E la terra al sogno avanzò
l’inquieto universo
al fianco innesco d’ignoto.
Il mare dal sonno diluito
stirò l’eterna onda celeste
in un cielo a testamento
ignoto d’occhi fissi alla vela
e gioie inglobate all’ala.
Smise il suo pianto la poesia
il tempo sorpreso ad amare
il senso della memoria
e della misura qualora sia
inatteso espianto
digiunò lune e pallide trame di stelle
al trainato desio aortico
d’essere un tutt’uno cosmico.
Mandala d’incanti all’alveo
catalizzarono l’attimo cinereo
funambolo custode
di brillio alato.

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Lieto meriggio.
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