perché non si centuplichi lo squarcio
vorrei: non penetri la daga al gorgo
fino al plesso. Difesa tua dimora
empio di lacrime il fossato a sgorgo
distraggo il sangue della lama – marcio.
Nel materiale torcersi la pena
carezza eterna in terra che divora.
vivere, morire, sopravvivere
aspettare, precipitare, strisciare
strapparmi il cuore, un rene, le viscere
ero disposto a nutrirmi solo delle tue gocce
del tuo pianto, del tuo respiro
di una parola, di un graffio
di un orgasmo degli occhi e della gola.
Per te ero disposto a rinunciare a me
scaraventarmi in un fosso e lì dimenticarmi
pur di averti tra i miei spasmi.
Per te ero disposto a denudarmi
davanti a Dio e al peccato
scalare l'inferno e lì bruciare il mio passato.
Ma nella voragine dell'impossibile
nel gioco del cielo e nei lampi di luce
ti sei persa
hai fatto perdere le tue tracce
lasciando solo la scia dei nostri giorni immensi
hai lasciato solo l'eco del mio "ti amo"
e adesso io vago come un eremita
a cercare una parola
che mi dia il coraggio
di chiamare ancora questa vita
"la mia vita".
Aprendo a me le porte al cielo ,
Trapasserai , la via dell’infinito
Per raggiungere il mio immenso .
Ch’io ti tocchi i seni ,ti ascolti e ti parli :
Dai a me i brividi tuoi , i tuoi fremiti ispiro .
Ch’io ,ti sazi di belle parole ,nel tuo cuore ,farti godere
Ti dia la mia vita ,la tua da tempo l’ho desiderata .
Ch’io ,spando oro su lembi di terra ,sia per te succo di vita .
Sia traccia dei miei passi fuggenti
lì ,i tuoi piedi trovino il tuo manto .
Ch’io ,ignori la luce dell’onda ,la tua flutta ,dove il mare giace
Ti vesta di rose rosse , dipingerti, con i languidi baci .
Ch’io , ti inondi con passione profonda e sanguigne intenzioni
Ne goda , il muto imbarazzo .
Ch’io ti ritrovi serena nei grovigli stregati
Libera , nei gemiti ,negli olezzi dei gigli .
Ch’io posso abbracciarti coi raggi del sole
Stringerti a me con le braccia del mare
Proteggerti ,dagli audaci castighi .
Ch’io ,sfiori i tuoi flutti in una notte di tempesta
Darti pace ,con l’anima mia .
Ch'io . Sia, sempre tuo.
ad ascoltar in silenzio la tua voce,
legger i tuoi ricordi scritti nella mia mente,
assaporar il tuo profumo intriso su di questo letto,
tra le pieghe di lenzuola stropicciate.
Lasciami ancor per una volta nutrirmi della tua pelle,
sfiorarti con interminabili delicate carezze,
viverti come si vive una notte d’amore al chiaror di luna piena,
con insaziabili e romantici baci
che possan unirci per l’eternità.
Lasciami ancor per un attimo inebriarmi del tuo infinito amore.
ed ha un sogno nel cassetto,
che continua nel suo cuore a tener stretto;
lo culla con la mente, perché con esso vuol andare lontano,
da questa avida vita che si prende tutto
e in cambio non le dà purtroppo niente.
Nonostante la vita, il più delle volte, di gioie sia stata avara,
ha sempre continuato a creder nell’amore,
lasciandosi prender per mano da chi prometteva la luna,
ma puntualmente l’abbandonava lungo un’infida strada.
I suoi sorrisi facevan sorgere il sole.
Isabella si guarda allo specchio e si vede ancor ragazzina,
dagli occhi sognanti, ricolma di desideri che volan in cielo
e prendon la forma di un grande veliero
che, tra stelle, la porta a incontrar l’infinito, che si va a confonder col mare.
Un Angelo di periferia la guarda e le chiede:
"Questa notte non andartene via, non oltrepassar quelle stelle da sola!"
Sorridendo, lo guarda e risponde: "Questa notte con te voglio volar via, ad ali spiegate."
Così, spiccando il lor volo, se ne andaron senza mai più tornare,
in un posto dove i sogni si posson realizzare.

Fu tenera l’infanzia ,amaro il confronto .
Andò come tutto il resto in quel tempo
Ove , Angeli bianchi mi coprirono le spalle .
Ci furono attimi di giubilo in cui sollevai il cielo
Pregai la madonna ,per essa lodai il paradiso ,
La bontà fu il mio pane e rovistai tra i fiori
Ritrovai l’arcobaleno nel sole
E a piedi nudi , raccolsi lo stelo dalla terra .
Furono gli Angeli bianchi a dirmi che tu non c’eri
In quel diluvio che spezzò il mio cuore
In quella strada si tracciò il mio destino ,
Squarciò il sanguinoso dardo di quell’inatteso amore .
Ad oggi ,prego ancora la santa donna
E odo doloroso il suo lamento ,
Le gioie dell’amore sono gli alchemici misteri
Vanno ad assopirsi ,tra le stelle del mattino .
e amor non coglie morte.
L’amor non sceglie sorte
gustandone il sapore.
Cresce, si fa più forte
afferrandone il valore,
sapendosi sicuri
d’esserne maturi,
pregni del calore
che il tempo non oscuri;
convinti che l’affetto
è il tanto di perfetto
che resta un’emozione
senza alcun difetto;
scheggia di creazione
caduta giù dall’alto,
sacra coesione,
unico lucido smalto
di eterna unione.
Siamo come il fiore
che sboccia al mattino
diffondendo la sua fragranza
in tutto l’Universo,
siamo come mondi
che entrano in contatto,
l’uno sconosciuto all’altro
l’altro ignoto al primo.
Siamo come acini
sul grappolo d’uva fragola
a sé stanti ma entrambi connessi
dalla stessa linfa vitale.
Siamo come api ebbre
che ronzano attorno
al fiore carico di nettare,
così Noi danziamo
di fronte alla meraviglia della Vita.
Oh fiore fragrante,
mondo inesplorato,
acino d’uva fragola,
ape ebbra carica d’amore:
io non so che cosa sia l’Amore
so solo che spesso è un urto accidentale
dal quale si esce
- irrimediabilmente-
coinvolti.
Con lunghe lingue d’acqua
Dal sapore ultramarino, mi chiedevi:
Vieni con me
Dalle strade verso il mare…
Saremo sempre vivi
Naviganti!
Con i flutti dentro il vino
Scrupolosi, semplici e caparbi
Come i dubbiosi e rossi pentimenti.
Gli Amanti di: Gustave Courbet.

guardando la mia stella
scegliendo nei cieli miei
splende sempre quella luce
che consuma i giorni miei
solo per noi due
raccontando la vita è credere
in un idea ed il mio sorriso non si spegnerà mai
Mentre il destino ci accompagnerà dove vivere
per sempre io sarò presente e risplendera nell' alba incoronata in noi
E i minuti che scorrono veloci
pixel dopo pixel, un po’ le gambe
e un po’ il sorriso, miss sbadiglio
ha un giglio nei capelli dorati
ma non lo sa e corde vocali
senza ragnatele, se mi guarda
fisso negli occhi con la mano
appoggiata al mento, sento
che potrei amarla per sempre.
Con lo scirocco di agosto o di dicembre
la nebbia, sorrido e acconsento
a lasciarla dormire. Per l’ora tarda
gli occhi ormai una fessura, le corali
sono soliloqui nel sonno. I lati
della stanza gli stessi, lo specchio
riflette contorni più scuri, stampe
in rilievo di acque che hanno più foci.
Sempre ci sarai...
tra le dita della mia mano
sotto l'ombra di un sorriso
con il mio passo svelto
arrancando non mi lascerai
tra le pieghe del mio cammino.
ricordo quando c'eri
bastava un tuo richiamo
e un brivido nasceva
tra i miei difetti e le tue dolcezze
che facevano aprire il riso.
non solo cuore da contenere
ma anche tutte le amorose parole
e se dovessi perdere la mia anima
so' che la troveresti tu.
la prenderesti per mano
fino a condurla a me.
con me sempre sarai..
tra il vento e il mare
che segue la mia scia.
Il passo leggero, un altro emisfero
del cervello, il tuo dentro il mio
e la libertà che provo, senza te
non sarebbe che la proiezione
di un sogno. Da queste nubi a strati
da cui guardo la terra, il primo
a sgombrare il dolore, poi il respiro
come soffio di baci e il profumo
a stordire ogni senso del reale.
E il tempo che potrei fermare
se non sapessi che c’è altro ancora
nelle tue ninfee e nell’anfora
che racchiude il nostro trasgredire.
Sento che mi abiti e che l’alveare
dei pensieri è in caduta verticale, fumo
a schermo di un altro giro
d’eruzioni della pelle, - avremo-
è il futuro che non conosco, ma i greti
delle tue acque sono il girone
del paradiso già scorso. E se
mi stupisco nell’invocare la carezza di Dio
è perché del tuo amore ho bisogno davvero.











