Carissima/
un vento farsesco
ha ingoiato l’angolo del mio breve giardino
in cui di solito mi rintano.
Ha appiattito il basilico
e fatto sanguinare i gigli.
Sono furibondo anche per il vestito di fogliame
con cui sconfissi Montezuma.
Aspro, recupero dal pozzo
ciò che scriverò sul diario
da cui difficilmente mi divido,
magari mentre la pioggia incardina
quel picchiettare conciliante
o le nuvole nascondono il sole a tratti
creando momenti fulgidi
ed altrettante ombre
sicuramente diverse da come le vedi tu.
Lo sai come scendo nel metodico
segnando tutto,
perfino gli anticorpi,
unico chiasso che emetto dalla penna
in questa vita così abituale
da sfiorare la noia, che tu odi.
Mi domando se hai già letto
la penultima lettera che ti ho spedito,
magari sorseggiando il caffè all’americana
nella tua vestaglia rosa,
seduta sul terrazzino
affacciato alla riviera di ponente,
le gambe accavallate con malizia
tanto da permettere una sbirciatina.
Se chiudo gli occhi vedo mentre sbuffi,
con in una mano la busta strappata
e nell’altra il foglio
contenete le curiosità ( si fa per dire )
che ti espongo.
Forse addirittura preghi
che io perda la speranza d’attirarti
e mi uccida con le pietre in tasca
in qualche torrentello in piena
come fece Virginia Woolf.
Ma non illuderti
sono troppo stupido
per tentare un gesto così estremo.
Vero che altri,
non riuscendo a intraprendere
una vita troppo dissimile
dalla loro voglia d’amare,
son finiti su quella discesa
a velocità smisurata.
Io al massimo rischio di strozzarmi
con qualche boccone mal masticato
o prendo una congestione
dopo aver tracannato acqua dal frigo.
Ah! Passando in rassegna le stanze
ho scoperto come l’acqua si sia infiltrata
da una finestra socchiusa
radunandosi sotto il tappeto persiano
che tu ami tanto
e che io da tempo penso di buttare.
Anche oggi termino di scriverti
nel silenzio serale
di questo paese montano.
Prima di cena
farò la solita passeggiata fino al crinale
invece di masturbarmi,
sperando d’incontrare
un tasso o una volpe frettolosi
anche se la mia vera speranza rimane il lupo.
Qualche miserabile
s’è mangiato un altro gatto,
i resti gettati alla rinfusa nella pineta
parlano umano.
Spero tutto bene dalle tue parti…
Frequenti sempre certi salotti
decorati d’oro,
dove il pettegolezzo entra a dismisura
nelle scommesse clandestine
di cani e galli massacrati
per la follia attorno?
Forse sarebbe meglio un tresette
col vino a caricare barzellette becere,
avresti quel gancio in su al lato delle labbra,
di ritorno faremmo sesso
dove ci capita.
Ok, ok rischio di inacidire
e non voglio… ti lascio
forse è l’ultima che scrivo,
o…forse…mai!
