E se è lei a non capirci più nulla, vuol dire che qualcosa sotto c’è davvero. Lei è Alice, quarant’anni da poco compiuti, bellezza acqua e sapone dal sorriso severo. Tutta apparenza però, perché a lei piace tirare brutti scherzi agli idioti. La bellezza l’ha dentro, non ha bisogno di esibirla o di mostrare la mercanzia a chi incontra per strada. Il suo lui è indeciso, il fidanzamento dura dai tempi delle guerre puniche, qualcuno dice che lei lo ha agganciato col rostro alla sua barca e lo ha legato all’albero maestro ad ascoltare il suono delle sirene, rigorosamente made in Alice. Da un po’ però le scintille non ci sono più, sotto le lenzuola o seduti sulla lavatrice nell’ora della centrifuga. Si sono spente anche le liti, sapete quelle cose che fanno gli innamorati per delle sciocchezze. Lei sta rimuginando, intanto indaga, quando lui è via, scruta nella sua vita di scapolo senza fede al dito, ma con la corda al collo. Nel suo smartphone, nelle amicizie sui social: pensa che è un po’ da coglioni spacciarsi per ciò che non si è. Lui fa il cascamorto con tutte, basta qualche centimetro di pelle scoperta e ogni parto della sua fantasia è possibile. Coglione lo è doppiamente perché non mette alcuna difesa tra sé e le sue fantasie, nemmeno una password, o almeno una che non possa essere scoperta in pochi secondi d’indagine. Fu così che Alice entrò nel suo mondo nascosto, popolato soltanto di bellezze in minigonna, ragazze in lingerie, tutte in pose sensuali, tipo le guerriere di Ilio. Sentiva il bisogno di sapere, però, se il gioco fosse solo quello: la gnocca si guarda ma non si tocca.
La trappola scattò una sera che Matteo, così si chiamava il suo uomo, era in viaggio per lavoro, preceduta dalla richiesta d’amicizia ad alcune delle amiche di Facebook del profilo di lui. Una volta approvate, tutto era pronto. Scelse con cura la lingerie da indossare, la più sexy che trovò frugando nell’armadio, poi cominciò a farsi dei selfie a letto, avendo cura di mostrare le gambe e solo quelle. Diventò l’immagine del suo nuovo profilo Facebook, aperto con un nome fasullo. Per la foto di copertina scelse un primo piano delle labbra, ora non le restava che attendere gli eventi.
La prima sorpresa fu nelle cinquecento richieste di amicizia che le furono notificate. E pensare che aveva mostrato solo pochi centimetri di pelle nuda, avesse avuto più coraggio, magari avrebbe trovato un intero battaglione di fanteria sotto le finestre, altro che squadra di rugby! C’erano anche molte donne che le avevano chiesto l’amicizia e per un po’ le balenò l’idea di provare qualche nuova esperienza, poi, però, scelse di non infrangere le tradizioni di famiglia. Accettò qualche richiesta d’amicizia di uomini e cominciò a flirtare in chat. La divertiva l’idea di un po’ di sesso virtuale con degli sconosciuti, poteva recitare una nuova parte e la cosa non le dispiaceva, ma non era quello l’obiettivo, non subito almeno. Matteo non ci mise molto ad abboccare, chiedendo l’amicizia alla sua compagna di una vita e facendo il cascamorto con lei. Alice lo tenne a bagnomaria per un po’, aspettando che tornasse a casa, poi cominciò delle lunghe sessioni di chat con Matteo, lei nella stanza da letto e lui in cucina, di nascosto, a proporle d’incontrarsi. Se avesse guardato meglio i dettagli delle sue foto, magari vi avrebbe riconosciuto l’arredamento di casa sua o che la lingerie indossata in quelle foto, era stato proprio lui ad acquistarla, come regalo di compleanno per Alice. Il desiderio, a volte, può offuscare la vista e se si finisce per ragionare con la parte inferiore del corpo, ogni sforzo di vedere la realtà è vano.
Lei dopo aver tergiversato per qualche giorno accettò il suo invito, gli scrisse che si sarebbero visti nel fine settimana, un weekend d’amore in una località di mare, che scegliesse lui il posto. Così fu organizzato, Alice si divertiva un mondo ad ascoltare le scuse che Matteo inventava, per giustificare la sua assenza. Fece morire un bel po’ di parenti, i suoi amici erano tutti in difficoltà e senza il suo aiuto sarebbero finiti in un ospedale psichiatrico, quasi lui fosse Freud in persona, l’unico in grado di salvarli da un destino cinico e baro. Lui partì la mattina presto del sabato scelto per l’incontro, il luogo era un paese affacciato sul mare della Sicilia, Marzanemi. Lei lo seguì mezzora dopo, le donne devono farsi aspettare un po’, così c’è più gusto. Dalla finestra della camera d’albergo al terzo piano prenotata si vedeva la costa, sino all’Africa, le acque erano calme e l’azzurro del cielo era denso di colore. Lei bussò tre volte come convenuto e quando Matteo aprì restò senza fiato. Alice aveva smesso gli abiti da ragazza acqua e sapone per indossare quelli da femme fatale, con tanto di trucco pesante e minigonna inguinale a lasciare scoperte le sue belle gambe, quelle che nella foto gli erano tanto piaciute. La riconobbe e restò di sasso, lei si fece quattro risate, la sua faccia sorpresa e atterrita valeva da sola il prezzo del biglietto, anzi della camera d’albergo. Finì tutto quel giorno, vent’anni di fidanzamento gettati al vento, ma Alice non si pentì mai del suo comportamento. L’uomo che si trovò davanti in quella stanza d’albergo, forse non l’aveva mai conosciuto davvero. Succede a tanti e la vita continua lo stesso.

Commenti
Penso che bisogna sempre dare onore a chi s'impegna nell'architettare storie.
Bravo !
Un saluto da Ibla.