E vivo il mio firmamento
Stella tra stelle
Luce tra luci
Immenso tra immensi
Illuminare que pezzo di cielo che mi circonda
Dar vita al bagliore freddo che emetto
incurante del silenzio e della notte
Mi sento bella,
vera
parte del Creato
e tutto il resto è nulla
Egoista nella mia beltà
Sapendo di non far male a nessuno
Parte dell’universo buono
che mi osserva
e mi rende figlia
Non sarò mai sola nel mio spazio
Ubbidirò ad una legge invisibile
che mi obbligherà ad essere studiata,
osservata,
come un essere sconosciuto
Ma non voglio sentirmi tale
Io faccio parte del nulla
e del tutto.
Uno spicchio di luna sul tuo volto
Illumina la notte della tristezza,
rischiara la vita emozionando,
dà speranza al tuo domani.
Un processo infinito che dura un attimo,
due labbra silenziose che si aprono alla gioia,
inarcuandosi sensualmente
in una passione dolce e vitale.
Un sorriso esprime l’intensità del tuo essere
dischiudendosi al pensiero vivo di dolcezza celestiale
Mille violini intonano la melodia di un pensiero
che si riflette nella luce e prende forma.
Quell’attimo in cui dimostri una nobile visione della vita,
una necessità di aprire l’anima al mondo in una semplice espressione
gioia, malizia, cortesia, dolcezza
quante altre emozioni esprimi in quei due secondi
due secondi che cambiano la vita
da indifferente a immensa
tutto questo è il sorriso
Sul tavolo
un bicchiere vuoto,
vuoto come l’orto dell’anima
Impotente, piegata
tra le note mai scritte
complice di sogni
di una primavera mai giunta.
Sul tavolo
Le mani tremano
Cercano corrispondenze
Nel silenzio che soffoca lo spazio
Colmo di passione
Di sesso, di pianto, di te.
Sul tavolo
Il bicchiere pieno tra le mani
nella falsa nebbia della stanza
tra il transito d’immagini
che rivelano i ricordi.
Sul tavolo
un bicchiere vuoto
che fa da cuscino alla mia testa.
Non rubarmi quel segreto pensiero
Lasciami fantasticare nel mio piccolo oblio
Mi appartiene e lo celo gelosamente
Una cosa che mi tiene viva
L’espressione profonda del mio senso
e nessuno potrà profanarlo
Nessuno infetterà il mio spazio
È lì, nel buio ovattato
che giace nel suo punto felice
Una felicità che solo un pensiero può dare
Impossibile da raggiungere
Solo chi ama può percepirlo
perché è il mio punto buono
e il legame profondo
che solo l’empatia amorosa raggiunge
E allora unisco le fonti
Condivido questo incontro
e lo presto per poco
Ma rimarrà sempre e solo mio
Mi arricchisco del mio poco
O del mio tanto
Sono io
Con le mie malinconie
Con le mie esplosioni di allegria
Presa dalla quotidianità frastornante
Le mie pause di riposo mi sono d’aiuto
a mantenere un equilibrio mentale e fisico
Non voglio risparmiarmi,
non voglio distruggermi
ogni cosa scandisce il suo momento
ogni momento scandisce la mia vita
voglio essere parte del mondo
posso dare tanto
non bloccate la mia fantasia
non distruggete l’alito fresco dei miei sogni
condividete l’esperienza buona del mio essere
un cofanetto pieno di tesori non brillanti
non bisogna luccicare per essere grandi
basta la presenza
una presenza certa,
vera
una presenza essenziale,
viva
non si può vivere nell’oblio della superficialità
perché il cofanetto rimarrà vuoto
E mi ritrovo lì
A pensare ad attimi infiniti
Senza un disegno mentale
Voglio crearmi un mondo
Un’identità di riferimento
Penetrare nella vita quotidiana
In sordina, fino ad esplodere
Ora sono un’essenza
Pronta a determinare un punto
In questo grande spazio che è l’universo
Emergere dalla monotonia essenziale
Che mi fa sentire un’ombra
Creare la mia immagine da riflettere nella vita
Ed essere una presenza
Di fronte a tanti fantasmi
Dare sfogo al calore che è in me
Fino a sentimii il centro dello spazio
Un centro prezioso nel nulla
Assurda vita,
quante sorprese ci dai!
Sono sorprese
più grandi noi,
con delle ferite
che nessuno
potrà mai cancellare.
La mia la porterò
con me,
il dolore non mi ha
mai abbandonato
e quando credo
di essere felice
la ferita c'è
ed è ancora aperta.
Sappi
che non ti ho
mai dimenticato
e se puoi
perdonami!
La fame
guastava l’ennesima sigaretta
e nel vuoto
fissavo il pavimento a capo chino
aspettavo
allontanando le pieghe dei pensieri.
Martellavano
le nenie, vestite di nero e i vagiti di un bimbo
seguite
dal triste suono di vecchie campane
e piangevo
non era il fumo della sigaretta
oramai spenta tra le dita.
Inseguivo
i solchi sul selciato
assaporando una via d’uscita
poi la sera
tacquero le campane
smise il pianto di bimbo
e sulle gote
vischiosi addii.
Finalmente il silenzio
e non ebbi più fame.
Supinamente sparsa
tra lenti battiti mi accoccolo
sono il riverbero di un piano
attore di silenzi e gridi
La grandine delle note batte
può bucare il muro
un accordo si svincola dalle dita
mi rintraccia, rompe il velo
che mi galleggia addosso
Precipito!
non voglio aprire
porte nascoste…non ora
Maldestra
ancora ti aggrappi al tempo
Lasciati andare…
spegni le voci
di equivoci già sepolti
Piano... adesso vivi piano
eterea fuga di calore...
sei tu il rincorrersi dei tasti
ti vuole, l'anima del piano
Forte... lasciati possedere
manda in alto un acuto
simile a un canto
di piacere
Precipita l’addio
in un infinito irreale
nell’iride vacillante
color rosso fuoco.
La rabbia brucia
come argilla disfatta
e veleno di parole
feriscono l’istante.
Il buio intrappola
flash eterni
in una tela bianca
esile, priva di colori.
E pugnala il tuo nome
modellato senza inchiostro
sul quaderno di sabbia
che l’onda, spazza via.
E con te,
il voluttuoso languore.
Risorti i frammenti
riarsi
di un’anima ferita.
Nello specchio,
il ricordo sepolto
di uno sguardo muto.
Sei riapparsa. E c’era il sole.
Riaffiora per me
Sulle tue labbra, il tempo
della morte. Il dolore.





dagli occhi bassi ed arrossati dai tramonti