Quant’è bello il mio ombelico
che rimiro nello specchio,
d’un Narciso un po’ impudico
sempre giovin pur se vecchio,
l’ombelico d’un esteta,
l’ombelico d’un poeta.
Ogni tanto lo disvelo,
d’esibirlo è forte il gusto,
senza offendere il vangelo
ché ombelico è buono e giusto
quindi esente dal peccato,
non al sesso abilitato.
Lo disvelo in poësia
tutti a correre a mirarlo
mai fu vista tal magia,
c’è persin chi vuol leccarlo
o infilargli dentro un dito,
ombelico mio ch’è un mito.
Lo confronto molto spesso
con altrui begli ombelichi,
non ho proprio alcun complesso,
non occorre ch’io fatichi
a mostrar quant’è profondo,
a mostrar quant’è rotondo.
Non c’è proprio paragone
né argomentazion che tenga,
ch'è in sé stesso la ragione
perché approvazione ottenga,
entusiastiche ovazioni,
d’intelletto polluzioni.
E in cotal competizione
pur d’applausi suffragata,
è indicibil emozione
esser re della brigata,
vincitor tra fiche e fichi:
ho il miglior degli ombelichi.

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