Ombre vaganti ne ldeserto dei sentimenti.
Ombre brulicanti nella piazza e nella via;
obbligatoriamente festanti,
vietato il mugugno e la malinconia.
La consegna:una forsennata corsa
verso un unico destino
che echeggia di morte;
ombre:ebbre di insalubre gaudio;
sclerotizzate nelle insane follie;
si fanno beffe di te.
Sagome spettrali.
Non sanno distinguere
il fulgore dal buio.
eternamente rannicchiate in un angolo.
avvolte in colpevole torpore
e a un certo punto, appunto, dico basta,
la spina al fianco resta ma non costa
un attimo di più della mia posta.
E fuggo tra le nuvole intrecciando
un suppergiú di giochi di parole
arrampicati al niente fino a quando
non vedo a terra un battito di sole.
Mi faccio compagnia mentre accompagno
madame Tristesse con il suo malumore
verso la soglia, spoglia del guadagno
d'impossessarsi ancora del mio cuore.
Sognare di stare bene
Perdersi nell’infinito
Essere se stessi
c'é Silvia tra la salvia e una silvana finestra, mette in mostra gli incisivi,
il male "dei parenti" è la sua frana.
Non frena, pare stia correndo troppo.
Un groppo in cielo strappa le parole
sul vento, poi sorpassa quel malloppo
di favole condite col suo sale.
Andrà, forse chissà, tremila all'ora
sgommando tra la luna e un aeroplano
cinese, arriva al sole del mattino
e "sente che non sente" sonno ancora.
Gli occhioni blu si sono finalmente
addormentati sotto il crocefisso.
Finito il turno ci ho lo sguardo lesso
e di riflesso bolle la mia mente.
Silvia silvana, selva di concetti
diretti nei pensieri dati al caso
che a volte sembra prenda per il naso
il mondo, più se meno te l'aspetti.
I ricordi sono aromi trafitti, lancinanti!
Và rivendicando la certezza

Mi sposto solo un po’
come una gustosa pietanza,
trangugiata
nel pieno di un baccanale festoso.
Una portata, dopo portata abbondantemente;
una pancia gonfia,
mai sazia,desiderosa di nuovi piatti;
ingorda di sofisticati dolciumi,
accecato da cospicue libagioni,
quasi smarrito ilsenso di discernimento.
Afferro una preghiera
per placar il tormento.
Ma invanho iniettato
l'antidoto
al veleno della morte
sia stato ch'è tutto finito,
il cielo ha slacciato le trame
di un sogno legandolo al dito.
Nel buio assoluto il tuo nome
ritorna da un'eco distante,
circonda la notte, comprime
il fiato, ingannando la mente.
Svegliarsi chiedendomi cosa
sia stato, se un sogno o davvero
un pezzo di vita che posa
nel cuore il più grande mistero.
di pianti inconsolati per gli afflitti,
bottiglie vuote, canti o versi piatti,
sospetti cupi e ridondanti patti.
Notti per tutti i gusti, per gli artisti,
poveri cristi in piste di cristallo,
chissà se canterà tre volte il pollo
e a un giuda sarà mai tirato il collo.
Notti di luna piena sulla scena
a tutto tondo in fondo a una sirena
che t'incatena i sogni alla sua pena,
su un'altalena o un piano che ti spiana.
Notti per vili voli e valorosi
guerrieri imbottigliati nei raggiri
di un cerchio... Circolare! Sta al di fuori
del mondo il pozzo dei miei desideri.
e si schiantino i colori.
senza trovarne più l’inizio…
della luce che ti portò alla vita,
baciò la fronte e quel sudore;
Fù incendio..

il tempo rivoltato dal mistero
nel mentre si dilatano le ore
e il buio ingigantisce l'ombra al nero.
Dal suolo oltre le stelle fino in fondo
ai passi solitari dei pensieri
attraversando il tempo fino a quando
l'aurora sfiora i sogni che respiri.
Infine ti ritrovi tra le ciglia
del dormiveglia un battito di luce
fugace come il lampo che ti abbaglia
lo sguardo sotto un cielo senza voce.
a starmene in disparte dalla gente
lontana mille miglia con la mente
per inseguirne i voli sopra un foglio.
Mi sembra di poter attraversare
con uno sguardo il cielo, l'universo,
planando sulla stella in cui mi pare
di ritrovarmi in ciò che sembra perso.
Stupori di bambina, una carezza
paterna la Poesia del melograno,
le spighe acerbe, l'alba, la dolcezza
di un sogno che mi lascia i sogni in mano.
Di certo sbaglio, ma è così che voglio
andare svicolando il malaffare
del mondo, immaginando che il suo meglio
è una Poesia che non si può afferrare.
la strada stretta, il chiostro sotto l'astro,
chi porta in un canestro i sogni al nastro,
ed io ho soltanto l'estro, il mio disastro.
Incastro, prostro, addestro le parole,
stropiccio, straccio, intreccio il mio dolore,
quando mi sento triste abbraccio il sole
con gli occhi, nascondendo il male al cuore.
Il dritto, il suo rovescio, il manco, il destro,
distrattamente astratto il mio maldestro
delirio di giocare col pensiero
quando vorrei il suo peso più leggero.
m’inonda a volte e mi costringe,
ma poi mi vince, m’inginocchia.
Coltivo sogni, mire, ispirazioni,
canto anche illusioni e fantasie,
ma non son poeta.
Non bastano ideali ed emozioni,
sincerità, paesaggi, sentimento,
non ho metodo, tecnica, talento,
non ho concreta la preparazione.
Manco d’eloquio, stile, conoscenza,
la scienza del ritmo difetta.
Passo dal lento al meditativo,
dallo spezzato a quello martellante,
dal danzante al veloce.
Sia pur contento, sono dispersivo.
Dopo un quinario scrivo un ottonario,
confondo la sistole con la diastole,
la rima alternata con la baciata ,
scambio sestine con le terzine.
Proprio per questo non sono poeta,
ne un esteta che scrive poesie,
pertanto v’invito a non legger le mie.
paion volare
sgomitano
d'isteria scalfiti
da nevrosi sostenuti
manipolo di sconvolti
nidiata d'affamati
indolenziti dalle velocità
credute giuste
nella direzione di un'orizzonte
senso dell'esistenza
Rifatte
sdoppiate
ingombranti
anime compassate nella sintonia del dire
nemiche giurate oltre le strade
le vie
i suggerimenti del capire
Immobile guardando un semaforo
la coda dell'occhio li coglie
irrispettosi dei colori
attraversare una folla di gambe e braccia
per quel non avere affetti
il loro impegno
per quel non sentir dolori
evitango il loro segno





