Nonostante avesse passato una nottata tranquilla, Il mattino dopo si sentì come una larva; quelle quattro mura lo soffocavano come le bianche e tetre pareti di un ospedale.

“Ma che ci faccio qui?”. Pensò controllando la posta sul P.C. “Chi me lo fa fare di restare in questa casa come un recluso? Io ritorno al ristorante!”.

Concedendosi ancora qualche minuto per curiosare alcune pagine facebook, lesse una notizia inaspettata: le Jack Off Jill, una delle sue band preferite, annunciavano un tour mondiale per celebrare il loro ritorno sulle scene. Stranamente, erano previste tre date in Italia: Torino, Roma e Bologna. Conoscendo la venerazione di Fabienne per il gruppo americano, si mise immediatamente alla ricerca di due biglietti per la data di Torino. Non vedendo l’ora che la compagna rincasasse, si dimenticò perfino di stare per indossare la camicia del ristorante.

Quando Alberto le comunicò la notizia, la donna si mostrò subito eccitata: “Fantastico! Dobbiamo andarci per forza, lo dico anche alla Marti!”.

“Martina??”. Quel nome era peggio di un incubo ricorrente.

“Sì, anche lei le adora! Ti farebbe piacere se venisse?”.

“No, ci mancherebbe”. Immaginando la presenza della bruna, Alberto sentì scemare tutto l’entusiasmo.

Il mattino dopo la cameriera, avvisata prontamente via Whatsapp dall’amica del cuore, portava un sorriso mai visto prima; a due mesi dall’evento Fabienne aveva acquistato un biglietto anche per lei.

Ritornando al lavoro dopo una settimana, Alberto si aspettava che avrebbe parlato del concerto per tutto il giorno, ma ciò non accadde; anche la donna parve mantenere un certo distacco che durò anche nel mese successivo.

Quando mancava solamente un giorno all’evento, previsto per sabato 2 luglio, Alberto rientrò a casa più tardi del solito per via di alcune noiose faccende. Nel salotto vide Fabienne distesa sul divano, l’aspetto poco salutare del suo volto lo fece allarmare. Il raffreddore dei giorni precedenti l’aveva messa un po’ all’erta, ma decise di lavorare ugualmente. Il malanno, scambiato inizialmente per una semplice allergia, si tramutò in una forte influenza.

Consigliandole di prendere qualche medicinale, Alberto la mise a letto e le disse con aria ottimista: “Domani starai meglio”.

“Vorrei tanto ma non credo, ci vorrà qualche giorno”. Rispose lei con un filo di voce.

“Ma… allora domani…”.

“Non potrò venire. Non sai quanto mi dispiace. Andate tu e Marti”.

“I-Io e… M-marti?”.

“Sì, godetevele anche per me”.

“No!” Alberto si alzò dal letto lasciando la mano di Fabienne. “Non ti lascio qui, posso benissimo rinunciare”.

“Ma no tesoro, è una vita che aspetti questo concerto. Voglio che tu sia felice”.

Dopo qualche minuto, l’uomo smise di fissare il pavimento: “E va bene, anche se mi dispiace non sai quanto, andrò con Martina”.

“Bravo amore”.

Dopo averla baciata sulla fronte ritornò in salotto sdraiandosi sul divano.

Per tutte le ore della notte fissò il lampadario pensando mille scuse per lasciare la bruna a piedi, ma anche quella volta la luce del sole giunse troppo presto.

Apprendendo la notizia del malanno di Fabienne, Martina fu molto dispiaciuta. In vista del concerto prese due giorni di ferie e la mattina stessa dell’evento andò a trovarla. Le condizioni dell’amica la rattristarono molto; sapeva quanto ci teneva ad assistere allo show.

“Fabi, fossi in te mi bombarderei di tachipirina e verrei lo stesso!”. Le disse strizzando l’occhio sinistro.

“No Marti, queste cose le facevo a vent’anni… ora che ne ho dieci in più non ce la farei. Anzi, vattene prima che ti attacchi qualcosa e non puoi andarci nemmeno tu”.

Sorridendo amaramente Martina seguì il consiglio augurandole una pronta guarigione.

Purtroppo Alberto non riuscì a vendere il biglietto della compagna; quell’influenza improvvisa era arrivata al momento meno opportuno. Quella mattina decise di lavorare ugualmente, guadagnandosi le maledizioni più spietate da parte di alcuni stagisti.

Il nervosismo si fece più intenso quando giunse a casa alle 17.30, orario in cui sarebbe arrivata Martina. Come da copione, la cameriera riuscì a ritardare.

“E’ arrivata finalmente!” Disse seccato vedendola dalla finestra della cucina.

Mentre raggiunse la camera da letto per prendere il portafogli, Fabienne disse seria: “Ti prego Albi, non trattarla male. Cercate di andare d’accordo”.

Alberto non rispose alla raccomandazione della donna, quasi si commosse a vederla distesa sul letto.

“Ti scrivo più tardi amore”. Il solito bacio sulla fronte.

“Ok amore, divertitevi!”.

Nel piccolo piazzale Martina aveva le braccia conserte, voltando le spalle alla casa guardava la campagna intorno. Sentendo sbattere il cancelletto si voltò di scatto.

“Ciao…”. Salutò l’uomo alzando leggermente la mano destra e continuando a mantenere le braccia conserte.

Ricambiando distrattamente il saluto, Alberto era già intento a raggiungere la macchina.

“Come sta la Fabi?”. Chiese stando dietro al suo passo.

La sensazione di avere quegli occhi incollati al corpo gli fece tremare le gambe: “Ancora influenzata, si riprenderà tra qualche giorno”. Le rispose aprendo la portiera.

“Andiamo?”. Alberto si era già seduto sul sedile, le chiavi vennero inserite nel quadro.

“Sì…”. Rispose a Martina non appena chiuse la portiera. 

Seduto accanto alla cameriera, avvertì un piacevole soffice profumo di pesca; l’aroma fresco e piacevole aveva invaso le sue narici. Nel silenzio più assoluto, si diresse verso la lunga discesa che riportava in pianura. Affrontando quelle curve insidiose si domandò come facesse Martina a fissare il cellulare; lui avrebbe rimesso sicuramente alla prima curva. All’altezza del casello autostradale si accorse che quel silenzio dava ai nervi.

“Non sapevo ti piacessero le Jack Off Jill…”. Si rivolse a Martina imboccando l’autostrada.

“Oh, da sempre…”. La risposta giunse ovvia, quasi sforzata.

“Speriamo sia bello il concerto…”. Anche se imbarazzato, Alberto aveva una gran voglia di parlare.

“Speriamo…”.

Deluso dalla poca voglia di conversare della cameriera, accese lo stereo. Per la sua nuova Ford Fiesta di colore blu scuro, aveva insistito a montare un altro mangianastri; per nulla al mondo avrebbe abbandonato la tradizione. “As Evening Falls” dei Christian Death rese il tramonto un affascinante quadro dai colori onirici. Senza battere ciglio, Martina rimase voltata ad osservare il paesaggio dal finestrino. Tra le note malinconiche della canzone, Alberto non resistette più alla tentazione di guardarla.

La donna aveva da poco tolto i grandi occhiali neri, gli stessi che portava quando la vide per la prima volta alla stazione di Bra. Ebbe timore di affogare nel verde delle sue iridi e di non tornare più a galla, cosiccome di essere rapito dalla sensualità delle piccole labbra, ancora decorate con quel rossetto di cui l’aveva rimproverata.

“Attento!”. Gridò improvvisamente la tenera bocca.

Alberto inchiodò a pochi centimetri da una golf nera. Il proprietario della vettura, che aveva preannunciato l’ingorgo con le quattro frecce, gesticolava e imprecava contro la distrazione dell’uomo.

“Accidenti! Per un pelo…”.  Gesticolando a sua volta si scusò con il guidatore di fronte.

Data la forte emozione, Martina cercò una sigaretta dalla borsa.

“Non potresti evitare? Ho appena smesso…”.

“Ah… allora fumo dopo”.  Rapidamente rimise la sigaretta nel pacchetto.

“Tra un po’ dovrebbe esserci un area di sosta, ci conviene fermarci almeno mangiamo anche qualcosa”.

La donna annuì distratta sbuffando alla vista del lungo serpentone che li teneva bloccati.

“Ecco l’autogrill!”. Esclamò Martina dopo dieci minuti buoni di coda.

Assorto da mille pensieri, Alberto svoltò nella corsia che portava all’area di servizio. Parcheggiando scesero rapidi dalla macchina, Martina aveva già la sigaretta in bocca. Davanti all’ingresso aspettando che la donna terminasse di fumare, Alberto decise di scrivere un messaggio alla compagna.

“E’ la Fabi?”. Chiese Martina avvicinandosi.

“Sì, dice che sta meglio”.

“Ah, sono contenta. Salutala”. Inspirando l’ultimo tiro la donna proseguì: “Le ho detto di imbottirsi di tachipirina e venire lo stesso”. 

“Non abbiamo più vent’anni”. Rispose serio.

La risata di Martina era musica per le sue orecchie: “Mi ha detto la stessa cosa!”.

Continuando a sorridere aprì la grande porta dell’Autogrill, in quel momento Alberto fu costretto a fissarle il fondoschiena.

Alla cassa Martina ordinò una rustichella e una coca cola media.

“E tu?”. Chiese girandosi verso di lui.

“L-lo stesso grazie”.

Consumarono la “cena” seduti ad uno stretto tavolo dove si ritrovarono uno di fronte all’altra.

“ll mese scorso non ti ho visto per una settimana”. Disse Martina portando la cannuccia alla bocca. “Stavi poco bene?”.

Degli strani brividi invasero il corpo di Alberto: “No… avevo… alcune faccende da sistemare a casa”.

“Che genere di faccende?”.

“I… i conti del ristorante, le solite cose. Dici che faranno dei pezzi da “Clear Heart, Grey Flowers”?”.

Prima di rispondere, Martina fece un lungo sorso. “Penso di sì, scusami vado un attimo in bagno…”.

“Fai pure…”.

Lentamente la donna si alzò. Alberto mantenne lo sguardo fisso sulla maglietta che indossava e che aveva modellato con un’ampia scollatura.  Era la costosissima t-shirt del primo tour della band, grande oggetto di rarità. Preferì pensare a quanto aveva speso la ragazza piuttosto che alle grazie che nascondeva. Rimasto solo al tavolo, si accorse di avere di fronte la coca cola che Martina aveva appena terminato. La cannuccia sembrava guardarlo con occhi tentatori, desiderosi della sua mano. Poco dopo le dita andarono ad accarezzare l’imboccatura, avvertendo una dolce sensazione di bagnato. Guardandosi intorno le portò al naso annusando a pieni polmoni un aroma simile alle ciliege e alle fragole. Mentre assaporava rapito quell’essenza afrodisiaca, il cellulare vibrò nella sua mano sinistra.

“Amore ci sei?”. Scriveva Fabienne nella chat di Whatsapp.

“Sì, stiamo salendo in macchina. Ti scrivo quando siamo arrivati, bacio”.

“E’ proprio una città quadrata!”. Disse Alberto con impazienza affrontando le strade intricate del capoluogo Piemontese. Seguendo le indicazioni del navigatore, Martina lo guidò fino al “Factory”. Il locale, situato nella zona periferica di Torino, aveva ospitato molte band underground Alternative ed Heavy Metal. All’esterno si era creata una vasta folla formata da gente impaziente di guadagnare le prime file. L’inizio del concerto era previsto per le 22.00, orario in cui Alberto e Martina riuscirono ad entrare nel locale. Per permettere che tutta la gente entrasse, la band posticipò l’esibizione di mezz’ora. Sistemandosi al centro, i due godettero di una visuale discreta oltre ai suoni molto buoni. Martina sapeva ogni canzone a memoria, mentre cantava risultava ancora più attraente agli occhi di Alberto. Nonostante gli spintoni riuscirono a restare abbastanza vicini per tutta la durata del concerto.

Nelle battute finali la band propose l’amatissima “Strawberry Gashes”. Avendo da sempre amato il testo della canzone, l’uomo vide assumere fascino ulteriore alle parole urlate dalla bocca della cameriera.

Poco prima del secondo ritornello, quasi non si accorse di avere appoggiato la mano sulla sua spalla sinistra. Mentre felici cantavano insieme, Martina strinse il suo fianco. Restando abbracciato alla donna, si accorse che lo fissava con un sorriso sincero e confortevole. Ritornando improvvisamente serio, tolse la mano dalla spalla facendo svanire quel sorriso che aveva ricambiato con tanto affetto. Avvertendo la mano abbandonare il corpo, Martina rimase delusa e istintivamente smise di stringergli il fianco. Il resto del concerto lo passarono distaccati, come se avessero paura di incrociarsi di nuovo.

Quando la band abbandonò il palco, il pubblico si mise a intonare un assordante coro che recitava: “we want more!”.

Imbracciando nuovamente gli strumenti, le americane decisero di accontentare i loro fans. Le canzoni proposte furono “Lollirot” e “Cumpduster”, due pezzi che Alberto gustò con un leggero amaro in bocca. Impegnato a cantare, si sentiva già pentito di aver desiderato le labbra di Martina.

Terminato il concerto, la gente fu impegnata a raggiungere il backstage; la loro speranza era quella di strappare un autografo o di scattare qualche foto in compagnia della band. In quella bolgia Alberto non riuscì più a trovare la compagna di viaggio e impiegando un eternità a raggiungere l’uscita, decise di chiamarla al cellulare.

Anche fuori dal locale fu costretto a spintonare per farsi spazio; il suo umore divenne decisamente seccato. Guardandosi intorno continuamente ricevette una pacca sulla spalla, il suo tocco non era per niente prepotente.

“Eccoti qui!”. Alberto fu felice di vedere ricomparire il tenero volto dalle guance rosse.

“Pensavo di averti persa. Che casino! Non ci si può muovere!”.

“Andiamocene giù per la scalinata, lì c’è meno gente”.

“Come?”. Avvicinando l’orecchio avvertì di nuovo il sublime profumo di pesca.

“Vieni”.

Seguendola scese le scale che portavano all’ingresso; nel piccolo vialetto alberato riuscirono finalmente a respirare.

Esprimendo tutta la contentezza per il concerto appena concluso, Martina accese una sigaretta.

Alberto condivise le sue opinioni:  la performance non era sta affatto deludente e dopo tanto tempo la band conservava ancora l’energia di un tempo.

Durante la conversazione, la cultura musicale di Martina risultò molto vasta; come Alberto, aveva coltivato la forma d’arte con tanto amore e passione. Immersi nei loro discorsi, non si accorsero che la folla si era smaltita rendendo il locale più vivibile. Con una certa sete Alberto alzò lo sguardo verso l’ingresso:

“Entriamo a bere qualcosa?”. Propose.

“Volentieri!”. Esclamò entusiasta la donna che al suo fianco stava già risalendo le scale.

Sotto gli occhi di Martina, il severo proprietario si trasformò in un simpatico gentiluomo. Ancora preso dai discorsi musicali, le aveva già pagato due birre medie. Chiacchierando di Metal estremo, rispose in ritardo anche ai messaggi di Fabienne. Porgendole i saluti di Martina, scrisse che sarebbero ripartiti a momenti. La cameriera lo guardava felice, come se aspettasse da una vita di scoprire quel lato della sua personalità. Più di una volta l’aveva fatta ridere, evento che da quando si conobbero non era mai capitato.

Alberto ebbe la sensazione di parlare con un vecchio amico di “cioca e baraca”; nella conversazione si sentiva libero di aggiungere imprecazioni e parolacce varie. Quando ordinò altre due birre medie, vide Martina mettere mano al portafogli.

“No, lascia!”. Le disse consegnando il denaro alla ragazza dietro al bancone.

“Ma… ne hai già pagate due! Ora tocca a me!”.

“Non preoccuparti…”. I bicchieri di plastica si incontrarono per la terza volta. “Devo farmi perdonare…”.

Dopo una breve pausa Martina si avvicinò all’uomo inarcando le sopracciglia: “Per cosa?”.

“Sono il tuo capo, ti tratto sempre di merda. Mi faccio perdonare offrendoti da bere”.

Martina non riuscì a trattenere una risata: “Ma smettila…”.

“No, seriamente Martina... mi dispiace se a volte ti rimprovero ingiustamente”.

“Ti capisco”. Intervenne la donna. “Questo lavoro ci rende tutti nervosi, è normale”.

“Grazie che mi capisci. Sai, ci tengo molto al ristorante”.

“Anch’io ci tengo al mio lavoro e spero che tu e Fabienne abbiate una buona opinione di me”.

Gli occhi di Martina attesero ansiosi una risposta.

“Certo…”. Disse Alberto schiarendosi la voce. “All’inizio, come tutti hai avuto le tue difficoltà, ma ora ti muovi meglio”.

Udendo quelle parole, la donna sembrò tirare un sospiro di sollievo; poco dopo si sentì libera di raccontare la propria vita lavorativa.

L’uomo sentì il bisogno di esporre anche la sua, anche se parve meno difficoltosa e intensa di quella di Martina.

Intanto la pista dal ballo si era riempita di persone che si agitavano sotto le note magiche della New Wave.

“Bella questa!”. Esclamò Alberto riconoscendo le note iniziali di “Revenge” dei Ministry. “Andiamo dai!”. Come stregato prese per mano la cameriera.

“No!”. Sorpresa Martina esitò a scendere dallo sgabello. L’energia di Alberto prevalse sull’imbarazzo della donna che lo seguì fino alla pista.

Per la prima volta in vita sua, l’uomo si mise a ballare assumendo movenze che fecero ridere Martina a crepapelle.

Le sue risate lo fecero vergognare al punto di allontanarsi dalla pista non appena la canzone giunse al termine.

“Sei stato fantastico!”. Gli disse Martina raggiungendolo al bancone dove era ritornato a sedersi. “Che c’è?”. Chiese a proposito dello sguardo assente dell’uomo.

“Niente…”. Improvvisamente Alberto tornò a vestire i panni del proprietario del Bovio Resturant. “Andiamo, è tardi”.

L’uomo si era già alzato lasciando l’ultima birra a metà, Martina senza dire una parola lo seguì fino all’uscita del locale.

Mantenendo una certa serietà, Alberto chiese a Martina di accendere il navigatore che li avrebbe riportati a La Morra. Immaginando le colline verdi del suo paese avvertì un nodo in gola; preferiva di gran lunga il decadimento metropolitano e quella pista da ballo dove aveva sfiorato quelle mani che battevano sullo schermo del navigatore.

“Hai in macchina “With Simpathy”?”. La domanda lo fece voltare di scatto.

“Credo di sì…”. Rispose frugando nel portaoggetti colmo di musicassette; pur non ammettendolo neppure a se stesso, non vedeva l’ora di riascoltare quella canzone che li aveva fatti sentire così bene.

“Dovrebbe essere qui… eccola! Trovata!”.

Alberto passò la cassetta duplicata a Martina che la riavvolse inserendola nel mangianastri.

Ascoltarono la prima traccia “An Effigy (I’m Not An)” in silenzio, mentre le luci della notte illuminavano il percorso che portava all’autostrada.

All’inizio della seconda canzone finalmente si guardarono negli occhi esplodendo in una lunga risata. Entrambi scherzarono allegramente sul ballo di cui Alberto si era tanto vergognato, elencando anche le loro situazioni comiche dovute al troppo abuso di alcol. Parlarono del passato con un pizzico di nostalgia, come se la vita li avesse costretti ad abbandonare la libertà e la spensieratezza. Mentre l’album proseguiva, ci fu spazio anche per le esperienze sentimentali. Attraverso vari racconti la cameriera riuscì ad esprimere tutto il dolore delle ferite ancora aperte; Paolo, il suo ex fidanzato, era ossessivo e geloso, il genere di uomo che aveva sempre temuto. Si era completamente annullata per quella relazione fino ad arrivare a perdere peso.

“Ad un certo punto non ce l’ho fatta più e ho deciso di troncare…”. Disse tristemente.

“E lui?”. Chiese Alberto.

“E’ andato avanti ancora a tormentarmi per un po’, io non gli ho più risposto ai messaggi e piano piano ha smesso di scrivermi. L’arma migliore contro certa gente è l’indifferenza”. 

La conversazione divenne talmente piacevole che ritornarono a casa senza nemmeno fermarsi nelle aree di sosta. Davanti all’ingresso del Bovio Resturant, Alberto salutò Martina con tre baci amichevoli.

“Mi ha fatto molto piacere la tua compagnia”.

“Anche a me, ci vediamo domani”.

Anche con i finestrini abbassati poteva ancora avvertire il dolce profumo di pesca, fragranza che avrebbe registrato al volo se fosse esistito un registratore speciale per gli odori.

 “Che ci fai ancora sveglia?”. Nonostante l’ora tarda, la consorte lo aspettò alzata. “Torna a letto, così prenderai freddo”.

Fabienne non volle sentire ragioni, dicendo che la febbre le era scesa, non vide l’ora di ascoltare i dettagli del concerto.

“Allora com’è andata?”. Chiese mentre Alberto si sedette sul divano accanto a lei.

“Bene…”. Lo sguardo dell’uomo fissava il tappeto nero sotto i loro piedi.

“E quindi?”.

Il racconto di Alberto fu breve: le Jack Off Jill erano state strepitose e si erano divertiti molto.

“E la Marti?”. Di nuovo quelle strane contrazioni nei pressi dell’intestino.

“La Marti si è divertita anche lei”. Abilmente cambiò discorso iniziando a parlare della scaletta proposta dalla band e della folla immensa presente nel locale.

Quando decise di andare a dormire, non riuscì a prendere sonno. Girato sul fianco sinistro sorrise a ripensare alla serata. Dopo anni provò ancora l’entusiasmo giovanile, sensazione che sembrava avere dimenticato. Istintivamente prese il telefono sul comodino e sbloccando lo schermo giunse nella chat di Whatsapp.

Il contatto a cui si era rifiutato parecchie volte di rispondere ogni volta che mandava “link divertenti”, presentava la solita foto raffigurante un bosco invernale. L’ultimo accesso effettuato era alle 2.09, un’ora prima. Le mani si bloccarono dopo aver digitato la lettera “C” sulla tastiera.

“Nah! Ma che sto facendo? Dormiamo che è meglio!”.

Con un terribile stato confusionale in testa, Alberto si rifugiò ancora una volta nel lavoro. Il mese di luglio passò rapido e non si accorse nemmeno che le vacanze erano alle porte.

La chiusura estiva del ristorante era prevista per l’otto di agosto, ovvero il giorno del trentunesimo compleanno di Martina.

La cameriera decise di festeggiare all’agriturismo Il Gelso in compagnia dei colleghi di lavoro. Verso mezzogiorno pranzarono insieme nel salone principale formato da grandi vetrate da cui si poteva ammirare il verde panorama. In quel momento Alberto detestò Fabio che gli aveva rubato il posto accanto a lei. Non rise a nessuna delle battute scherzose dell’amico, i suoi occhi erano tutti per la mora che rideva spensierata. Fedele al suo colore preferito, Martina scelse un completo nero a maniche corte; non si era preoccupata molto di truccarsi in viso, nel complesso i suoi teneri lineamenti spiccavano di bellezza anzi, Alberto trovò la sua naturalezza alquanto eccitante.

Aveva notato che, come lui, non aveva terminato nessuna delle gustose portate; nemmeno la grande sintonia tra lei e Fabienne brillava come un tempo. Per un attimo, l’uomo non si accorse di avere accanto la sua amata. In occasione della festa, la bionda aveva curato il grazioso aspetto minuziosamente: vestendo un leggero vestito di colore azzurro, raccolse i capelli con una coda alta; le scarpe aperte mostravano due piedi freschi di estetista dalle unghie smaltate di indaco; grazie al vestito che le scopriva le spalle, si potevano vedere le spalline del costume.

Fabio e Mario scambiarono l’agriturismo con una spiaggia caraibica: indossando due camice colorate dalle fantasie sgargianti, non si preoccuparono nemmeno di coprire i costumi con un paio di pantaloni. Almeno Alberto vestiva un paio di jeans sopra l’unico costume che possedeva e che non usava da una vita. Sul fronte la maglietta blu scuro,  indumento che era solito usare per il lavoro e le “occasioni speciali”, recitava “Russel Atlethics”.

Quando consegnarono il regalo alla cameriera, la fissò tutto il tempo  impegnata a scartare l’enorme pacco. In realtà l’intricata confezione, abilmente costruita da Fabienne, conteneva un piccolo pezzo di carta. Su di esso era stampato il logo color violetto dei Black Sabbath, appena sotto la scritta “The End” annunciava l’ultimo tour della band.

“Grazie! Fantastico!”. Reggendo il biglietto tra le mani, Martina fu prossima a commuoversi.

Gli amici che l’avrebbero accompagnata all’arena di Verona la applaudirono facendole di nuovo i più sinceri auguri.

“Non potevo ricevere regalo migliore, grazie davvero ragazzi!”. Alberto provava tanta stima nei suoi confronti; negli occhi le si poteva leggere tanta gratitudine, sentimento che le faceva onore.

Con il proseguimento dei festeggiamenti, aumentarono le bottiglie di vino. Mentre Fabio riempiva il bicchiere di Martina, Alberto incominciò a sospettare che volesse farla ubriacare per raggiungere scopi intimi. Seduto da alcune ore sentì la necessità di alzarsi, idea che Fabienne e i suoi amici appoggiarono pienamente.

Per smaltire il pranzo camminarono nel giardino che circondava l’edificio. Fabio, visibilmente alticcio, stava ancora attaccato a Martina. La cameriera, giocando con le lunghe trecce, rideva alle battute che avevano l’aria di essere diventate ormai noiose. Osservando una costruzione in legno, Fabienne invitò Alberto ad entrare per visitare l’esposizione dei prodotti tipici. Mentre Alberto ascoltava la compagna meravigliata dalle confezioni di riso e conserve, gli altri restarono fuori a fumare. Quando i due uscirono con una borsa piena di prelibatezze, Fabio disse che era giunta l’ora di fare un bagno in piscina. Mostrando un entusiasmo sforzato, Alberto seguì gli amici che non videro l’ora di tuffarsi in acqua. Privandosi degli indumenti, abbandonati sulle sdraie bianche, si tuffarono velocemente.

“Non vieni?”. Chiese Fabienne al compagno esibendo un costume intero di colore bianco.

“Sì, adesso”. Rispose lui seduto sullo sdraio senza accorgersi di avere ancora la borsa in mano.

Appoggiandola sopra il lettino si tolse i vestiti ascoltando gli incitamenti dei colleghi che avevano la piscina tutta per loro. Non appena il suo corpo venne a contatto con quell’acqua che odorava di cloro, iniziarono gli scherzi che detestava fin da bambino: schizzi d’acqua, tentativi di affogamento e improvvisi afferramenti alle gambe. La sua pazienza non durò molto: sentendo la testa girare decise di uscire. Solamente Fabienne chiese dove andava; rispondendole distrattamente Alberto disse che ritornava a sedersi per prendere un po’ di sole. La consorte, osservandolo preoccupata per qualche secondo, riprese a nuotare.

Alberto non aveva mai amato il calore del sole come in quel momento; asciugando prontamente il suo corpo aveva fatto scomparire quei fastidiosi giramenti di testa. Cantò vittoria troppo presto: i capogiri riapparvero quando Martina uscì dalla piscina.

“Ma dove vai anche tu?”. Esclamò Fabio per niente intenzionato ad abbandonare l’acqua.

“Ho le mani da vecchietta, basta”. Scherzosamente la donna salì i piccoli gradini che riportavano all’esterno.

Il costume intero, ovviamente di colore nero, mise in evidenza i capezzoli turgidi, prorompenti apparvero come uno stupendo abbellimento ai seni voluminosi. Puntando lo sguardo un po’ più in basso, Alberto intravide la dolce forma della pancia con al centro l’innocente ombelico; non vi era presente molta carne superflua, solamente quella giusta per affondare le mani in una dolce morbidezza. Sfoggiando un tenero sorriso, la cameriera lo guardò per mezzo secondo negli occhi, dopo di che prese un grande telo rosa dalla borsa. Mentre appoggiava il piede sopra il lettino accanto, Alberto fece di tutto per non guardare. Delicatamente Martina strofinò il telo partendo dalla parte superiore della coscia fino al piede, le gocce presenti sul corpo, desiderose di passione, sembrarono urlare il nome dell’uomo.

“Guarda che mani!”. Esclamò la donna porgendo i palmi verso di lui.

“Anche a me succede spesso quando sto troppo tempo in acqua”.

Sedendosi accanto a lui, Martina prese di nuovo la borsa nera e vi estrasse le sigarette. Il fumo che arrivava in faccia ad Alberto sapeva ancora di pesca.

“Si stanno proprio divertendo”. Disse calma la cameriera osservando i colleghi in acqua.

“Tu no?”. Le chiese Alberto giocando nervosamente con le mani.

“Oh sì certo”. La risposta venne pronunciata come se fosse scontato che la festa di compleanno stava andando nel migliore dei modi. “Grazie ancora del regalo… scommetto che è stata una tua idea”.

“E’ stata di tutti”.

“No, dai non ci credo, solo tu hai una passione sfrenata per la musica.”

“E va bene, mi hai beccato… è stata mia l’idea”.

“Lo sapevo…”.

Ricambiando il sorriso alla cameriera, Alberto venne distratto dalla voce di Fabio appena uscito dall’acqua.

“Beh? Che ci fate qui? Dai, ritornate dentro!”. Quando ci si metteva era davvero pesante.

Dopo che Alberto e Martina si rifiutarono, anche Mario e Fabienne abbandonarono la piscina.

Vista la stanchezza generale, Fabio si mise a sedere nel tavolino sotto l’ombrellone. Non sapendo stare fermo per più di cinque minuti, propose una partita a carte.

Ammettendo di non essere per niente abile, Fabienne disse che avrebbe fatto la spettatrice; anche se l’idea non li entusiasmava più di tanto, Alberto e Mario decisero di accettare; Martina, che invece aveva combattuto l’insonnia per anni con il suddetto gioco, fu subito d’accordo. Recandosi nella hall, Fabio ritornò con un mazzo di carte consegnatogli dal proprietario. Scelsero di giocare a scopa: Mario e Fabio contro Alberto e Martina. Avendo la cameriera di fronte, Alberto si domandò se avrebbe ricordato tutte le regole del gioco.

Ignara e allegra, Fabienne stava al suo fianco osservando la partita che stava girando in loro favore. Concentrata al massimo, Martina si rivelò molto abile; ogni volta che veniva il momento di buttare la carta giusta, senza farsi vedere allungava il piede verso le gambe di Alberto. Il leggero e rapido contatto mise a dura prova i sensi dell’uomo; quanto avrebbe voluto ricambiare accarezzando dolcemente le sue gambe color latte. Nelle mani successive, non fecero notare nemmeno i rapidi sguardi di intesa. Nel loro breve corso Martina bagnava le labbra, mettendo in evidenza la rossa lingua; accarezzando le carte tra le mani morse anche il labbro inferiore. Sentendo l’erezione avanzare Alberto strinse le gambe desiderando che quella partita non finisse mai. Buttando l’ultima carta sul tavolo Alberto immaginò la cameriera sopra di lui muoversi sensualmente, dentro di lei godeva le meraviglie del suo corpo con piccoli baci. Mentre lei raggiungeva le sue labbra, l’apice del piacere li portava al settimo cielo. 

“Fanculo! Avete vinto!”. Poco abituato alle sconfitte, Fabio gettò le carte sul tavolo.

Martina, un po’ dispiaciuta di abbandonare gli occhi di Alberto, rise divertita alla delusione di Fabio.

“Caspita! Ma siete bravi!”. Disse Fabienne meravigliata. “Amore, non me lo avevi mai detto che eri così bravo a carte!”.

“Eh? Oh sì, giocavo spesso da ragazzino”. Sorridendo alla sua espressione imbarazzata, Martina si alzò dalla sedia per raggiungere la borsa appoggiata sullo sdraio; tutta quella concentrazione le aveva messo una gran voglia di fumare. Vedendola di spalle inspirare la sigaretta con di fronte il rosso tramonto, Alberto avrebbe tanto voluto raggiungerla ma, dovette dare retta ai discorsi della consorte e degli amici.

“Che ne dite se ci facciamo un bel weekend al mare?”. Fabio era un uomo dalle mille iniziative.

Fabienne e Mario gioirono all’idea di essere a contatto con sabbia e salsedine, mentre Alberto ancora rapito ad osservare il ritratto di Martina esitò a rispondere.

“Amore, cosa ne dici?”. Ogni tanto pensava che la voce di Fabienne fosse troppo acuta, quasi fastidiosa.

“Per me va bene…”. Rispose distratto.

Intanto la cameriera voltandosi raggiunse il gruppo anche lei entusiasta dell’idea.

“Dove possiamo andare?”. Chiese sedendosi di nuovo davanti ad Alberto.

Dopo una breve discussione, optarono per una località non molto distante: la settimana seguente sarebbero andati a Diano Marina. 
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Profilo Autore: luke676  

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