E' già notte.
Oziando stringo i pugni,
ancora un crudele folle sogno
che picchia, sull’incudine del giorno.
E volo,
come Icaro, sull’onda tremante,
tacendo sussulti d’amore
stregato, evado
lontano,
nel dorato silenzio
arricchendo l’eco di ricordi
tra chiose nude del pianoforte,
…nel dolore.
Camminavo
senza meta alcuna.
Casualmente,
ho abbassato lo sguardo
e ho visto altri accanto a me.
Pensavo non mi appartenessero.
Ed invece mi sbagliavo.
Erano tre.
Non ero sola.
Mi seguivano.
Ed io che mi illudevo
di poter parlare con me stessa...
c’erano anche loro.
Non ho potuto fare a meno
di guardare.
Penso che ognuno
non rimanga mai davvero solo.
Se non al buio.
In esso,le ombre di noi stessi
scompaiono.
Non cerco compagnia,
il sogghignare della gente è superfluo e
opacizzante per la mia mente.
Pleonastici e molesti
interrogativi di circostanza.
Diastole e sistole
un altro profondo respiro.
Cerco uno scontro diretto,
uno spazio aperto.
Mi rammarico
se il cielo e l’immenso non scopro.
Ed intanto il buio dentro
senza neppure uno
che accenda la luce.
Senza alcuno che abbia trovato
l’interruttore emozionale.
Non cerco compagnia,
nemmeno adesso,
neppure due parole.
Le voci della gente
hanno la rapidità di un lampo.
Mi giungono sconnessi
vaghi discorsi e processi .
Diastole e sistole …
Voglio ascoltare il mio respiro!

Io sono uno di quelli a cui piace la penombra,
non la luce accecante o il buio pesto, ma la penombra,
con la penombra vedo e non vedo ma soprattutto immagino,
mi illudo, ci credo e lascio correre la fantasia.
Io cocciuto e testardo, maledettamente perso nelle mie fantasie,
preferisco essere, non mi piace apparire,
sono convinto che apparire mi espone,
mi delude e mi fa smettere di credere.
Io quante certezze e quante delusioni in mezzo ai rumori,
sommerso dai frastuoni,
Io con le mie fughe vigliacche, davanti a problemi
che segnano un solco e poi vanno via,
mi nascondo e cerco un’ancora nella penombra
e inseguo ancora la mia fantasia
Io che spesso capisco ma non concepisco,
io che spesso mi illudo e a volte concludo,
Io che a volte cerco dentro ma non trovo,
Io con i miei difetti sono semplicemente io
semplicemente me stesso nel corso di questia anni
Ancora si sente
nel tuo respiro la
mia ombra.
Notevole impegno
fallito di oscurar
la gemma che riluce
i tuoi occhi.
O forse è solo la speranza
che scorge ancor fiamme
dietro al fumo di un
braciere spento.
Follia è spingersi oltre
la consapevolezza
della fine immanente.
Pazzia è non credere a
alla morte del sogno
sopraggiunta.
La manifesta chiusura
di una fiaba triste,
e pur ci si perde fatalmente.
Si desta l'istante perduto.
Confesso di dimorare in te...
Il rapimento del sangue
nello svelarsi della dolcezza,
di un'acqua tanto verde.
Il denso silenzio che nasce,
nel mio immaginario,
sembra colmo di sonoro.
Lo stormire degli uccelli che odo,
ridona voce a coscienze perdute.
Il rapimento del sangue!
Trasversale, nei chiarori incendiati dei tramonti;
nel tonfo smorzato, nel profondo di un fiume.
Seduta nel mezzo di una dolce brezza estiva,
accolgo nel mio volto
le espressioni del ricordo e la tua carezza.
Da dove vengo non conosco
( o è meglio non sapere? )
respiro la notte
perché è dei sogni e degli amanti
in abbracci di luce mi confondo
perché il freddo della vita voglio scordare
Vivo in due anime contrastanti
dell’una incarno la gioia fanciulla
del giorno nuovo lo stupore
mi racconta la voce delle parole
e rido e sorrido affamata di colori
raccolgo spartiti a ritmare l’esistenza
da odori antichi polvere soffio
solo poche gocce distillo per domani
e cammino da tempo sollevata da terra
perché orme non ho da ricalcare
Nacqui a primavera,morii poco dopo
il tempo mio ancora non era….
Dell’altra indosso della notte il tessuto
di dubbiose paure profumo i capelli
giaciglio mi faccio dell’ovattato buio
mi celo allo sguardo di chi non vuol vedere
e nego il mio canto a chi non vuol sentire
Son frammenti di stelle a rischiarare il cammino
ne cucio agli occhi….voglio ancora sognare
perché è un sogno che scolora in mattino
e lascia in bocca del volo il sapore
Nell’oscuro grembo tornai a nuova vita
quando il cielo è tetto dei sussurri degli amanti
e i corpi nicchie per visi sopiti
la paura del buio sciolta in baci si dissolve
e il silenzio si fa nenia per le anime sfiorite
Chi o cosa sono per me non ha importanza
non sono chi devo ma sono ciò che sento
Angelo o Demone non fa la differenza
Giusto o Sbagliato non significa scelta
Credere o Dubitare non è sempre fede
Piango e rido quando musica suona
canto e ballo se di ali mi fanno dono
mi amo e mi odio
mi lascio e mi riprendo
così sono così mi voglio
Io…
evitato e temuto
esaltato soltanto nei sogni muti
Sconosciuto e adorato in silenzio
mai confessato
Indicibile amore
Tormenta e rinfranca
nei giorni bisognosi di fiabe
che inventano vite diverse
percorrendo le solite strade
con un sorriso nel cuore
Odio l’alba ingenua
Sfogliar margherite
Baciare serpi
Sfoltendo rimpianti
Disprezzo le stelle
Scheletri del buio
Anime del cuore niveo
Che trafora l’imbrunire
Disdegno l’oceano
Dove balla la solitudine
Cantici ignorati
Cintati lontano dal battito
Mi reco in letargo
Destatemi a carnevale
Tra i sussulti e le risate
Muoia spleen per un dì
Non è dolce la notte
che si nutre del buio
Non si cura di occhi
spalancati sui muri
dove corrono
come ragni furtivi
ombre di strada
tra alberi spogli
in attesa di gemme
Non ha pietà la notte
che avvolge vischiosa la mente
sconvolge il pensiero
in distorte realtà
Ridesta il dolore di amari ricordi
che il giorno manda a dormire
Fa piangere la notte
che col cuore scoppiato
sospinge in gole di rocce infuocate
Fa sanguinare la notte
che a colpi di frusta
arranca in cerca di un'alba
Fa sudare la notte
per dare senso a un nuovo sole
quando il buio diviene giorno
Non è dolce il giorno
che brucia sogni
sottratti a una notte
avara di tutto
Ombra
sono i pensieri
un’ombra
che si sforza di rincorrere
il tempo nello specchio
riversando una realtà
che la ragione
non fa coincidere
con l’armonia
che in sottofondo
piano si perde
facendo riemergere
l’inquietudine
di un tempo che fu
Anima mia,
a poco a poco e con
pazienza riannoderò
i tuoi fili,
rimarginando le profonde
cicatrici,
rafforzando il tuo tessuto
in modo che mai più nessuno
potrà ferirti...
Ti porterò a spasso col mio
cuore, prendendoti per mano,
sciogliendo i nodi delle tue
paure...
Strade mangiate da innumerevoli malattie
La vista che ogni mattina mi appare
Desolato e triste è il ricordo del sogno
Che ancora aleggia intorno alla mia coscienza
Corre di corsa giù per la città,
abbandonandomi,
lasciandomi solo,
prende possesso di nuove bestie.
Quella volta che lo sognai
La realtà si era putrefatta
dimenticai il nome e le origini
Elettricità lungo la strada (rumore)
Cerco la libertà persino all’interno di questo foglio
Come facevano i vecchi autori?
Riempiendo pagine con pochi versi…
Le linee o quadretti,dove siete?
Ci abituano nello stare all’interno di essi
a scuola si fa così, sin dalla più tenera età
Ma allora perché gli artisti non sottostanno a quelle
regole?
Regole gioiose che creano ribellione, uniche!
Genio di artista colui che le usa come armi!
Eccedere per aver coscienza.
Perdere la cognizione dei sensi
per essere attaccati alla realtà.
Il Realismo conosciuto solo
attraverso
la recessione della Ragione.
Camminare/Nutrirsi in branco
del branco stesso.



