Perché le parole sono spesso sfiati
di bombole esauste.
E le soste (o le pause) atti
di puro egoismo.
Perché il futuro che si fantastica
non è, poi, che una triste riedizione
del passato
(e ciò che si desidera
non coincide mai con ciò che si vuole).
Perché avremmo voluto amare
con eterna onestà
e abbiamo invece peccato di superbia.
Perché ogni volta che ti guardo
vedo l'Alessandro che non sono stato
e avrei tanto voluto essere.
Perché sei in fondo il riflesso
d'un impegno che attraversa l'amore
e che va ben oltre le pur nobili
intenzioni di un padre e una madre.
Perché sei migliore d'ogni mio sogno
e ovviamente, di me.
Perché autorizzi ogni giorno
l'azzardo della speranza
e si dà il caso che la riconoscenza sia la parte
meno deperibile dell'amore.
Perché sei incurabilmente
parte di me,
Corinna.
E come ogni meraviglia,
sei tutto ciò
che assolutamente non merito.
Mi lasciai trafiggere
dal raggio di luce
che spazzò via all'istante
il tempo,
i ricordi,
il cammino percorso
che si sgretolava
... tra le dita
e il corpo mio diventò
una clessidra
che scandiva il tempo
il tempo
concessomi per ..respirare.
Rimasi folgorata
dal raggio di luce
tra le poche elette
aprii la porta segreta
e sentii col cuore
cosa intendeva Dio...
quando creava...l'amore.
Adesso che nel miracolo
mi sono immersa,
ho visto,
sentito
adesso che ho sbirciato
nella divina coscienza.
Ti lascio...
Ti lascio andare.
Ti lascio alle onde del mare.
Ti lascio volare.
Ti lascio...
Poichè TU
sei L'Amore.
Limpido.
Semplice.
Divino.
Amore puro.
IRRAGGIUNGIBILE.
ragazza dal sorriso
radioso
come il sole
a primavera
Fu costretta ad abbandonare
il mondo
di felicità
e dignità
per rifugiarsi in un altro
avvolto
in una deludente sottile speranza
che leggeva
attraverso il silenzio
degli occhi
addolorati
della gente
la quale forse avrebbe voluto
abbracciarla
intensamente
per trasmettere il loro affetto
che provavano per lei
Viveva, morendo
nel lungo struggente calvario
della volontà
di un forte, coraggioso padre
Dedica a Eluana Englaro
Uomo della musica, sei in contatto diretto con Dio
che grande dono hai ricevuto, parlare una lingua universale che trasmette infinite emozioni.
Le note come barriere, attraversano la strada quando meno te lo aspetti, sbarrano il cammino e obbligano a guardare oltre.
Gancetti incastonati di pietre preziose, riescono ad illuminare il buio più profondo, intrisi di profumi soavi che arrivano al cuore
e stimolano la fantasia, lasciando assaporare una inebriante irrealtà.
Si può cambiare strada, incontrando una barriera, oppure saltarci sopra e lasciarsi scivolare oltre il grigio che ci attanaglia l'anima.
Note musicali come mani dalle dita sottili, che si tendono per portare fuori dala mediocrità.
Al cospetto della musica è impossibile stare statici, il tempo si comprime, si espande, crea e trasforma.
Le ombre entrano in un' autonoma dimensione.
Il pentagramma non ingabbia il pensiero ma come l'arco schiocca via lontano le briglie dell'anima.
Nella creazione dell'universo musicale Dio ha donato il meglio di se.
Musica, melodia divina, energia che fa battere il cuore tumultuosamente.
Quello che non riesco ad esprimere con le parole, implode dentro di me, ogni frammento crea nuova carne e sangue, senza tempo, fisicità e umana materialità.
Grazie uomo della musica, per me potresti non avere nome, sei la bacchetta magica, il pifferaio che conduce verso un grandioso arcobaleno e lascia assaporare tuti i colori dell'iride.
Ci si può perdere,
ma mai senza trasformarsi in farfalla dalle ali sottili, vivere un solo giorno abbracciando la pienezza di una vita intera.
Dolore al cuore
tristezza e pianto
torna il ricordo
della donna più amata
il dolce sorriso
ascoltava curiosa.
Sguardo di madre
che mai più ritorna
quando disse figlio
per l'ultima volta
carezzando la mano
si addormentò per sempre
la donna più amata
madre paziente....
Dolore al cuore
un ricordo sbiadito
la foto ingiallita
logorata dal tempo.
Madre sorridi
chiudi gli occhi pian piano
un ultimo bacio
adesso riposa.
Nessun rintocco
Resta muta la campana
Non vale la pena agitarsi per te
in un giorno in gennaio
sotto le gelide volte gotiche
col giardino che fuori si scalda
ai raggi dell’ultimo sole del giorno
Ecco il gruppo sparuto di maschere
che non t’ha mai rivolto un pensiero
che s’alza e si siede pregando a comando
e trema di freddo tra i banchi
sognando una tazza di tè
Ti lascio sola
come solo così si è soli
e si è nulla
Come prima di esserci
Sprofondo le mani nelle tasche
un brivido lungo la schiena
Ripercorro i passi fatti dietro di te
Torno a casa
e ti sento ancora parlare
poi straparlare
e farti risate di sana follia
che ascoltavo di notte
Il vento in un soffio
disperde
le molecole di polvere.
Sepolte sotto le foglie
stanche e cadenti
calpestate
da passi estranei
giacciono in silenzio.
Dolore senza colore
urla senza voce
velate dal brusio
di una natura
feroce.
La morte non perdona
colpisce a ruota
chi portiamo
nel cuore.
Fiato corto, cuore che batte,
emozione che affligge
all’orizzonte il nero si avvicina
mettendo paura.
Una tempesta in arrivo
spazza via gioie dolori emozioni
improvvisamente tutto diventa buio
nulla ha più un senso,
un nera marea di fango e sabbia
scivola via trascinando tante storie
e 36 vite.
Il silenzio assordante
copre le grida di dolore
e affonda nel buio la speranza,
angeli volati via
trascinati dalla nera signora
rapiti agli affetti
bagnati dalla pioggia e dalle lacrime
stelle che ora brillano e che emozionano
stelle che ci illuminano stelle che meritano
la quiete dopo la tempesta
una quiete che si chiama giustizia.
Ripenso spesso a quelle tue bandiere
rosse di vita, al sole sventolanti.
Profumate come profuma la tua gente
che prende l'aspro dell'aria dei tuoi luoghi,
degli animali, della frutta fresca,
del mondo del lavoro che si desta
in un'Italia lontana, troppi anni...
da troppi anni ormai dimenticata
oltre i confini dell'intelligenza.
Caro Pier Paolo,
vorrei poterti a volte raccontare...
darti in pasto ai miei figli come cibo,
un nutrimento alto, necessario
anche soltanto per apprezzarne il gusto.
Vorrei potergli dare una bandiera
o anche solo fargliela vedere,
offrire a loro il tuo stesso sogno
ed il tuo amore per il suo colore.
Le mie bandiere, più nuove di trent'anni,
le sento in mano, le vedo sventolare
adesso e qui, adesso come allora.
Le rosse bandiere di giovane operaio
di fabbriche occupate, degli odori
di quando in mille andavamo a mensa.
Sono le rosse bandiere dello studio
dell'università, del sessantotto
della mia libertà, dell'arroganza,
del primo sesso, della mia '600.
Io di campagna...
portavo in giro una bandiera rossa
per il Vietnam, Fidel, il grande Cile
e soprattutto per i miei vent'anni.
Contro Governi che ci han macchiato
contro Governi che ci han segnato.
Quelle bandiere a cui mi son legato
erano giovinezza, erano ansie
erano me, un noi, il mio futuro.
quel rosso di bandiere impolverate,
vantate con onore e consumate
contro le stragi, lungo un'esperienza
che troppo presto si è dimenticata.
L'ultima volta era un funerale
in una Roma tutta imbandierata,
portavo il mio saluto a un uomo onesto
lui Sardo, io di campagna
le tue “belle bandiere”
e tanta gente intorno.
Scritti così sembrano ricordi
ricordi di un nostalgico invecchiato,
Scritti così sembrano rimpianti
di un uomo che guarda indietro
rivolto sempre verso il suo passato.
Niente ricordi e nessun passato
solo il colore rosso preferito
solo il colore rosso rispettato.
Solo emozioni sul bene che ti voglio.
Solo emozioni per la tua lezione.
Ripetevamo: siam nel duemila!
anni fa, che col passato misuravam il presente.
Ma quando vissuti abbiam, dodici anni in fila
continuiamo a dirlo ché non cambiò proprio niente.
Un anno ancor, trascorso è tra alti e bassi
e uno nuovo ne arriva con la benedizione del Signor.
Per il vecchio ci si sente ancora dai fatti delusi,
il nuovo già lo vediam per certi aspetti miglior.
L’auspicio caratteristica è di noi brava gente
che il passato cerchiam di toglierci dalla mente,
anche se gli eventi trascorsi nel vecchio anno
abbian procurato ad ognuno un ingente danno.
Il duemilaundici, finito, sta partendo
per lasciare il suo posto a un tempo che, quando
giunger si scorge, festeggiar ci vede coi botti
quasi come per uccidere spettri ostili,
accogliendo, gioiosi, un ospite di riguardo
che, come noi, felice d’esser, si presenta come Nuovo Anno!
Oh tu che al mattino al sorgere del sole
t’alzi di buon’ora senza contar le ore,
il giorno è fatto per te,
da quando ti svegli e bevi latte e caffè.
Il cielo è azzurro e bello!
La sera quando vedi carosello
batti le manine e dici “quant’è bello!”
T’addormenti poi, di sera
facendo sorridere mamma e papà,
dando loro la felicità più vera
e sognando il domani che verrà.
(nota: questa poesia la scrissi all’età di 11 anni e la dedicai al mio fratello minore Alessandro che all’epoca aveva 2 anni. Un bellissimo ricordo!)
C’è quel qualcosa
che non conosce barriere di tempo
Né sole né nubi
né il bello o il suo opposto
Quel qualcosa che stravolge e sconvolge
Annulla in un attimo tutto
Quel qualcosa
di cui ci chiediamo da sempre il perché
E ci trasforma nel vuoto
nel niente da cui venivamo
Lascia il pianto e momentanei ricordi
Non c’è mente o pensiero
che la sappia accettare o capire
Extrema ratio
la si può solo desiderare
quando svanisce la voglia di vita
D’origine è partenopea, ma da tanti anni vive in Sardegna,
è madre di grandi doti e abil cuoca
che di competente fama è degna
e quando ha i nipotini, con loro come una bimba gioca.
S’occupa ognor di loro da brava nonnetta:
Il suo nome è Anna, ma si fa chiamare Annetta.
Ha un grande cuore e se lo dico, potete credermi, son serio,
lei fa incantesimi, come fata, d’ogni sorta,
esaudisce di ogni suo caro il desiderio
e non lascia mai nessun fuor dalla porta.
Ella s’emoziona quando una figlia si sposa
e silenziosa è quando il suo Giovanni si riposa.
Eccezionale donna è e quando è stanca
il mordente per andare avanti mai le manca.
Il suo orgoglio d’esser nonna sfoggia
quando fa lor regali d’ogni foggia.
È proprio dolce al pari di una fata buona
chè quando talun ne ha bisogno lo consola.
Con grande sacrificio ogni singolo caro ella protegge
anche quando nella sua testa compare una nuvoletta,
son certo che quando sentirem che queste parole
legge
tutti noi grideremo al cielo “evviva nonna Annetta!”.
Un sibilo tra le onde del mare,
un sordo tonfo ed un urlo per chiamare
a raccolta l’equipaggio ad aiutare:
“L’ho preso!” disse il Capitan Giovanni,
“L’ho preso, lo aspettavo da anni!”.
Un tonno dalla stazza impressionante
fu a scaturire quell’orgoglio emozionante.
Per lunghi anni egli lo attese
tra spigole e orate che sempre prese.
Tanti anni a cavalcar quell’onde,
lo tennero quei pesci amici suoi,
che andaron a deliziare i banchetti poi,
di feste, sagre e baraonde.
Prima, Romolo fu il nome della sua bella imbarcazione,
ma come in ogni Regno ci fu una seconda incoronazione.
Il secondo Re dei mari fu così chiamato Romolo Uno
ed una nave così operosa non l’ebbe mai nessuno.
Dominò i mari per molti anni
ed il suo Comandante fu sempre l’instancabile Giovanni.
Quando poi decise di ritornar dai mari tutti sorprese,
ma egli non lasciò che per poco tempo,
perché a governar la campagna egli intraprese.
Fu così che ancor oggi tiene a galla la chiglia
di una più grande nave che si chiama Famiglia.






