Soluzioni (e pozioni) per la crisi
Coda di antico rospo vergine,
essiccato al sole e vecchio di tre anni.
Limatura d'unghia
del mignolo di sinistra mano
di orribile megera centenaria.
Spuntatura di capello ossigenato,
rigorosamente maschile.
Due gocce d'olio
di antico lume a petrolio
posseduto da famiglia vegetariana.
Scrostatura di cornice
dorata a fuoco da artigiano fallito.
Erba malvica fresca
raccolta tredici minuti
prima dell'alba di giorno di bisesto anno.
Tredici gocce di sudore
di ottuagenario e calvo contadino
mescolate attentamente
con tre lacrime surgelate di slava badante.
Una cacchetta di cittadino piccione
allungata con due cucchiai di acqua di fonte.
Un soffio di maga in pensione
o, qualora difficile da reperire,
una goccia di saliva di padano procione.
Una penna caduta di tacchino
o di giornalista scribacchino.
Una lettera d'amore
ridotta in brandelli minuti
dopo tradimenti ripetuti.
La punta
di un lenzuolo ricamato.
Polvere, giusto un pizzico, di teschio antico
e mezzo bottone
rudemente tritato
di consunto loden doroteo.
Sussurro flebile e notturno
di giovane liceale non ancora precaria e delusa.
Far rinvenire il tutto
in pentola di rame non saldata
per mesi tre in acqua piovana settembrina;
accendere quindi un fuoco su pietre di ossidiana,
ovviamente con essiccata legna,
portare a furente ebollizione
e senza sosta, lentamente, mescolare.
Infine, per alcuni mesi, raffreddare.
Offrire poi al Paese come sicura,
indolore, saporita, sperimentata,
soluzione.
Ops...dimenticavo:
per la somministrazione reperire un mago,
tecnicamente, sopra a tutti, preparato.

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