Sono ospite qui nell’ampia tenda.
Solo ho attraversato il Sahara,
ho patito una sete tremenda,
però la vita non mi è discara
poi che sento la verità vicina.
Lungo, ambrato il filo del tè
nel nappo. Ora l’ombra sconfina
sulle dune, fumo di narghilè.
Si accende il fuoco e nei neri
occhi delle donne luce la virtù
di antenati sapienti, alteri.
Lampi sui veli degli uomini blu.
Assaporo l’infuso della morte
e vivo generazioni lontane.
Sono forme evanescenti, sorte
da luoghi pristini, ere arcane.
Bevo il tè della vita: è dolce
il profumo, gradevole il sapore,
l’animo infiacchito soffolce
il divino nettare dell’amore.
Nel cielo interminato il pulviscolo
oro della Via lattea: ammiro
gli astri, i pianeti, il diafano disco
della luna, le rapide sfere nel giro
perenne… D’improvviso scompare
la suprema visione. Spira il ghibli
sul deserto, silente, eterno mare
ove aleggiano i demoni di Iblis.
Poi si placa il vento: sull’arena
si disegnano glifi indecifrati,
si snoda lassù un’anfesibena.
Sono questi gli universi svelati…
Ora quieti dormono i dromedari.
Invano cercai il senso, l’Assoluto,
indagando segreti millenari.
Al cospetto di un dio assente, muto.
0-3 EE!!!