“Chi sei tu?”
Chiese 'l fanciullo all'anzian del villaggio,
“ Io son l'estraneo, l'emarginato, Io son poeta.”
“Cosa fa un poeta?” Domandò 'l ragazzo,
“Il poeta canta versi del ciel, le rime dei fior,
Il poeta regala emozioni, il poeta è un cantastorie.
Il poeta fa pensar, fa rifletter su cara essenza,
Il poeta è la voce di sacra Euterpe...”
“E cos'è allor la poesia?”
Insistette 'l bambino,
“La poesia è tutto e niente:
La poesia è 'l dolce canto di fringuelli,
La poesia è 'l continuo fluir di ruscelli,
La poesia è una stella che brilla nell'eterno...
Ma in tal mondo perché esiste?”
Sogni addormentati
son caduti dalla culla della luna
tra pietre acuminate del torrente.
Annaspano nella salvezza del risveglio
e un intaglio d'ombra li soccorre
per legarli al mistero della vita.
Anch'io vorrei
legare alla vita ore gioiose
dissolte nel mistero del tempo
e nelle notti di luna piena
vorrei bere alla fonte
dove si dissetano i desideri,
allontanando morte e tristi pensieri.
Vorrei veder sbocciare dal mio sogno
un selvaggio fiore per donarlo a te
che non hai mai sentito il suo profumo.
Nell'oscura nudità della notte
desideri galleggiano nell'oceano
sballottati dal vento dei dubbi
nell'attesa della tua presenza.
Ma i tuoi desideri convergono
verso nuovi stimolanti approdi
non incrociano i miei pensieri
e nel tuo mondo ti allontani.
Sbracciando cerco di fermarti
tu stanco declini richieste
e annego nel rimpianto
mentre l'alba ingoia oscurità.
E con un buon caffè
lascio andare tutti i dubbi
rafforzando la certezza
di non doverti aspettare.
Forse è tutta qui la verità,
in questi alberi arrossiti nel loro intimo
viaggio verso la nudità da un vento che non spoglia
ma che accarezza.
Così, come prima di affidarci alla notte
quella mano sottile che allontana le ombre
semplicemente sfiorandoci.
é colui o colei
che tesse la
ragnatela
alle spalle
dell'amore,
svendendolo per
pochi spiccioli
a qualsiasi
altra forma
di sentimento.
Perché l'amore
ne é il
supremo,
pur finendo,
se ne tiene
traccia migliore
custodendolo
nello scrigno del
cuore in onore
di ciò che si é
vissuto.
A nessuno é
dato il
giudicarne le
profonde
intercapedini,
meglio voltare
le spalle al silenzio.
cadevano le foglie
e si sentiva l'aria umida e pesante
i giorni sempre più corti
allontanavano il sole
e fu in quel grigiore
che persi la cosa più importante
quella piccola donna
non stancherà mai i miei sogni.
Oggi è ancora autunno
ed è tutto come allora
il fiume sempre in piena fa un rumore assordante
sento dalla montagna qualche boato
i cacciatori hanno iniziato a cacciare la preda
seguita dai segugi che non le danno tregua
vorrei che non fosse mai iniziato
oppure mai esistito
un autunno così.
( C'è da riflettere tanto... )
senza melanconia
d'un tempo ingordo
saziandolo di felicità.
Amerei
con semplicità
nell'ebrezza d'un volo
in un mondo
che occhi non ha
per vedere complicità.
Farei cantare cuori
motivi d' amore
tra note d'alti sospiri
e iridi splendenti come zaffiri
Vorrei essere del giorno
primo pensiero
giungere
col respiro del mare
o bacio nel vento,
e l'ultimo che precede la notte,
sentirlo sussurrare
“ voglio per sempre amare”.
Vorrei essere amore,
allontanare angosce
d'un tempo incerto
regalare serenità al mondo
impazzito
senza regole e senza amore.
In fondo
non è tanto,
vorrei essere
solo amore
senza odio e rancore,
senza colori
o di mille colori,
oltre lo spazio
senza barriere
oltre l'oltre,
sempre e per sempre
nell'infinità d'un tempo
senza tempo.
Solo amore.
Genoveffa Frau opere
2018
dall’altra parte del tempo
che non incontra
un pianto innocente
C’è un bacio appassionato
che fiorisce brividi dentro
e non sente lo strazio
di luoghi sommersi
C’è un mondo forse
dove la familiare serenità
passa dal terrore altrui
dove ogni volta che ridiamo
scoppia una bomba
e le nostre farfalle
restituiscono l’eco
di un bruco morto
ho attraversato mille tempeste.
Ora nuovamente in loro balia
mi adagio arrendevole su uno scoglio,
mentre una lacrima dà voce
alla tempesta interiore
che non vuole andar via.
Un destino amaro
mi impedisce di sopportarla,
ma davanti a me
c’è il mare che mi parla
onda dopo onda s’agita sempre più…
Il ricordo della guerriera
soffocata in me riemerge
perché ella stessa è tempesta…
io sono tempesta!
Odo l’urlo salato giunto a scuotermi
da roccia sabbiosa torno ad esser bufera…
ora fiera m’innalzo su quello scoglio
uragano di emozioni prende largo in me.
L’odore del mare mi penetra
la mia rabbia diventerà arma
per riconquistare la quiete…
mai più diverso peso al dare o all’avere
mai più diverso valore al bene o al male.
L’odore del mare man mano mi calmerà
la mia rabbia diventerà più amore, sole
che tornerà e asciugherà le mie lacrime…
mai più diverso valore al falso o al vero
mai più diverso peso al bianco o al nero.
L’odore del mare ora m’avvolge
scudo e corazza sulla mia pelle
contro calunnie e invidia.
Fisso lo specchio d’acqua di fronte a me
dinanzi alla sua infinità
sento la libertà di uno sguardo
che non ha confini.
Davanti alla sua pace
la mia lacrima, ora solo scorcio
della mia tempesta,
diventa magia che non vede differenze
tra terra e cielo, tra luna e sole
solo il mio posto
nuovamente in armonia
con il mondo
e così sia.
rumori assordanti
precipitarsi nell’avvolgere
l’anima tua.
Ritmi tambureggianti
il cuore tuo suonerà,
pensieri rimbombanti
attraverseranno la tua mente,
solo tra mille ti sentirai.
La signora Solitudine
t’avrà cercato e trovato.
Senza permesso avrà varcato
la soglia della tua essenzialità.
Si nutrirà delle tue paure,
si disseterà col tuo respiro,
si impossesserà del tuo totale essere…
da allora ti terrà sotto scacco…
sotto tiro.
11 settembre 2001,
solito bar
solite amiche di studio
attorno note melodiche dalla tv
pausa caffè e quattro chiacchiere,
abbracci per noi studentesse universitarie.
Si parlava con impeto e profondità
di libertà e meritocrazia
tra i nostri perché e i troppi però
con tenacia di speranza e possibilità
con determinazione nel voler cambiare
questo mondo che ancora oggi non va.
Chine sui libri per i consueti esami
con sete di cultura in cerca di una cura
per disonestà e povertà d’animo umano
visto come terra non del tutto arida
luogo incolto dove piantare semi
d’amore e onestà, fratellanza e gioiosità.
Fragore irruppe nella musicalità
fermando battiti armoniosi
occhi increduli pieni di perché
neri uccelli d’ali di ferro
suicida su emblemi di vita
laboriosa e florida.
Strida di avvoltoi dal cielo
strade coperte da tappeti di carne
corpi inermi, inceneriti
frammenti di dignità scalfita
brandelli d’orgoglio ferito
sull’asfalto rosso sangue.
La morte ogni elemento lacerò
in cielo e terra con la sua falce
però non tutto portò via
albero di pero spuntò dalle macerie
braccia e corpo suoi dilaniati
ma pur sempre vivo.
Vent’anni sono trascorsi già senza Torri
Ground Zero ora c’è assieme al Survivor Tree
simbolo di resistenza e forza della vita
icone di rinascita per chi s’era visto
messo in ginocchio schiacciato
da supremazia di stolti e meschini.
Acqua pacata in vasche dorate suona
per nomi incisi su tiepide targhe bronzee
col suo lento scrosciare fa da cornice
a voci portate dal vento ad abbracciare
in quel funesto dì che ogni anno torna
occhi che odio non vogliono più guardare.
fermare il tempo
avrei fermato
ogni istante che
insieme a te
mi ha visto felice,
ogni tuo sorriso
ogni tuo bacio
che mi hai donato.
Se avessi potuto
fermare il tempo
avrei fermato
ogni tuo sguardo
che nei miei occhi
hai fissato.
Se avessi potuto
davvero
fermare il tempo
avrei fermato
l’attimo in cui
il destino
ti portava
via da me.
per mostrare il mare
di serenità in cui vivi,
mentre, invece,
dentro hai
un oceano di dolore.
E se prima pregavi
affinché ogni tuo sogno
diventasse realtà,
e se prima pregavi
purché la vita con lui
cambiasse in meglio...
ora preghi
di poter mettere fine
a quei sogni
diventati ormai incubi,
chiare allucinazioni.
Ora preghi
di trovare l’attimo
per terminare
ciò che ormai
è, da troppo,
sopravvivenza.
E preghi…
preghi...
mentre la tua anima affoga
in un mare di amarezza
il tuo cuore annega
in un oceano di sofferenza.
Nell'albero più alto
intrecciando erbette
con pazienza e amore
un nido costruii.
Per sfuggire alla sventura
lo abbandonai.
Volai lontano
dove fichi fiorivano
viti davano frutti
campi non erano aridi
come quelli che lasciai
senza voltarmi.
Avidità dell'uomo
rese sterile e spoglio quel luogo,
calpestò valori e provai timore.
Da profugo
cibo e valori ritrovai,
nuovo nido ricostruii
al riparo da gelo e tirannia.
Penso spesso
al vecchio nido lontano,
abbandonato all'incuria,
ma... dove una lacrima cade
una spiga germoglia.







