilota.

 Ricucio le ali della folla

che sa eleggere un principe oggi

e spolparlo l’indomani.

Scrivo sempre un filo del discorso

anche fingendomi tonto,

mentre introduco l’appuntamento:

sarai davvero al mio fianco,

così non sguscio dall’equilibrio?

Fingo

che so contare oltre le mani,

per questo vivo,

anche se la matematica m’arrugginisce.

 La mia città ha superato 7 assedi

 usando kilometri di cunicoli:

gente cieca li faceva,

gente muta li tramandava,

gente sorda a guardarti.

Appena posso mastico liquirizia,

fingo

 di non aver fame,

ti dono una carezza e mendico tutt’altro,

contropartite d’amore

Facciamo una serie di fotocopie,

 un sole pallido rimbalza,

nella fretta dell’eros mi spogli a metà

quasi a strappare.

Spero di  essere per te

 più di un fiammifero sfregato,

vuoi dolcezza, non solo spinte,

 sento vento forza tre,

magari mi smarrisco su qualche cresta.

L’orizzonte? Un blu notte.

Abbasso il finestrino appannato

fino a metà,

nel circumnavigare il vicinato

evito vicoli ciechi

e attacchi di hezbollah

coi razzi perforanti a sfiorarci la testa,

meno ancora la gente non commestibile

di legno levigato

 che sogghignando finge,

ma è nervosa

per questo mio aspetto infarinato.

Rispondo

e mi fingo educato

intrufolando domande provocatorie,

 non tocco mai chi non so incontrare,

il bagagliaio è vuoto,

fingo,

niente fiocine stavolta,

 meno ancora armi pronte all’uso,

la vita ha già troppo da piangere.

È già la terza volta che incontro nei fari

un branco di randagi,

sono controfigure di un film surrealista

o per davvero stanno aumentando?

Oltre il finto muro

hanno ripreso a bruciare copertoni,

il puzzo infradicia la striscia di Gaza:

si parla di accordi,

ma non per questo.

 Per davvero

 ti racconto un sogno ricorrente

dove sto in mezzo a un mare piatto

coi piedi a mollo,

le alghe fosforescenti la notte,

tu lentamente ti volti,

le mani raccolte a nido,

le labbra si allargano

e dici “Sargassi, il mar dei Sargassi hai sognato”.

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Profilo Autore: dario moletti  

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