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Sale sul filo d’erba la formica,
la scruti fidente ed intenerita,
le porgi premurosa una mica.
Vorrei quest’ora fosse infinita…
Poi ti volti e sorridi al babbo:
io sorrido, ma nel cuore piango.
Se il destino mi pigliò a gabbo
e vivo fra sangue, lacrime, fango,
voglio tu sia felice, bimba mia.
Guardi il giovinetto che si tuffa,
ammiri l’attraente fisionomia,
mentre una folata gli rabbuffa
i bei capelli. Anche tu un giorno,
t’innamorerai e il dolore,
lo strazio dell’illusione, lo scorno
consumeranno il fragile cuore.
Ora fai scivolare la barchetta
sul lago, getti le brice al cigno
e assapori una gioia perfetta.
Splende fra gli equiseti lo scrigno
della luna. Tra un po’ con la mamma,
dirai una preghiera a Gesù.
Che non si estingua in te la fiamma
della fede. Io? Io non credo più.
E’ tempo di rincasare: mi tendi
la manina. Traversiamo la sera,
i silenzî accesi di astri, incendî
sulla distesa azzurra, quasi nera.
Sale sul filo d’erba la formica,
la scruti fidente ed intenerita,
le porgi premurosa una mica.
Vorrei quest’ora fosse infinita…
Poi ti volti e sorridi al babbo:
io sorrido, ma nel cuore piango.
Se il destino mi pigliò a gabbo
e vivo fra sangue, lacrime, fango,
voglio tu sia felice, bimba mia.
Guardi il giovinetto che si tuffa,
ammiri l’attraente fisionomia,
mentre una folata gli rabbuffa
i bei capelli. Anche tu un giorno,
t’innamorerai e il dolore,
lo strazio dell’illusione, lo scorno
consumeranno il fragile cuore.
Ora fai scivolare la barchetta
sul lago, getti le brice al cigno
e assapori una gioia perfetta.
Splende fra gli equiseti lo scrigno
della luna. Tra un po’ con la mamma,
dirai una preghiera a Gesù.
Che non si estingua in te la fiamma
della fede. Io? Io non credo più.
E’ tempo di rincasare: mi tendi
la manina. Traversiamo la sera,
i silenzî accesi di astri, incendî
sulla distesa azzurra, quasi nera.
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