Alzandomi dal letto, notai la porta della stanza degli ospiti ancora chiusa; un silenzio vuoto e insopportabile dominava in tutta la casa. In cucina mi gettai a peso morto sulla sedia, come reduce da una maratona. Appoggiai svogliatamente i gomiti al tavolo accendendo una sigaretta. La porta al piano superiore si aprì; finalmente quel fastidioso silenzio mattutino scomparve. Edda scese le scale a chiocciola lentamente reggendo il corrimano. I suoi capelli ora erano sciolti lungo l’azzurra vestaglia; lisci e bianchissimi le arrivavano fin sotto la schiena.
"Che nottataccia caro Tomas…".
"Anche per me". Risposi passandomi la mano tra i capelli. "Non sono riuscito a chiudere occhio...".
"E' normale... neanch'io, la tensione è tremenda : ti prende, ti consuma ed è difficile scacciarla... ma a tutto c'è un rimedio, vedrai andrà tutto bene".
"Senti che andrà tutto bene?".
"Non posso esserne ancora certa, ma ci sono buone probabilità. La tua aura è buona e combattiva : è un arma efficace contro gli spiriti maligni".
Durante il pomeriggio, nonna Edda contattò Brandani. Grazie all'invenzione dell'opzione "vivavoce", ascoltai l'intera telefonata. Il tono di voce del Brandani si fece triste quando nonna le spiegò ciò che era accaduto a Silvia, invitandoci a raggiungerlo l'indomani nella sua dimora in via Salesina 3 a Milano. L'appuntamento fu fissato per venerdì 5 settembre alle ore 18.00.
Edda ed io ci mettemmo in viaggio alle ore 17.00, persuasi di imbatterci nell'odioso traffico meneghino. La pioggia caduta imperterrita in mattinata lasciò spazio ad una lieve foschia che fece sembrare la città un amabile sfondo adatto ad un film poliziottesco.
Immaginai anche che all'interno di un appartamento in stile eclettico, ci fosse Valentina Rosselli impegnata a scattare foto per il suo ultimo servizio.
Giungemmo alla villa di Brandani alle ore 18.10 : un miracolo visti gli ingorghi nei quali ci imbattemmo. L'immensa villa rinascimentale padroneggiava nella vasta campagna : un angolo di paradiso distaccato dal chaos metropolitano. Più che una villa sembrava una piccola città!
Un uomo di bassa statura, abbastanza corpulento, dalla testa pelata ovale e dai baffi sottili, fece comparsa nel sentiero che conduceva alla villa. Con aria rilassata aspirò la pipa adagio, con boccate lente e ritmate emettendo una nuvola di fumo che si confuse con la foschia.
"Ecco Stefano!". Esclamò nonna Edda.
Brandani vestiva un'elegante smoking nero abbigliato ad una bianca camicia con tanto di papillon, pantalone nero, senza risvolto, e scarpe di vernice nere. I suoi modi erano gentili ed educati, in tinta con il bon-ton francese.
Il saluto che si scambiò con Edda fu decisamente affettuoso con tanto di abbraccio e baci sulle guancie. Subito dopo il suo sguardo allegro e allo stesso tempo esaminatore, si spostò verso di me.
"Piacere di conoscerti Tomas". La sua stretta di mano così forte e decisa mi scosse in tutto il corpo.
Il raffinato medium ci fece strada verso l'entrata principale della sua reggia. Quella maestosa dimora era arredata con mobili antichi, probabilmente acquistati per una fortuna (sicuramente il conto in banca di Brandani avevi sei o sette zeri), quadri dell'ottocento e numerosi reperti da museo.
Fu anche la prima volta che nonna Edda mise piede nella villa; così Brandani, nelle vesti di esperta guida turistica, la illustrò in breve. Camminammo per stanze immense dal soffitto alto, salimmo lunghissime scalinate e visitammo quello che lui definiva "il suo piccolo regno", ovvero la biblioteca. Un vero e proprio labirinto di scaffali straripanti libri appari' ai nostri occhi. Circa dieci scaffali includevano volumi di astrologia, alchimia, fisica e chimica; ben altri dieci riguardavano le scienze occulte. Fu inevitabile che Brandani ed Edda si soffermassero un attimo a discutere di letteratura. Ovviamente l'argomento principale riguardò la letteratura russa. Prese il via una piacevole discussione sulle varie opere di Gogol' e sulle fiabe di Alexander Afanasyev (e di conseguenza anche sulle sue "fiabe proibite"), nella quale intervenni dicendo che trovai "Anime Morte" abbastanza interessante ma un po’ noioso. Nonna mi guardò sorridendo con fare materno, mentre l'occhiataccia di Brandani risultò decisamente minacciosa. Riuscii a risollevare la mia posizione sfoggiando la mia passione per la letteratura norvegese. I nomi di Hamsun e Vesaas fecero ritornare la luce negli occhi di Brandani; disse che "Misteri” di Hamsun fu uno dei romanzi più belli che gli capitò di leggere in vita sua. Mentre discutemmo tra quelle montagne di scaffali, dalla porta fece ingresso una elegante signora vestita con un tailleur beige. Il taglio di capelli mi rimandò alla mente Alida Valli in "Occhi Senza Volto"; il suo corpo piuttosto magro ed esile camminava leggero verso di noi. Mano a mano che si avvicinava alla nostra postazione, decifrai il suo volto lievemente sciupato dai segni del tempo (ad occhio e croce le si davano circa quarantacinque anni) ma comunque delicato e grazioso.
"Permettete che vi presenti mia moglie Sonia". Disse Brandani con fare entusiasta.
Gli occhi nerissimi di Sonia mi fissarono amorevolmente, mentre dalle sue labbra carnose uscirono cordiali parole : "Il piacere è tutto mio".
L'argenteria che portava al collo e alle mani era degna di una distinta nobildonna.
"Mi dispiace interrompervi, ma il rinfresco è pronto... quando volete favorire". L'invito di Sonia risultò molto allettante, poiché incominciai ad avvertire una certa fame nonostante il lieve "disagio" di trovarmi in ambiente poco consono alle mie frequentazioni.
Nella stanza in cui si tenne il rinfresco (rinfresco? cena di capodanno!) spiccava un grande e lungo tavolo bandito di gustose specialità : un piatto con tutti i tipi di salumi e formaggi; pasta fredda; storione, caviale, tagliata di carne; uova sode, insalata di pomodori e sicuramente altre cose che non ricordo. La domanda che mi porsi fu se tutto quel ben di dio era davvero opera di Sonia, oppure di una servitù altamente qualificata.
Mentre gustammo le prelibatezze di casa Brandani (mi parve strano non fosse presente un taciturno cameriere a servire), mi furono poste domande riguardanti i miei studi, la mia famiglia e il mio rapporto con Silvia. Sonia e Stefano mi ascoltarono attentamente mentre spiegavo loro il mio difficile rapporto con gli studi di chimica alla scuola superiore. Cercai di mostrarmi cordiale vincendo la timidezza tra gli sguardi incoraggianti di nonna Edda che sembravano dire :
"Dai! Non avere paura di parlare! Sei intelligente, fallo capire anche a loro!".
"Non è mai troppo tardi per capire quale sia il proprio scopo nella vita". Disse Brandani sorseggiando del vino rosso.
"Mi sembra che tu abbia le idee molto chiare Tomas”. Proseguì. “Fa piacere trovarti qui ad assistere ad una dimostrazione medianica. Devi amare molto Silvia vero?".
Chinai la testa sul piatto, disegnando con la forchetta una linea dritta tra gli avanzi di prosciutto : "Si...".
"Bene. Ammiro i giovani coraggiosi! E' purtroppo raro trovarne al giorno d'oggi".
Accettai con entusiasmo il complimento, mentre vidi Sonia alzarsi e accingersi a sparecchiare la tavola.
“Edda, Tomas. Il momento è giunto. Vogliate seguirmi”. Disse Brandani avanzando verso una porticina al lato sinistro del salone da pranzo.
Sonia indaffarata a formare pile di piatti, non proferì parola. Quando Stefano chiuse la porta alle nostre spalle, provai quasi invidia per lei ma il pensiero di Silvia mi risvegliò dalla tensione.
All’interno della stanza l’ambiente risultò sobrio; al centro vi era un tavolo rotondo e la luce venne discretamente ridotta. Brandani andò a sedersi alla destra di Edda. Riunimmo le mani sul tavolo sovrapponendo i mignoli.
“Fabienne, noi ti invochiamo per chiedere consiglio… dacci una risposta”.
Il tono della voce di Brandani fu fermo, impassibile. Immobile in quella posizione, sentì correnti di aria gelida investirmi in tutto il corpo; eppure tutte le finestre erano chiuse.
Dio, quanto tempo passò! Sono certo che trascorsero circa trenta minuti.
Finalmente sentimmo l’affannoso e rauco respiro di nonna Edda diventare affrettato e cambiarsi in suoni gutturali. Successivamente apparve una sostanza grigiastra che, modellandosi dapprima in forma simile ad una arancia, diventò poi ovale e infine si staccò dalle mani di Edda e si mostrò un poco al di sotto di esse. In testa a quella strana forma spuntarono biondi capelli finissimi, mentre la forma stessa andava rischiarandosi, diventando bianca e trasformandosi sotto i nostri occhi in una squisita figuretta dalle forme delicate e perfette. Era nuda, alta circa venti centimetri. I lunghi capelli biondi le ricoprivano il petto e i fianchi.
Brandani invitò la figuretta a muoversi per darci prova della sua vitalità. Mosse la testa, si rigirò da un fianco all’altro, si fece vedere in volto e di profilo. Potemmo riconoscere chiaramente il volto di una piacente donna giovane, raggiante quasi di luce propria con due occhi azzurri e una bocca vermiglia.
La materializzazione rialzò il corpo reggendosi soltanto con le braccia, spostandosi al centro del tavolo. Con una vocina delicata ma ben udibile si presentò dicendo di chiamarsi Fabienne.
“Chi mi chiama?”.
“Esseri umani a cui hai dato segnali del male che ti ha consumato…”. Brandani esordì mantenendo il tono di voce calmo.
“Voi dovrete essere molto coraggiosi…”.
“Dacci consigli spirito benevolo…”.
“Gèvaudan…”
“Cosa significa?”.
“Nel cortile della casa in cui ho vissuto c’è una bestia imbalsamata che i contadini soprannominarono la bestia del Gèvaudan… lì sono seppelliti i suoi resti”.
“Dove si trova questa casa?”.
“E’ in via terzi a Mesero, poco prima dell’imbocco per la A4.”
“Cosa dobbiamo fare con i suoi resti?”.
“Cospargerli di luce finché lui trovi la pace e abbandoni il corpo di quella giovane che tiene prigioniera”.
“Come sei morta Fabienne?”.
La materializzazione di Fabienne incominciò a contorcersi e a produrre suoni tormentati, per poi ritornare accanto alle mani di Edda e scomparire all’improvviso.
"Che nottataccia caro Tomas…".
"Anche per me". Risposi passandomi la mano tra i capelli. "Non sono riuscito a chiudere occhio...".
"E' normale... neanch'io, la tensione è tremenda : ti prende, ti consuma ed è difficile scacciarla... ma a tutto c'è un rimedio, vedrai andrà tutto bene".
"Senti che andrà tutto bene?".
"Non posso esserne ancora certa, ma ci sono buone probabilità. La tua aura è buona e combattiva : è un arma efficace contro gli spiriti maligni".
Durante il pomeriggio, nonna Edda contattò Brandani. Grazie all'invenzione dell'opzione "vivavoce", ascoltai l'intera telefonata. Il tono di voce del Brandani si fece triste quando nonna le spiegò ciò che era accaduto a Silvia, invitandoci a raggiungerlo l'indomani nella sua dimora in via Salesina 3 a Milano. L'appuntamento fu fissato per venerdì 5 settembre alle ore 18.00.
Edda ed io ci mettemmo in viaggio alle ore 17.00, persuasi di imbatterci nell'odioso traffico meneghino. La pioggia caduta imperterrita in mattinata lasciò spazio ad una lieve foschia che fece sembrare la città un amabile sfondo adatto ad un film poliziottesco.
Immaginai anche che all'interno di un appartamento in stile eclettico, ci fosse Valentina Rosselli impegnata a scattare foto per il suo ultimo servizio.
Giungemmo alla villa di Brandani alle ore 18.10 : un miracolo visti gli ingorghi nei quali ci imbattemmo. L'immensa villa rinascimentale padroneggiava nella vasta campagna : un angolo di paradiso distaccato dal chaos metropolitano. Più che una villa sembrava una piccola città!
Un uomo di bassa statura, abbastanza corpulento, dalla testa pelata ovale e dai baffi sottili, fece comparsa nel sentiero che conduceva alla villa. Con aria rilassata aspirò la pipa adagio, con boccate lente e ritmate emettendo una nuvola di fumo che si confuse con la foschia.
"Ecco Stefano!". Esclamò nonna Edda.
Brandani vestiva un'elegante smoking nero abbigliato ad una bianca camicia con tanto di papillon, pantalone nero, senza risvolto, e scarpe di vernice nere. I suoi modi erano gentili ed educati, in tinta con il bon-ton francese.
Il saluto che si scambiò con Edda fu decisamente affettuoso con tanto di abbraccio e baci sulle guancie. Subito dopo il suo sguardo allegro e allo stesso tempo esaminatore, si spostò verso di me.
"Piacere di conoscerti Tomas". La sua stretta di mano così forte e decisa mi scosse in tutto il corpo.
Il raffinato medium ci fece strada verso l'entrata principale della sua reggia. Quella maestosa dimora era arredata con mobili antichi, probabilmente acquistati per una fortuna (sicuramente il conto in banca di Brandani avevi sei o sette zeri), quadri dell'ottocento e numerosi reperti da museo.
Fu anche la prima volta che nonna Edda mise piede nella villa; così Brandani, nelle vesti di esperta guida turistica, la illustrò in breve. Camminammo per stanze immense dal soffitto alto, salimmo lunghissime scalinate e visitammo quello che lui definiva "il suo piccolo regno", ovvero la biblioteca. Un vero e proprio labirinto di scaffali straripanti libri appari' ai nostri occhi. Circa dieci scaffali includevano volumi di astrologia, alchimia, fisica e chimica; ben altri dieci riguardavano le scienze occulte. Fu inevitabile che Brandani ed Edda si soffermassero un attimo a discutere di letteratura. Ovviamente l'argomento principale riguardò la letteratura russa. Prese il via una piacevole discussione sulle varie opere di Gogol' e sulle fiabe di Alexander Afanasyev (e di conseguenza anche sulle sue "fiabe proibite"), nella quale intervenni dicendo che trovai "Anime Morte" abbastanza interessante ma un po’ noioso. Nonna mi guardò sorridendo con fare materno, mentre l'occhiataccia di Brandani risultò decisamente minacciosa. Riuscii a risollevare la mia posizione sfoggiando la mia passione per la letteratura norvegese. I nomi di Hamsun e Vesaas fecero ritornare la luce negli occhi di Brandani; disse che "Misteri” di Hamsun fu uno dei romanzi più belli che gli capitò di leggere in vita sua. Mentre discutemmo tra quelle montagne di scaffali, dalla porta fece ingresso una elegante signora vestita con un tailleur beige. Il taglio di capelli mi rimandò alla mente Alida Valli in "Occhi Senza Volto"; il suo corpo piuttosto magro ed esile camminava leggero verso di noi. Mano a mano che si avvicinava alla nostra postazione, decifrai il suo volto lievemente sciupato dai segni del tempo (ad occhio e croce le si davano circa quarantacinque anni) ma comunque delicato e grazioso.
"Permettete che vi presenti mia moglie Sonia". Disse Brandani con fare entusiasta.
Gli occhi nerissimi di Sonia mi fissarono amorevolmente, mentre dalle sue labbra carnose uscirono cordiali parole : "Il piacere è tutto mio".
L'argenteria che portava al collo e alle mani era degna di una distinta nobildonna.
"Mi dispiace interrompervi, ma il rinfresco è pronto... quando volete favorire". L'invito di Sonia risultò molto allettante, poiché incominciai ad avvertire una certa fame nonostante il lieve "disagio" di trovarmi in ambiente poco consono alle mie frequentazioni.
Nella stanza in cui si tenne il rinfresco (rinfresco? cena di capodanno!) spiccava un grande e lungo tavolo bandito di gustose specialità : un piatto con tutti i tipi di salumi e formaggi; pasta fredda; storione, caviale, tagliata di carne; uova sode, insalata di pomodori e sicuramente altre cose che non ricordo. La domanda che mi porsi fu se tutto quel ben di dio era davvero opera di Sonia, oppure di una servitù altamente qualificata.
Mentre gustammo le prelibatezze di casa Brandani (mi parve strano non fosse presente un taciturno cameriere a servire), mi furono poste domande riguardanti i miei studi, la mia famiglia e il mio rapporto con Silvia. Sonia e Stefano mi ascoltarono attentamente mentre spiegavo loro il mio difficile rapporto con gli studi di chimica alla scuola superiore. Cercai di mostrarmi cordiale vincendo la timidezza tra gli sguardi incoraggianti di nonna Edda che sembravano dire :
"Dai! Non avere paura di parlare! Sei intelligente, fallo capire anche a loro!".
"Non è mai troppo tardi per capire quale sia il proprio scopo nella vita". Disse Brandani sorseggiando del vino rosso.
"Mi sembra che tu abbia le idee molto chiare Tomas”. Proseguì. “Fa piacere trovarti qui ad assistere ad una dimostrazione medianica. Devi amare molto Silvia vero?".
Chinai la testa sul piatto, disegnando con la forchetta una linea dritta tra gli avanzi di prosciutto : "Si...".
"Bene. Ammiro i giovani coraggiosi! E' purtroppo raro trovarne al giorno d'oggi".
Accettai con entusiasmo il complimento, mentre vidi Sonia alzarsi e accingersi a sparecchiare la tavola.
“Edda, Tomas. Il momento è giunto. Vogliate seguirmi”. Disse Brandani avanzando verso una porticina al lato sinistro del salone da pranzo.
Sonia indaffarata a formare pile di piatti, non proferì parola. Quando Stefano chiuse la porta alle nostre spalle, provai quasi invidia per lei ma il pensiero di Silvia mi risvegliò dalla tensione.
All’interno della stanza l’ambiente risultò sobrio; al centro vi era un tavolo rotondo e la luce venne discretamente ridotta. Brandani andò a sedersi alla destra di Edda. Riunimmo le mani sul tavolo sovrapponendo i mignoli.
“Fabienne, noi ti invochiamo per chiedere consiglio… dacci una risposta”.
Il tono della voce di Brandani fu fermo, impassibile. Immobile in quella posizione, sentì correnti di aria gelida investirmi in tutto il corpo; eppure tutte le finestre erano chiuse.
Dio, quanto tempo passò! Sono certo che trascorsero circa trenta minuti.
Finalmente sentimmo l’affannoso e rauco respiro di nonna Edda diventare affrettato e cambiarsi in suoni gutturali. Successivamente apparve una sostanza grigiastra che, modellandosi dapprima in forma simile ad una arancia, diventò poi ovale e infine si staccò dalle mani di Edda e si mostrò un poco al di sotto di esse. In testa a quella strana forma spuntarono biondi capelli finissimi, mentre la forma stessa andava rischiarandosi, diventando bianca e trasformandosi sotto i nostri occhi in una squisita figuretta dalle forme delicate e perfette. Era nuda, alta circa venti centimetri. I lunghi capelli biondi le ricoprivano il petto e i fianchi.
Brandani invitò la figuretta a muoversi per darci prova della sua vitalità. Mosse la testa, si rigirò da un fianco all’altro, si fece vedere in volto e di profilo. Potemmo riconoscere chiaramente il volto di una piacente donna giovane, raggiante quasi di luce propria con due occhi azzurri e una bocca vermiglia.
La materializzazione rialzò il corpo reggendosi soltanto con le braccia, spostandosi al centro del tavolo. Con una vocina delicata ma ben udibile si presentò dicendo di chiamarsi Fabienne.
“Chi mi chiama?”.
“Esseri umani a cui hai dato segnali del male che ti ha consumato…”. Brandani esordì mantenendo il tono di voce calmo.
“Voi dovrete essere molto coraggiosi…”.
“Dacci consigli spirito benevolo…”.
“Gèvaudan…”
“Cosa significa?”.
“Nel cortile della casa in cui ho vissuto c’è una bestia imbalsamata che i contadini soprannominarono la bestia del Gèvaudan… lì sono seppelliti i suoi resti”.
“Dove si trova questa casa?”.
“E’ in via terzi a Mesero, poco prima dell’imbocco per la A4.”
“Cosa dobbiamo fare con i suoi resti?”.
“Cospargerli di luce finché lui trovi la pace e abbandoni il corpo di quella giovane che tiene prigioniera”.
“Come sei morta Fabienne?”.
La materializzazione di Fabienne incominciò a contorcersi e a produrre suoni tormentati, per poi ritornare accanto alle mani di Edda e scomparire all’improvviso.

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