“Strano”. Pensai nel buio della notte. “La camminata alla Sagra Dell’Oca mi ha sfiancato. Dovrei dormire come un sasso”. Invece di dormire non se ne parlò nemmeno quella notte : i nervi e la mente non vollero sapere di riposare. Quest’ultima batteva spietata sul ricordo di quella sera. Non me ne importava davvero niente di quello che successe?

Non ne ero sicuro; in quei giorni non feci altro che pensare a lei. La mia intenzione non era quella di starci a pensare ancora per molto; dovevo cercare di dormire anche perché mi aspettava il turno del mattino. Poco prima di uscire di casa mi ritrovai alla finestra in compagnia della quarta sigaretta. Entrando in fabbrica pensai se ne era davvero valsa la pena di aver sputato sangue per ottenere un contratto a tempo determinato. Certo, la paga era buona ma i materiali usati irritavano la pelle e gli occhi. E dire che la mia ispirazione era quella di fare lo scrittore, non certo di lavorare a Vigevano in una fabbrica di materie plastiche. La mia giornata fu terribile : le ore passarono veloci, ma le immagini della mente tremendamente lente. Quelle della realtà apparvero sfocate; se non dormivo stavo male. Infatti, rincasando crollai sul letto.

Il giorno dopo a fine turno decisi di non prendere l’autobus : una bella camminata mi avrebbe ricaricato completamente. Volli gustarmi la campagna intorno alla fabbrica, un delizioso angolo di paradiso. La nebbia scese sui lunghi prati verdi coprendo la vista degli antichi alberi. Sporcando le scarpe di fango nella piccola stradina, immaginai le urla di mamma non appena sarei entrato in casa.

 “Ancora due minuti”. Pensai mettendo le mani in tasca. “Ancora due minuti per osservare la natura che c’è fuori da questa maledetta fabbrica”. Il rumore delle automobili, confuso e distante, giunse alle mie orecchie come un ricordo lontano. Sorrisi nell’ avere davanti agli occhi un paesaggio così puro e salutare. “Chissà se le campagne di Semiana sono rimaste uguali”. Di nuovo!  Forse la musica mi avrebbe distratto.

Voltando le spalle allo stupendo paesaggio, camminai veloce verso casa. Niente : nemmeno “Hatred And Disgust” dei Sorrow riuscì a distrarmi. Quando deposi il vinile sulla mensola i miei occhi caddero sul telefono cellulare. Sfogliando la rubrica mi accorsi che non c’era; l’avevo cancellato, spazzato via per sempre. Con noncuranza feci cadere il telefono sul letto senza nemmeno capire se ero triste o felice. Cosa le dissi riguardo la luna?

Ah, sì : “Guarda com’è vicina la luna stasera”.

“Sì”. Rispose lei alzando gli occhi verso l’enorme palla bianca. “Andrà a finire come in quel film dove gli uomini ne vengono risucchiati e sono costretti a viverci per sempre”.

Nessuno sapeva che alle spalle del VisViva vi era un grande prato. I nostri piedi lo calpestarono amorevolmente per purificarsi dal suolo contaminato della discoteca.

La convinsi a passeggiare; non era il massimo essere costretto ad urlare ogni volta che le parlavo. Accettò il mio invito entusiasta, forse non aspettava altro.

“Ti piacerebbe vivere sulla luna?”. Le chiesi camminando nel buio.

“Qualunque posto, importante che non sia questo mondo”. La frase mi commosse leggermente.

“Questo mondo non è degno di una bella ragazza come te”. Abbassando il capo, accennò un risata imbarazzata. Nonostante fossimo al buio si preoccupò di non arrossire.

Avvicinandomi al suo viso le dissi : “Non c’è più considerazione per i sentimenti e per la bellezza, soprattutto una stupenda bellezza come la tua”.

Non mi accorsi nemmeno di aver baciato quelle labbra che tanto desiderai.

“E l’amore…”. Disse lei staccandosi lentamente dalla mia bocca. “L’amore non ha più valore…”.

La baciai ancora più sensualmente accarezzando anche le forme del suo corpo. Sotto quel vestito nero vi erano stupendi attributi da adorare immensamente.

“Sono qui in macchina e…”.

“Sì, così stiamo più comodi”.

Mano nella mano, passammo accanto alle persone come se non esistessero. Arrivati al parcheggio, le mostrai la mia macchina. Il mio corpo già tremava mentre lei si accinse a chiudere la portiera.

“Allontaniamoci da occhi indiscreti”. Dissi mettendo in moto.

Fermai la macchina poco distante dal locale, su di una stradina di campagna completamente deserta. Sotto la luce della spia frontale era stupenda per davvero : sorridendo mostrava un dentatura perfetta, quei tipici sorrisi impossibili da dimenticare. La pelle, deliziosamente pallida, tanto dolce e soffice al tatto. Iniziai a baciarle il collo lasciando scivolare le mani sul petto, mentre le sue andarono ad esplorare molto più in basso. Le labbra le profumavano di ciliegie e la pelle di albicocca, due essenze che a rimembrarle provocano piacevoli sensazioni.

Quanti baci diedi al suo viso candido e quante carezze. Erano soffici carezze per ringraziarla di essere uno stupendo dono della natura. Credo di non aver mai più visto due iridi azzurre fissarmi così amorevolmente. Tutto questo accadde in un ora intensa in cui mi sentii amato per la prima volta in vita mia.  

“E adesso?”. Chiese lei rivestendosi.

“Adesso cosa?”. Risposi sorridendo.

“Sparirai anche tu sulla luna?”.

Risi alla sua domanda : “Perché dovrei?”.

Addentando leggermente il pollice destro non mi rispose subito. La voce le uscì preoccupata : “Stefano, io… non ho mai incontrato nessuno come te. Ti vorrei rivedere ancora…”.

“Ma certo, anch’io. Sei la più bella ragazza che abbia mai visto e anche il tuo animo è fantastico. Mi sento di dirlo anche se ci siamo conosciuti stasera”.

Travolgendomi con un abbraccio disse felice : “Grazie, mi sembra di sognare”. “Domani cosa fai?”. Chiese subito dopo.

“Domani è domenica, credo dormirò tutto il giorno.”

“Non ti andrebbe di vederci?”.

“Certo, magari”.

“Sì, ma c’è un problema”.

“Quale?”.

“Non ho la patente”.

“Poco male, vengo io a… come si chiama?”.

“Semiana…”.

“Ah già! Il tuo numero ce l’ho. Ti scrivo domani”.

“Volentieri. Mi faresti un piacere?”.

“Dimmi”.

“Quando torno dai miei amici facciamo finta che non ci conosciamo, non voglio dire a nessuno quanto sono felice. Vorrei condividere questa gioia solamente con te”.

Poche volte una donna riuscì a farmi restare senza parole : “Va… va bene, come vuoi. Sei… sei fantastica Carol”. Il bacio che le diedi prima di ritornare alla discoteca sembrò non terminare mai.

“Ci sentiamo domani allora? Eccoli i miei amici, mi sa che devo andare”. Puntò il dito verso una combriccola di persone che uscì dall’ingresso. “Non vedo l’ora di domani, scrivimi quando vuoi. Grazie di tutto Stefano”. Un ultimo bacio, questa volta sulla guancia.

“Ciao… a domani, Carol”.

“A domani. Non vedo l’ora”.

Un po’ dispiaciuto la vidi allontanarsi. Non feci in tempo ad accendere una sigaretta che ricevetti una forte pacca sulle spalle.

“Ma dove cazzo sei finito? E’ un ora che ti cerchiamo!”. Lino era decisamente alticcio.

“Ero… a bere”. Risposi con sguardo assente.

Lino non prestò molta attenzione alle mie parole, il suo obiettivo era quello di divertirsi e festeggiare fino al mattino dopo.

Poco prima di lasciare il locale mi venne la tentazione di scriverle un messaggio.



Sperando fosse ancora sveglia le confessai che avevo passato la più bella serata della mia vita e altre smancerie che mai più scrissi a nessuna donna. La sua risposta arrivò giusto quando convinsi gli altri a tornare a casa. “Grazie di tutto anche te”. Lessi felice. “Dopo tanto tempo mi addormenterò felice, è stata una serata magnifica. Ti abbraccio e bacio tutto. A domani. Carol”.

“Allora andiamo o no?”. Borbottò Tano dai sedili posteriori vedendomi maneggiare il cellulare.

Guidai verso casa come un forsennato, tra le battute dei miei amici palesemente ubriachi. Sospettarono fin dall’inizio che conobbi una ragazza, ma per rispetto verso Carol non dissi niente. Non mi è mai piaciuto vantarmi delle mie conquiste e tanto meno volli farlo in quel momento. 
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Profilo Autore: luke676  

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Commenti  

Vera Lezzi
# Vera Lezzi 22-11-2016 20:31
Mi voglio complimentare con te per l'ultima frase!... :-)
luke676
+1 # luke676 23-11-2016 13:35
Grazie :) ma... solamente per l'ultima frase?

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