Ombre blu alla finestra,
il freddo sui vetri,
le scale tremano
sotto una strada sorda.
Lei è là dentro,
forse sta sognando.
Non posso aspettare domani:
i miei passi rimbombano nel vicolo,
corro contro il tempo
che scotta sulla mia pelle.
Lei non lo sa, oppure sì,
che vorrei baciare le sue labbra
dietro vetri spessi,
col buio del suo verde negli occhi.
Ancora pochi passi,
pesanti come il piombo.
Sono teso come una chitarra.
Volevo correre come il vento,
ma lei non fuggirebbe con me
per sottrarsi al giudizio del mondo.
Le mie dita affondano nel nero
che cola nella terra bruna.
«Aspetta domani», dice la luna;
lascia che il blues bruci il silenzio,
mentre la notte ingoia una promessa.
