
Il nostro vivere è qui
dove poggiano i nostri sguardi
ad ogni risveglio.
E’ dolce l’incanto
nel mio guardarti dove brilli:
un po’ più in là
nello splendore del sole
che tutto illumina
e tutto fa risplendere
nel rumore del mondo
che ci circonda
e che osservo in silenzio
con gioia nella gioia
nel camminare sicura
alla luce del giorno con te:
un passo indietro,
un passo avanti
allungando le mani
con la forza dei rami
che s’incrociano
toccandosi.
9 commenti
Sembra solo ieri
quando sei nata nei miei pensieri
e t’immaginavo com’eri....
Sapevo che t’avrei incontrata
mia amante sconosciuta
e che per il resto della vita
con me saresti restata.
Io ci credo sai
che con me per sempre resterai,
perché io ti amo
e la nostra storia insieme sarà vissuta.
Cosa chieder di più potrei
che da quando tu ci sei
riempi d’amore tutti i giorni miei,
perché insieme,
io ti amo e tu mi amerai.
Insieme questa nostra storia infinita,
per il resto della nostra vita.
quando sei nata nei miei pensieri
e t’immaginavo com’eri....
Sapevo che t’avrei incontrata
mia amante sconosciuta
e che per il resto della vita
con me saresti restata.
Io ci credo sai
che con me per sempre resterai,
perché io ti amo
e la nostra storia insieme sarà vissuta.
Cosa chieder di più potrei
che da quando tu ci sei
riempi d’amore tutti i giorni miei,
perché insieme,
io ti amo e tu mi amerai.
Insieme questa nostra storia infinita,
per il resto della nostra vita.
Game over, gioco terminato
finito, passato così come il tempo
del nostro amore.
Se mai ci sia stato un tempo
Il tempo di un nostro possibile amore.
Game over, love over ,
giorni svaniti, sbiaditi,
in una nullità di parole, MAI dette.
Gioco di frasi scontate
La spesa da fare, la cena, il lavoro.
Scene da un video games obsoleto
di una vita vissuta in un tempo sbagliato.
Game over, è tempo di decidere ,
clicca su arresta, seleziona chiudi,
sei offline.
E’ tempo di vivere.
finito, passato così come il tempo
del nostro amore.
Se mai ci sia stato un tempo
Il tempo di un nostro possibile amore.
Game over, love over ,
giorni svaniti, sbiaditi,
in una nullità di parole, MAI dette.
Gioco di frasi scontate
La spesa da fare, la cena, il lavoro.
Scene da un video games obsoleto
di una vita vissuta in un tempo sbagliato.
Game over, è tempo di decidere ,
clicca su arresta, seleziona chiudi,
sei offline.
E’ tempo di vivere.
Prima del giro del mondo del sole.
Ancor prima del rumoreggiare
del fulmine che lascia traccia
nel tessuto della notte,
per le vie,
per le linee,
lungo le siepi,
affinché la mia casa sia piena
e possa assaggiare il mio cibo,
io voglio gridarlo
che t’amo.
E voglio gridarlo
sgambettando in avanti.
agitando le gambe,
stando sdraiato,
seduto, appeso ai fiori…
come se fossi matto o un folle
che crede d’aver colorato il cielo.
E voglio gridarlo buttando fuori tutto il fiato
nel correre con il vento
a chi arriva primo a strappare
il profumo dal tuo petto.
E voglio gridarlo cadendo più giù
della pioggia sui tuoi capelli,
lungo il tuo viso scendendo
sul tuo seno…voglio gridarlo
fino nei fondali e agli abissi
e gridarlo a coralli
e stelle marine
e gridare che oltre
il cielo di sale del mare,
oltre, vi sono altre stelle
che s’infiammano
a cui gridare che t’amo.
E voglio gridarlo che t’amo
alle superficie sbilenche,
alle pareti scolorite,
alle strade fuori squadra,
ai percorsi inclinati,
ai passaggi,
ai varchi pendenti,
io chiedo di valicare
per poterlo gridarlo che t’amo.
Perché voglio gridarlo che t’amo
alle finestre allargate ove filtra il sole;
alle porte spalancate della luna
ai muri non più muri del cielo
ai ponti allungati oltre il margine…
ciò che separa il mio petto dalla tua anima
io chiedo di passare
d’attraversare
per poter
un giorno ancora
e un altro ancora
gridarlo anche a Dio
che t’amo dolce amore mio.
Ancor prima del rumoreggiare
del fulmine che lascia traccia
nel tessuto della notte,
per le vie,
per le linee,
lungo le siepi,
affinché la mia casa sia piena
e possa assaggiare il mio cibo,
io voglio gridarlo
che t’amo.
E voglio gridarlo
sgambettando in avanti.
agitando le gambe,
stando sdraiato,
seduto, appeso ai fiori…
come se fossi matto o un folle
che crede d’aver colorato il cielo.
E voglio gridarlo buttando fuori tutto il fiato
nel correre con il vento
a chi arriva primo a strappare
il profumo dal tuo petto.
E voglio gridarlo cadendo più giù
della pioggia sui tuoi capelli,
lungo il tuo viso scendendo
sul tuo seno…voglio gridarlo
fino nei fondali e agli abissi
e gridarlo a coralli
e stelle marine
e gridare che oltre
il cielo di sale del mare,
oltre, vi sono altre stelle
che s’infiammano
a cui gridare che t’amo.
E voglio gridarlo che t’amo
alle superficie sbilenche,
alle pareti scolorite,
alle strade fuori squadra,
ai percorsi inclinati,
ai passaggi,
ai varchi pendenti,
io chiedo di valicare
per poterlo gridarlo che t’amo.
Perché voglio gridarlo che t’amo
alle finestre allargate ove filtra il sole;
alle porte spalancate della luna
ai muri non più muri del cielo
ai ponti allungati oltre il margine…
ciò che separa il mio petto dalla tua anima
io chiedo di passare
d’attraversare
per poter
un giorno ancora
e un altro ancora
gridarlo anche a Dio
che t’amo dolce amore mio.
Prima del sorgere del sole, l’oscurità
a proteggere l’intima assonanza
di baci a perdere. E quel nodo
alla gola che si è sciolto nell’abbraccio,
poi la danza delle mani e bocche
come vulcani al risveglio dopo la quiete.
E la sete che rimane - magnete
dell’attrazione-, vedo le ciocche
viola dei tuoi capelli e il laccio
che mi collega al tuo cuore- snodo
dell’aorta- poi ancora la stanza
che non c’è e… quell’isola che verrà.

a proteggere l’intima assonanza
di baci a perdere. E quel nodo
alla gola che si è sciolto nell’abbraccio,
poi la danza delle mani e bocche
come vulcani al risveglio dopo la quiete.
E la sete che rimane - magnete
dell’attrazione-, vedo le ciocche
viola dei tuoi capelli e il laccio
che mi collega al tuo cuore- snodo
dell’aorta- poi ancora la stanza
che non c’è e… quell’isola che verrà.

Il Poema
Canto il poema dell'amor e dell'essenza caduca.
Dell'essere che nel vagar dell'animo suo
segue il moto degli astri celesti,
a non tradir mai l'infinita forza che tutto muove.
REMINESCENZA.
Guardiano delle stelle
conduci l'anima mia per mano
tra quello che fu e il tempo che sarà.
VISIONI
Venne un caldo torrido
ed esso regalò alle notti
visionarie danze di lucenti astri.
Venne ad ascoltare i lamenti
di statue di ghiaccio che
si sciolsero al sorgere del sole.
Venne a incontrare giovani passioni
e ingenui sogni nel nascere del sentimento.
Bussò alla porta d'un immaginario
amore.
Dormì al canto delle lucciole,
si spense in un solo giorno lasciando
in pegno una scia incantata di ricordi.
SOGNI
“Sognai ancora orchidee nere
racchiuse in anfore d'argento.
Osservai mille altre volte
svanir le tentazioni
che i tuoi occhi suscitarono in me.
Sognai nella solitaria notte,
sognai d'una stirpe d' eroi.
Sognai il nome d'una mano
che scagliò nelle viscere dei vasi
di terracotta i resti di filamentose ragnatele.
Sognai il calore d'una carezza,
sprigionato da parvenze imprigionate in esili burattini.
Nell'etere ricoperto di aghi spezzati
trovai un pozza d' acqua riempita da menzogne.
Vissi un giorno,
perso per sempre in un diario blu.
Vissi e mi persi in un anfiteatro dove
rappresentavano la vita.
Sognai ancora,
in un lungo attimo della pioggia che calpestò
le briciole del tuo cuore.
Sognai luoghi incendiati dal fuoco,
sprigionato da matite impolverate.
Sognai immagini,
inventate dalla tragedia
di maschere dipinte dal sangue,
imbrattate dagli stolti.
Sognai un'irreale esistenza,
dove il tuo amore oscillava
appeso ai rami della speranza”
ASTRI
Tutto si concesse al vuoto andare
del moto degli astri.
Il buio d'una stanza racchiuse i ricordi,
mentre le note d'un assurdo dolore
trafissero quel poco di vita che rimaneva.
Un piccolo fiore visse dentro un sogno,
l'azzurro d'una rosa attraversò il fiume rosso
delle lacrime e si fermò ad ascoltare stralci di poesie.
Se le rocce avessero il colore dei sentimenti
si bagnerebbero di fine pazzia.
Le onde dei mari che mille volte bagnarono i volti
si sciolsero al cospetto di versi perduti per sempre.
Vidi l'acqua d'un ruscello tornare indietro.
Vidi i sassi sorridere alla tristezza che
il tempo disegnò sui cuori.
Vidi pensieri manovrare i nostri fili a piacimento.
Vidi gli occhi gettati in terra come pezzi di carta.
Infinite arcane orchidee dal misterioso senso
volarono nello spirito,
concessero la forza per rompere le statue scolpite dall'ipocrisia,
di chi si divertì a sfregiare i sentimenti,
di chi forgiò con la cera inutili
monumenti all'idiozia quotidiana.
RICORDI
“Quando il velluto che ricoprì
bambole di latta perse il colore,
quando tutto questo rimase solo
un lontano ricordo.
Quando, sepolte negli spenti sguardi delle conchiglie,
ascoltai le lacrime delle lucciole che
dormivano sui fondali della morte,
nell'eterna perdizione dei tuoi occhi,
trovai il coraggio di rincorrere ancora una volta
i giardini delle nostre paure...”
VERITA'
E in essi mi persi nuovamente a cercar la verità dell'essere.
A cercar ragione nuova che l'animo inducesse in migliori
pensieri.
Volsi di nuovo lo sguardo indietro come un uomo
che al contrario va nell'inseguire l'anima sua.
SGUARDI
“Strano,
cosa?
Si perse nel tempo lo sguardo.
Furono ricordi.
Anni trascorsi in un attimo.
In un attimo trascorsero tutti gli anni vissuti.
Passò l'esistenza, visse non sapendo di vivere.
Bussai alle porte dell'universo.
Alcun fato mi rispose.
Una voce poi sussurrò che quello non era il mio posto.
Strano fu il sentimento,
strana la vita.
Fiumi di passioni m'osservarono immobili
senza ch'io mai me ne rendessi conto.
Eppure loro erano li da sempre.
Percorsi strade,
viottoli.
Percorsi il tuo sorriso,
rubai il tuo volto
e nelle vicende mie furono ricordi imbevuti
dalle lacrime tue.
Granelli di sabbia soffiati via dal vento.
Aspettai appoggiato a un muro.
Aspettai cosa, non so.
Aspettai che tornassero a me quegli occhi
di cristallo che amavo tanto”
DIAMANTI
Cuor mio, che alzasti gli occhi sul futuro,
socchiudendoli sul tempo lontano,
cantami la parodia della vita.
Se pur una ne esiste ancora.
Or che gli eroi son morti,
or che conservar il ricordo
più non lenisce le pene.
Vorrei conservar frasi come uno splendente
diamante, ma la consuetudine della
vicinanza sua offuscherebbe l'esistenza stessa.
Cantami allora di ciò che sarà,
dimmi sincero guardiano delle mie stelle
dov'è il giardino delle orchidee nere
ch'io ancor cerco.
Canto il poema dell'amor e dell'essenza caduca.
Dell'essere che nel vagar dell'animo suo
segue il moto degli astri celesti,
a non tradir mai l'infinita forza che tutto muove.
REMINESCENZA.
Guardiano delle stelle
conduci l'anima mia per mano
tra quello che fu e il tempo che sarà.
VISIONI
Venne un caldo torrido
ed esso regalò alle notti
visionarie danze di lucenti astri.
Venne ad ascoltare i lamenti
di statue di ghiaccio che
si sciolsero al sorgere del sole.
Venne a incontrare giovani passioni
e ingenui sogni nel nascere del sentimento.
Bussò alla porta d'un immaginario
amore.
Dormì al canto delle lucciole,
si spense in un solo giorno lasciando
in pegno una scia incantata di ricordi.
SOGNI
“Sognai ancora orchidee nere
racchiuse in anfore d'argento.
Osservai mille altre volte
svanir le tentazioni
che i tuoi occhi suscitarono in me.
Sognai nella solitaria notte,
sognai d'una stirpe d' eroi.
Sognai il nome d'una mano
che scagliò nelle viscere dei vasi
di terracotta i resti di filamentose ragnatele.
Sognai il calore d'una carezza,
sprigionato da parvenze imprigionate in esili burattini.
Nell'etere ricoperto di aghi spezzati
trovai un pozza d' acqua riempita da menzogne.
Vissi un giorno,
perso per sempre in un diario blu.
Vissi e mi persi in un anfiteatro dove
rappresentavano la vita.
Sognai ancora,
in un lungo attimo della pioggia che calpestò
le briciole del tuo cuore.
Sognai luoghi incendiati dal fuoco,
sprigionato da matite impolverate.
Sognai immagini,
inventate dalla tragedia
di maschere dipinte dal sangue,
imbrattate dagli stolti.
Sognai un'irreale esistenza,
dove il tuo amore oscillava
appeso ai rami della speranza”
ASTRI
Tutto si concesse al vuoto andare
del moto degli astri.
Il buio d'una stanza racchiuse i ricordi,
mentre le note d'un assurdo dolore
trafissero quel poco di vita che rimaneva.
Un piccolo fiore visse dentro un sogno,
l'azzurro d'una rosa attraversò il fiume rosso
delle lacrime e si fermò ad ascoltare stralci di poesie.
Se le rocce avessero il colore dei sentimenti
si bagnerebbero di fine pazzia.
Le onde dei mari che mille volte bagnarono i volti
si sciolsero al cospetto di versi perduti per sempre.
Vidi l'acqua d'un ruscello tornare indietro.
Vidi i sassi sorridere alla tristezza che
il tempo disegnò sui cuori.
Vidi pensieri manovrare i nostri fili a piacimento.
Vidi gli occhi gettati in terra come pezzi di carta.
Infinite arcane orchidee dal misterioso senso
volarono nello spirito,
concessero la forza per rompere le statue scolpite dall'ipocrisia,
di chi si divertì a sfregiare i sentimenti,
di chi forgiò con la cera inutili
monumenti all'idiozia quotidiana.
RICORDI
“Quando il velluto che ricoprì
bambole di latta perse il colore,
quando tutto questo rimase solo
un lontano ricordo.
Quando, sepolte negli spenti sguardi delle conchiglie,
ascoltai le lacrime delle lucciole che
dormivano sui fondali della morte,
nell'eterna perdizione dei tuoi occhi,
trovai il coraggio di rincorrere ancora una volta
i giardini delle nostre paure...”
VERITA'
E in essi mi persi nuovamente a cercar la verità dell'essere.
A cercar ragione nuova che l'animo inducesse in migliori
pensieri.
Volsi di nuovo lo sguardo indietro come un uomo
che al contrario va nell'inseguire l'anima sua.
SGUARDI
“Strano,
cosa?
Si perse nel tempo lo sguardo.
Furono ricordi.
Anni trascorsi in un attimo.
In un attimo trascorsero tutti gli anni vissuti.
Passò l'esistenza, visse non sapendo di vivere.
Bussai alle porte dell'universo.
Alcun fato mi rispose.
Una voce poi sussurrò che quello non era il mio posto.
Strano fu il sentimento,
strana la vita.
Fiumi di passioni m'osservarono immobili
senza ch'io mai me ne rendessi conto.
Eppure loro erano li da sempre.
Percorsi strade,
viottoli.
Percorsi il tuo sorriso,
rubai il tuo volto
e nelle vicende mie furono ricordi imbevuti
dalle lacrime tue.
Granelli di sabbia soffiati via dal vento.
Aspettai appoggiato a un muro.
Aspettai cosa, non so.
Aspettai che tornassero a me quegli occhi
di cristallo che amavo tanto”
DIAMANTI
Cuor mio, che alzasti gli occhi sul futuro,
socchiudendoli sul tempo lontano,
cantami la parodia della vita.
Se pur una ne esiste ancora.
Or che gli eroi son morti,
or che conservar il ricordo
più non lenisce le pene.
Vorrei conservar frasi come uno splendente
diamante, ma la consuetudine della
vicinanza sua offuscherebbe l'esistenza stessa.
Cantami allora di ciò che sarà,
dimmi sincero guardiano delle mie stelle
dov'è il giardino delle orchidee nere
ch'io ancor cerco.
Se pur mi nascondessi
sulla montagna più alta della terra
o nel più profondo mare
non potrei mai non pensarti
mi raggiungerebbe ovunque
il pensiero di te che sei parte di me
il nostro destino deciso da sempre
Se pur mi trasformassi in statua di sale
disubbideresti anche Dio ... resteresti con me
Impossibile lasciarsi alle spalle
anche in frammento grande come un granello di sabbbia
ciò che tu eri per me perchè eri tutto acnhe di più
Quanto forte ti voglio ….
nelle notti buie quando il silenzio si fa eterno
quando chiamo il tuo nome
non vi è risposta ma sento la tua presenza
Non mi basta, non ancora … non più
Vorrei maledire questa vita che ha rubato l'anima tua
lasciando tra le mie braccia il tuo corpo esanime
ed una miriade di ricordi quanto sono le stelle in cielo
Quante parole rimaste nel vento
nei tuoi ultimi mesi di vita
ci amavamo con gli occhi, con un sorriso
forse avrei poturo fare ancora di più per te
per questo fortissimamente ti vorrei ancora
Un’altra stagione da scoprire, foglie morte
sul selciato, il declino della luce al tramonto
del sole d’autunno, la fase calante della luna.
Col tempo che resiste, se ne scordiamo l’esistenza
a volte, è perché il controcanto della passione
è più forte. Inizierà così un nuovo romanzo
(appendice scritta alle parole in erba), dalla pelle
che trattiene il calore e dei tuoi umori in ebollizione,
la perfezione non esiste, ma ci sono devianze
che sono come stanze in penombra che anticipano il futuro.
E già puoi vedere più di una breccia nel muro,
la corteccia dell’albero in crescita ha le sembianze
di cometa: puoi notarla di notte di fianco alle stelle
del destino. Il postino delle galassie dell’età del bronzo
ha consegnato il messaggio, certificato dalla canzone
in rima baciata scritta nei giardini fioriti della Provenza:
danza con me su queste note, per entrare nella cruna
dell’ago dell’eternità. Ora puoi tenere il conto
dei giorni, di quelli che ci concederà in dono la sorte.
Dal centro di un intera stagione
da quando l’usura del tuo tempo
ha rovinato le mie labbra,
taciturna,
testarda la mia lingua si è rifiutate di ripetere
la parola amore;
perché certa che un giorno sarebbe ritornata ai tuoi occhi.
Ma ora durante questo esilio dalle tue labbra
debbo nascondermi o fuggire
dal suono di altre labbra che parlano d’amore:
perché non oso svegliare
il mio canto d’amore per altra “dea”;
perché voglio stordire il grido
di chiamare per nome altra donna.
Certo un giorno ritorneranno a correre
le mie parole lungo le labbra tue
e potranno ripetere la parola “amore” ai tuoi occhi;
ma per ora ammutolisco ancora le mie labbra;
zittisco il suono della mia lingua,
così il mio cuore comprenderà l'assenza del silenzio.
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlare d’amore ai tuoi occhi.
seppur ora tu
donna mi fai male in tutto il mio corpo:
poiché non c’è trasparenza che provocha più dolore
di un verso d’amore soffocato
dalla donna che non desidera più
sollievo dalla tua voce...
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlar d’amore ai tuoi occhi.
da quando l’usura del tuo tempo
ha rovinato le mie labbra,
taciturna,
testarda la mia lingua si è rifiutate di ripetere
la parola amore;
perché certa che un giorno sarebbe ritornata ai tuoi occhi.
Ma ora durante questo esilio dalle tue labbra
debbo nascondermi o fuggire
dal suono di altre labbra che parlano d’amore:
perché non oso svegliare
il mio canto d’amore per altra “dea”;
perché voglio stordire il grido
di chiamare per nome altra donna.
Certo un giorno ritorneranno a correre
le mie parole lungo le labbra tue
e potranno ripetere la parola “amore” ai tuoi occhi;
ma per ora ammutolisco ancora le mie labbra;
zittisco il suono della mia lingua,
così il mio cuore comprenderà l'assenza del silenzio.
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlare d’amore ai tuoi occhi.
seppur ora tu
donna mi fai male in tutto il mio corpo:
poiché non c’è trasparenza che provocha più dolore
di un verso d’amore soffocato
dalla donna che non desidera più
sollievo dalla tua voce...
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlar d’amore ai tuoi occhi.
Il cuore rilascia la tensione
i battiti rallentano
al guardare la luna
e le sue sorelle stelle,
dal dolore e la stanchezza
del girovagare nel giorno
in cerca di te ….
Di te che so non incontrarti
non su questa terra
di te che muta è la voce
il vento la dispersa nel cielo
quasi non ne ricordo il suono
Della dolcezza del tuo sguardo
la delicatezza delle tue mani
io acqua di fonte mi lasciavo bere
fremendo di piacere
La tua dimora è nel mio cuore
so che il tuo viaggio è senza ritorno
ma come cancellare l'infame amarezza
insinuatasi in me da quel giorno …
Vivere è una lotta, senza di te è una guerra
ed io guerriera armata d'amore
affronterò questa folle corsa,
al traguardo tu, stanca e felice
mi getterò tra le tue amate braccia
Calore, dolcezza, infantile baldanza,
diffuso tremore, sudore e fragranza,
umore celato,
pudore, esultanza di sensi.
Amore,
sapore di piacere, candore bruciato,
fine odore pungente,
faro lucente, velato, oscurato,
caro disordine, gusto raro,
galantuomo e baro;
pozione dolce e tisana amara.
Confusione di carne,
amalgama di dolore,
sdegno e rancore.
Dare e avere,
concedere senza avere
o avere senza cedere
Amiamoci di rumore assordante
tanto da non saper cosa farne,
come chi ci ha donato la vita,
come colei che davvero ci amò,
e s’immolò per noi
in questo tunnel senza uscita.
diffuso tremore, sudore e fragranza,
umore celato,
pudore, esultanza di sensi.
Amore,
sapore di piacere, candore bruciato,
fine odore pungente,
faro lucente, velato, oscurato,
caro disordine, gusto raro,
galantuomo e baro;
pozione dolce e tisana amara.
Confusione di carne,
amalgama di dolore,
sdegno e rancore.
Dare e avere,
concedere senza avere
o avere senza cedere
Amiamoci di rumore assordante
tanto da non saper cosa farne,
come chi ci ha donato la vita,
come colei che davvero ci amò,
e s’immolò per noi
in questo tunnel senza uscita.










