Ora da qui contemplo i monti aspri,
il cielo che incornicia le cime,
sfavillanti come preziosi diaspri.
Nei precordi il rimpianto s’imprime:
non rivedrò più le valli apriche,
i fiumi sinuosi… Artsakh, sublime
albergo dei primi anni fra antiche
usanze oramai incenerite.
Colava il sudore per le fatiche
nei campi, l’inverno era immite,
ma eri mia terra e mia radice.
Oggi vedo erigere meschite
ove sorgevano chiese. Infelice,
mi dolgo per il caldo sangue sparso.
E so: il ricordo è cicatrice,
il mio paese desolato, arso.
Oggi sono solo un fiore reciso,
in me ogni anelito è scomparso.
Mi mancano il sole, il sorriso
della gente, il gusto delle cotogne.
Solo tornassi in quel paradiso,
come in primavera le cicogne!
6-02-2026 EENGNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!