Nuovi pensieri angosciosi comparvero insieme all’arrivo dell’estate. La mia stagione preferita si fece attendere più del solito. Nei mesi di maggio e giugno, brutto tempo e temporali furono all’ordine nel giorno. L’estate si attende per vari motivi : c’è chi non vede l’ora di andare in vacanza, chi è ansioso di organizzare barbecue all’aria aperta e chi aspetta le feste della birra. Per noi  era abitudine annuale recarsi all’Anfiteatro di Casorezzo per assistere alla “Beer Fest”.  Al secondo giorno dell’avvenimento, ovvero al sabato, mangiammo la cena tutti insieme. Ho due ricordi nitidi e precisi riguardo ciò : la pasta al ragù insipida e la carne di plastica. Questo poco importava; l’importante era godere della buona compagnia. Nel corso delle serata Lucia mi parve più alla mano : si era abbigliata in modo più sexy del solito (erano anni che non indossava quella maglietta rossa e scollata), inzuppandosi anche del profumo pagato una fortuna da Victoria’s Secret. Mi sono sempre chiesto quante Lacoste possiede Roberto. Ogni volta ne indossava una di un colore diverso; quella sera scelse il colore verde. La stessa scelta di colore la fece anche Clara. Il suo abito era allacciato intorno al collo con due sottili spalline. Davanti, le ricamature erano a forma di trifoglio : un omaggio alla sua amata Irlanda. Il vestito proseguiva trasformandosi in una gonna ne troppo lunga e ne troppo corta, sufficiente a mettere in risalto le gambe formose. I suoi piedi delicati calzavano un paio di sandali bianchi modello "anna field".  Per un attimo la immaginai vestire un accappatoio color panna e appoggiare il piede sul bordo della vasca. Delicata e curante nell'atto della tintura, avrebbe tinto le sue unghie di quel rosso vivo.  

Bevuto il caffè, ci alzammo dal tavolo. Passeggiando tra la folla ridemmo e scherzammo : eravamo tutti e quattro di buon umore. Avanzavamo nel seguente modo : io e Roberto davanti e Clara e Lucia dietro di noi.

Tra i discorsi lavorativi di Roberto, ritrovai Clara al mio fianco. Lucia passò in avanti intervenendo nel discorso : le andava dannatamente a genio l’idea di una petizione per abolire il “jobs act”.

“Senti che odore di aceto”. Disse Clara arricciando il naso e godendo dell’aroma. “Che voglia di salamella… Roby!”. Roberto si girò verso di lei.

“Mangi un panino alla salamella con me? Facciamo a metà!”

“No, non mi va…”. Gli occhi verdi di Clara si spostarono verso di me.

“Si! Sai che difficilmente dico di no sul cibo!”.

La accompagnai alla cassa, mentre Roberto e Lucia si misero in un angolo a proseguire il loro discorso. Seguendola, una piacevole vista mi si parò davanti. I glutei si muovevano perfettamente sotto il vestito. Abbondanti e morbidi accennarono una danza sensuale. La vidi voltarsi più volte verso di me, sempre con quel delicato sorriso. Forse incominciò a sentire i miei occhi incollati al suo corpo. Riuscimmo a fare lo scontrino. Gentilmente le chiesi se voleva metà dei soldi del panino. La risposta non arrivò, solamente uno sguardo inquisitore vociferare : “Smettila! Ci conosciamo da vent’anni!”.

“Ho ancora fame ci credi??”. Clara addentò il panino voracemente.

“Cla…”. Le dissi. “Ma stai facendo qualche dieta?”.

Una lunga risata. “Ti pare che una che dopo cena mangia un panino con la salamella sta facendo la dieta?”.

“No, è che…”

“Che mi è sparito un po’ il culone?”. L’abilità di saper completare le frasi.

“Ecco, si”.    

 “Beh ecco, diciamo che sto più attenta rispetto un tempo.” Giunta a metà mi passò il panino. Delicatamente si lecco le dita, facendo sparire ogni traccia di unto.

“In che senso stai più attenta?”. Le chiesi masticando un boccone.

“Ultimamente non sto molto bene di stomaco, forse ho delle intolleranze.”.

Fu strano udire quelle parole. Da sempre Clara mangiava tutto ciò che esisteva sulla Terra. E pure in quantità abbondanti! Successivamente elencò tutti i cibi che sembravano procurarle problemi. Tra di essi, per mio stupore, vi erano i suoi preferiti.

“Ma con questa specie di dieta stai meglio almeno?”.

“Si… raggiungiamo gli altri o altrimenti ci danno per dispersi!”.

A notte fonda fui dispiaciuto di ritornare a casa, anche se dallo sguardo di Lucia venni a intuire che aveva un programmino particolare per concludere la nottata. Appena varcata la porta d’ingresso, mi afferrò per le spalle. Tra tutti quei baci sensuali i brividi tardarono ad arrivare. Spogliandosi, avvicinò la bocca al mio collo mentre sensualmente tolse la mia maglia. Quel corpo giunonico che un tempo amai follemente, non mi regalò più quell’incontrollabile eccitazione. Quando la sua bocca si fece strada verso il mio inguine, chiusi nervosamente gli occhi.

“Beh? Che succede?”. Domandò delusa davanti alla totale mancanza di erezione.

“Devo aver mangiato troppo…”. Tentati di giustificarmi con l’intento di farla breve.

Sbuffando, rapidamente si alzò dalle mie gambe coricandosi nella sua parte di letto. Ancora nuda, coprì il suo corpo con il lenzuolo. Girandomi verso destra fui di nuovo costretto a fissarle la schiena.

Su di essa le immagini corsero veloci : le unghie smaltate di Clara, le dita unte di aceto e ketchup e la sua nuova dieta, che più che mirata a risolvere le intolleranze, pensai che la adottò per un disturbo psicosomatico.

Il mattino dopo Lucia non accennò minimamente al mio “problemuccio” : tutto proseguì secondo i noiosi canoni giornalieri. “Scopiamo perché si deve scopare”. Queste parole di Clara ritornarono ad assillarmi. Mi accorsi di ritrovarmi nella sua stessa situazione di qualche anno prima. Volevo credere e sperare che fosse felice della sua vita intima con Roberto e che almeno per lei, i problemi del passato fossero scomparsi.  Sentendomi un oggetto in balìa della mia partner, non seppi cosa fare e come reagire. Da un lato pensai che potevo contare su Clara. Parlandole mi sarei sicuramente sollevato, ma nutrivo paura. La considerai da sempre “la sorella minore che non avevo mai avuto”, anche se questa definizione ultimamente sembrò vacillare. Scesa la sera del giorno dopo, decisi ancora di non scriverle. Le motivazioni del mio gesto erano molte. La ragione principale non volli ammetterla nemmeno a me stesso.

Il giorno dopo attendendo che Lucia rincasasse dal primo turno, le feci trovare la cena pronta. Quel mezzogiorno notai in lei una insolita allegria. Ringraziandomi per la cena mi baciò focosamente, come se il fattaccio della notte prima non fosse mai accaduto. Di ottimo umore, mi propose una gita ad Arona nel weekend che stava per arrivare. L’idea mi parve subito interessante; era da parecchio tempo che non passavamo un weekend lontano da Inveruno. “Lo dico anche a Clara e Roby?”. Al pronunciare del nome Clara, il mio stomaco si contorse. Un misto di tensione e felicità nell’immaginare la presenza della mia cara amica. Senza esitare troppo fui più che d’accordo.
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Profilo Autore: luke676  

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Commenti  

Sir Morris*
+1 # Sir Morris* 12-06-2016 23:02
Terza sfilza di 5 stelle strameritate, Luke! Sei straordinario!
Silvana Montarello*
+1 # Silvana Montarello* 14-06-2016 10:50
Mi sta prendendo moltissimo questo racconto, bravo, non è facile leggere tanto, ciao.

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