Don Chisciotte
Godot è arrivato,
chi lo aspettava
è morto da cent'anni.
E' venuto in silenzio,
ci ha guardato,
poi è fuggito correndo,
disperato.
Sancho si è ritirato.
Coltiva rose preziose,
ha messo arnie sulla sua collina,
cura le api, beve sempre vino,
e dice che il suo cuore non funziona;
quando l'ho visto non mi riconosceva.
Io cerco sempre i miei mulini a vento,
Ronzinante non si muove dalla stalla,
vive di biada buona, non ricorda,
non posso avvicinarmi,
quella che era baldanza ora è paura,
sgroppa, si sdraia per terra, si ribella.
Vorrei salvare mille e più donzelle,
ma ormai son rare come le avventure,
l'ultima che ho strappato da una torre,
si è messa a urlare e poi mi ha maledetto,
dice che stava bene prigioniera.
Aldanza, Dulcinea, amore mio,
mio dolce inganno.
Il cuore mi si spezza e non ti sogno.
Qui nel Reparto non mi manca niente,
ma non ho pace!
Vivo con un tale che non si crede matto,
scrive sul muro parole senza senso
e grida a tutti di essere un poeta.
Spero di uscire presto e di perire
nella mia prossima guerra contro il male.
Spero che vi resti nelle vene
un che di me, un che di Don Chisciotte.
Conclusa è l'epopea di un Cavaliere.

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Abner