Non voglio più guardare facce
che ingollano paure
che sputano livore,
né sguardi che non vedono
e voci che non parlano
e mani che non curano.
Negli occhi che non piangono
non fisserò pupille
su bocche che non ridono
non deporrò carezze
a gesti che non sciolgono
aprirò solo il buio.
Non voglio più guardare facce
curve quando cammino strade
che odorano di pioggia:
basterà il cielo
dipinto in una pozza
che stagna di stupore.
che ingollano paure
che sputano livore,
né sguardi che non vedono
e voci che non parlano
e mani che non curano.
Negli occhi che non piangono
non fisserò pupille
su bocche che non ridono
non deporrò carezze
a gesti che non sciolgono
aprirò solo il buio.
Non voglio più guardare facce
curve quando cammino strade
che odorano di pioggia:
basterà il cielo
dipinto in una pozza
che stagna di stupore.
1 commento
Autunno voleva dire
arancio
con le sue
sfumature calde sui sentieri.
sfumature calde sui sentieri.
"Montepaone " borgo di uliveti e
querce testarde
di vichi in discesa e
salite faticose.
Di prepotenti silenzi e
terrazze salate.
Echi sordi di passi
e tende di maestrale.
Erose rocce e
mulinelli in schiuma
in pendenza.
E docili rughe all'olmo
sotto al campanile
quando rintocca
Mezzodì.

Montepaone (CZ) Foto dal web

Montepaone (CZ) Foto dal web
S'affretta il passante ramingo
Sotto scrosci di pioggia incessante
Quasi fradicio di lacrime e dolore
Presto il cielo plumbeo inchinera'
Le sue nuvole
E la notte foriera arriverà cavalcandole.
Catturera' i respiri e i gemiti dei mortali
Li custodira' nelle sue buie stanze
E vegliera' sui dormienti.
I rumori si spegneranno come il canto degli uccelli.
Notte blu velluto, morbida
E umida di lacrime perlacee
Impercettibile notte...senza più luce.
Sotto scrosci di pioggia incessante
Quasi fradicio di lacrime e dolore
Presto il cielo plumbeo inchinera'
Le sue nuvole
E la notte foriera arriverà cavalcandole.
Catturera' i respiri e i gemiti dei mortali
Li custodira' nelle sue buie stanze
E vegliera' sui dormienti.
I rumori si spegneranno come il canto degli uccelli.
Notte blu velluto, morbida
E umida di lacrime perlacee
Impercettibile notte...senza più luce.

Cerco risalire
dalla bassa marea
su torrenti a bordo di giunchi
nella brama di osare
nel raggiungere il mio scoglio dorato
col sangue che fuma
nel risveglio vivace della coscienza.
Di trame oscure:
uno spiraglio si schiude…
al di sopra del valico
spunta l’aperto tra il buio e la luce.
Esiste ubriachezza più bella
del dormiveglia?
Intervallo di pura magia
e di semi coscienza,
quando la mente trilla
come foglia sonante
che sussurra segreti alla
sua vicina di ramo.
Odo solo lagnar di calli
neppure le tronche mi baciano stasera
dove la lingua
rivolta costantemente chewingum
e la mandibola non rispetta il tempo
La gatta dagli occhi blu cammina i tasti
mi coccola al cadere di ogni stella
impelliccia casa
mentre nemmeno un lamentar di cane
mi raccoglie al rosario delle sette
neppure le tronche mi baciano stasera
dove la lingua
rivolta costantemente chewingum
e la mandibola non rispetta il tempo
La gatta dagli occhi blu cammina i tasti
mi coccola al cadere di ogni stella
impelliccia casa
mentre nemmeno un lamentar di cane
mi raccoglie al rosario delle sette
Ricorda
la frenesia dei bimbi
e le risate
ricorda quegli attimi
lenti ad oziare.
Ricorda il sole
accecarti gli occhi
i piedi scalzi
sulla sabbia avvampare.
Ora che le nuvole gonfie
sono messaggere
uno scialle copre
la tua pelle ambrata
un boato
oblia un ricamo
e ti lascia andare...
Mille e ancora mille
Saranno i baci sfusi
Sulla pelle arida d 'affetto
Speranza che cresce come musica nella mente
Lenta avanza e vibra come danza tribale
Nelle notti di fine estate
Dove illudersi è possibile ancora
Luna pallida e lattea rifletti sui pensieri
Che dominano stati d'animo
Rinchiusi in una gabbia.
Liberali e lasciali volare
Come sciami di calabroni.
Tenue il sorriso racchiude illusioni e desideri
Sollevando nell'acqua del lago
Il riflesso di stelle raminghe
Che passano cancellando ricordi da perdere.
Sul filo del confine che annega anche i sogni.
Saranno i baci sfusi
Sulla pelle arida d 'affetto
Speranza che cresce come musica nella mente
Lenta avanza e vibra come danza tribale
Nelle notti di fine estate
Dove illudersi è possibile ancora
Luna pallida e lattea rifletti sui pensieri
Che dominano stati d'animo
Rinchiusi in una gabbia.
Liberali e lasciali volare
Come sciami di calabroni.
Tenue il sorriso racchiude illusioni e desideri
Sollevando nell'acqua del lago
Il riflesso di stelle raminghe
Che passano cancellando ricordi da perdere.
Sul filo del confine che annega anche i sogni.
… tra i fianchi stretti
soffocante odore.
Non è disgustoso incenso.
Sulle mani
dei “consacrati” dal dio del tempio
mescolanza di pane
“smembrato” a sudore di bambino.
“Fate questo in memoria di me”
Ripetersi dell’offerta
E come i ruggenti e arrugginiti chiodi
amarono
ieri il sapore della carne
mischiato a legno sudato…
così bambini e le bambine
assaporano
vino divenuto aceto
pane ammuffito.
“Fate questo in memoria di me”
Sacrificio del Getsemani
legno inchiodato tra le loro cosce.
E il "sacrificio eucaristico"
si ripete...
In "silenzio"
soffocante odore.
Non è disgustoso incenso.
Sulle mani
dei “consacrati” dal dio del tempio
mescolanza di pane
“smembrato” a sudore di bambino.
“Fate questo in memoria di me”
Ripetersi dell’offerta
E come i ruggenti e arrugginiti chiodi
amarono
ieri il sapore della carne
mischiato a legno sudato…
così bambini e le bambine
assaporano
vino divenuto aceto
pane ammuffito.
“Fate questo in memoria di me”
Sacrificio del Getsemani
legno inchiodato tra le loro cosce.
E il "sacrificio eucaristico"
si ripete...
In "silenzio"
Sei già nell'aria !
Il cielo
con le sue mezze tinte
accoglie la tua solitudine .
Stormi sollevano addii.
In aria fresca generosa
un altra stagione attende
nuovi colori e profumi .
Tramonti tenui in granelli d'uva
e quella vaga angoscia
sulla terra e nelle foglie.
L'attimo è lì sospeso
cristallizzato, ma il cristallo è fragile
- vive dentro ad un respiro -
sento la sua piuma lieve che mi sfiora
eppure anche il suo macigno sul petto
- muore in un soffio senza neanche vento -
e dentro quell'istante bruciano inferni
e splendono paradisi
- tutto allo stesso tempo, senza tempo -
tra il tutto e il nulla, tra l'assenza e la presenza
tra nascere e spirare, tra vuoto e pienezza
- nell'immenso infinito che lo eterna -
eppure non duraturo, fugace, sfuggente
come sospiro di farfalla su un fiore
- tra sbattiti d'ali e battiti di ciglia .-
cristallizzato, ma il cristallo è fragile
- vive dentro ad un respiro -
sento la sua piuma lieve che mi sfiora
eppure anche il suo macigno sul petto
- muore in un soffio senza neanche vento -
e dentro quell'istante bruciano inferni
e splendono paradisi
- tutto allo stesso tempo, senza tempo -
tra il tutto e il nulla, tra l'assenza e la presenza
tra nascere e spirare, tra vuoto e pienezza
- nell'immenso infinito che lo eterna -
eppure non duraturo, fugace, sfuggente
come sospiro di farfalla su un fiore
- tra sbattiti d'ali e battiti di ciglia .-
A fatica tratteniamo il respiro
nemmeno una foglia in diritto,
movimenti preclusi, poi ...
il tuffo
nel tempo che passa
tra archetipi
e stereotipi.
Ma dalla ricerca nessun risultato
ché da gamberi abbiamo attinto
- lasciati ai Watussi i passi giganti -
Sgomento e maschere
al rientro nei ranghi
senza nemmeno girarci.
Stella ...
dai continuiamo a giocare.
nemmeno una foglia in diritto,
movimenti preclusi, poi ...
il tuffo
nel tempo che passa
tra archetipi
e stereotipi.
Ma dalla ricerca nessun risultato
ché da gamberi abbiamo attinto
- lasciati ai Watussi i passi giganti -
Sgomento e maschere
al rientro nei ranghi
senza nemmeno girarci.
Stella ...
dai continuiamo a giocare.
Nelle città
d'infedeli volti
l'euforia infinita
invade la mestizia e viceversa.
S'accompagna
il passo lungo di seriosi benpensanti
con quello corto delle anime migranti.
I colori son dispersi
degni d'una VHS,
s'offron nudi al buon mercato
delle strade brulicanti.
Nuclei armati d'ateismo a caccia d'angeli
acquasanta sopra i lanciafiamme
in alto sfrigolan le antenne
di palazzi eiaculanti.
Restan pochi spazi
un bilocale appena
per i pensieri più difformi
vadan essi da mortifere ossessioni
a propositi carnali
mentre senza sosta giocano
le partitelle loro
Tatuatori contro Tatuati
l'arbitraggio
è della pelle immacolata.
Tu, mia terra, tu pianura amata, dove io sono nato come tanti. ...
Tu che nasci dai fianchi dei monti e ti fai accompagnare dai fiumi,
per finire a farti cullare dalle dolci carezze delle onde del mare.
Ascoltando i racconti dei vecchi, sembri molto cambiata,
li ascolto mentre parlano di te, seduti davanti alla soglia di casa.
Raccontano di te, stupenda giovane, bella,
verde e abbellita dai colori dei mille fiori,
tu, baciata dalla luna che si specchiava in gracidanti stagni,
limpidi e tersi, come fossero stati i tuoi occhi azzurri,
dove splendevano le stelle che, come diamanti brillavano e si incastonavano nel tuo paesaggio primaverile.
Stupenda e bionda, diventavi d’estate,
davi nutrimento a tutti i tuoi figli.
Curvavi il contadino sul tuo suolo, per raccogliere i tuoi frutti,
come fosse stato il figlio prediletto,
che ti ricambiava con cura e amore.
Calorosa e ricca di mille profumi,
diventavi in autunno mentre, lentamente,
ti spogliavi e ti preparavi a divenire da giovane e sgargiante ragazzina in primavera, a matura vecchia signora, in inverno,
avvolta in un soffice, candido manto.
Oggi, rivestita di grigi colori, essi non ti riconoscono più, mia bella pianura.
Ti hanno dimenticata e deturpata, non ti amano e piano piano ti stanno distruggendo:
coperta di cemento e catrame, deturpato il tuo verde,
spogliata delle tue bellezze.
Oh mia amata terra illuminata dal sole, sei continuamente nei miei
pensieri e, fino a quando vivrò, sarò sempre un tuo umile figlio.
In me ci sei tu, mia vita e mie radici, dolce terra mia, pianura Padana.
Tu che nasci dai fianchi dei monti e ti fai accompagnare dai fiumi,
per finire a farti cullare dalle dolci carezze delle onde del mare.
Ascoltando i racconti dei vecchi, sembri molto cambiata,
li ascolto mentre parlano di te, seduti davanti alla soglia di casa.
Raccontano di te, stupenda giovane, bella,
verde e abbellita dai colori dei mille fiori,
tu, baciata dalla luna che si specchiava in gracidanti stagni,
limpidi e tersi, come fossero stati i tuoi occhi azzurri,
dove splendevano le stelle che, come diamanti brillavano e si incastonavano nel tuo paesaggio primaverile.
Stupenda e bionda, diventavi d’estate,
davi nutrimento a tutti i tuoi figli.
Curvavi il contadino sul tuo suolo, per raccogliere i tuoi frutti,
come fosse stato il figlio prediletto,
che ti ricambiava con cura e amore.
Calorosa e ricca di mille profumi,
diventavi in autunno mentre, lentamente,
ti spogliavi e ti preparavi a divenire da giovane e sgargiante ragazzina in primavera, a matura vecchia signora, in inverno,
avvolta in un soffice, candido manto.
Oggi, rivestita di grigi colori, essi non ti riconoscono più, mia bella pianura.
Ti hanno dimenticata e deturpata, non ti amano e piano piano ti stanno distruggendo:
coperta di cemento e catrame, deturpato il tuo verde,
spogliata delle tue bellezze.
Oh mia amata terra illuminata dal sole, sei continuamente nei miei
pensieri e, fino a quando vivrò, sarò sempre un tuo umile figlio.
In me ci sei tu, mia vita e mie radici, dolce terra mia, pianura Padana.
Le parole sanno solo parlare.
Sono scie di fumo
svanenti in un battipaleno.
Invano si cerca una traccia
di flebili verba
che non stanno in piedi,
nemmeno con un bastone.
Inutile librarsi in aria
a catturare l'immenso.
Lo smog fagocita parole,
tutte senza senso.
Sono scie di fumo
svanenti in un battipaleno.
Invano si cerca una traccia
di flebili verba
che non stanno in piedi,
nemmeno con un bastone.
Inutile librarsi in aria
a catturare l'immenso.
Lo smog fagocita parole,
tutte senza senso.







