sono solo una piccola rondine.
e lo so.
da tempo preferisco scrivere di notte
per non disturbare il giorno
e in passato per avere accettato le regole di un "non ti ho amata mai"
lo squarcio nel petto? l ho fatto io.
con il tempo si rimarginerà
e a differenza di qualsiasi altro taglio
questa sarà una cicatrice a forma di cuore.
perchè?
ci fu una volta, secoli fa
che ho creduto davvero di essere amata
mi sono fidata
ho lasciato le emozioni dell amina e del cuore libere
si sono terrorizzate nella paura di un non ritorno
tranquillizzate alla dolcezza di un uomo che poi è arrivato
coccolate alle sue bricioline dolci come carezze che metteva sul suo davanzale.
abituata ai riti meravigliosi della buonanotte e del buongiorno
sembra niente, ma per chi non ha un nido ne un indirizzo
è tantissimo.. è l infinito.. è l oltre la speranza.
com era vivere così?
c erano mareggiate e quieti calme, pioggia sole e neve
il benessere e i colori del mare e del cielo
eravamo amici.
poi il mio cuore inizio' a impazzire se non lo vedevo spesso
e per l emozione troppo forte quando c era
mettevo miei piccoli doni su quel davanzale
ramoscelli, e tutto quello di bello che raccoglievo era per lui, chicchi di parole.. di tutto
e appena arriva fuggivo!
se m innamoro davvero divento stranamba!
m imbarazzo, mi si scaldano le orecchie.. cose così,,,
e lo amavo!
sapevo che lui non mi amava quindi iniziai a vergognarmi di me
della mia audacia data dalla passione che mi aveva travolto
dell avergli confessato questo sentimento ed emozioni così intime che mi stupivo di riuscirgli a dire
e così facendo ho varcato la soglia di quel davanzale senza permesso
guidata solo dal mio amore dolcemente e ardentemente impazzito
e in quel momento ho sentito che gli appertenevo.
senza gabbie, nulla.
gli appartenevo.
sapete la mia specie vive in coppia.
ha piccoli e ritorna.
ho molta nostalgia del mio antico nido
anche per questo forse all inizio ritornavo da lui
mi sentivo al caldino, protetta e sicura
e ci fu serietà,, interessii, immediata simpatia e allegria, fiducia,amicizia
poi per me arrivo' l amore . anzi la definizione di qualcosa che sentivo ma non sapevo che era
perchè era nuovonuovo.. diverso da qualsiasi altro affetto e dalla passione.
era benessere completo quando la sera mi addormentavo immaginando di essere fra le sue braccia.
quella mattina scrissi una poesia ,sentivo che c era un qualcosa in me che aveva l assoluto bisogno di sgorgare, non sapevo dove mi avrebbe portato ,la chiarezza che mi avrebbe poi dato di cio' che la mia anima sentiva..e scoprii che lo amavo con una tenerezza e dolcezza infinita e disarmante.che spazzava via per la semplicità qualsiasi e naturalezza qualsiasi amore predente.
non gli dissi subito che lo amavo. volevo tempo, ancora piu' certezza di me. avevo sbagliato con una persona alcuni mesi prima, non c era stato neppure un bacio tra noi. ma avevo corso e non volevo ripere un errore così grave come non sapere cosa è l amore.vero. forse non l ho conosciuto fino a lui e a quella poesia. ne l amore ne l uomo che imparato ad amare.e amo.
io credevo che la possione venisse prima dell amore, non dopo.
invece a me è accaduto così .
ma aveva la sua casa, il suo amore, i suoi veri amori
io ero solo un uccellino a cui aveva dato riparo e un po' di cibo, offerto amicizia..
non puo' appartenere alla specie di un uomo una rondine
e se va oltre
non importa se per amore,
la finestra si chiude
una rondine è fedele, puo' aspettare per molto tempo,ma se la finestra si apre e le arriva un secchioata di acqua gelida addosso
anche la piu' stupida capisce che è finita e rimpiange di aver sofferto tanto per il freddo e la fame in un attesa assurda.
non è stato facile ugualmente volare via. lo squarcio al petto, sapete..
ma l ho fatto.
ora devo andare.di notte scrivo. ma di giorno volo. ciao a tutti!
Polvere sulla strada in salita
per tornare a casa
e le donne al fiume e il ranno
e la cenere e l'azzurrino
delle lenzuola stese al sole.
E le Corti fiorite
in primavera
e le corse verso il tramonto,
il ritorno dei padri,
e le voci che chiamano
per la cena
prima che faccia buio,
prima del sonno.
E in alto, sopra le case,
piantonato ovviamente
da scontati cipressi,
il cimitero.
Quelli che poco fa
erano Paese
e gli avi
con il loro singolare modo
di posare in foto
per la morte,
con indosso le loro,
per me sconosciute
ed incomprensibili, ideologie.
E poi in discesa,
in fuga,
verso pessime nuove abitudini,
verso nuove bandiere.
Verso nuovi ricordi.
Un sogno che ogni giorno si rinnova,
una luce, una speranza che si accende,
l’urgenza di costruire un nuovo mondo,
qui, sulla terra, senza aspettare il cielo.
Superare gli orrori e le miserie,
mettere insieme chi non fa la storia,
rendere liberi tutti i nuovi schiavi,
ascoltare attentamente lingue diverse.
Danzare intorno al fuoco del domani,
rispettare i vari colori della gente,
le differenze, le varie educazioni,
le infinite credenze, i molti Dei.
Un’utopia morale necessaria,
come un laico giorno del giudizio,
uno spartiacque, un crinale superato,
chiudere un oggi che è ormai concluso.
Aprire un giorno nuovo…
un nuovo giorno che non c’entri niente
con chi si pensa indispensabile soggetto,
con chi ha distrutto, con chi ha rapinato.
Chi scrive è un inguaribile ottimista,
uno che pensa che non sia finita
uno che ancora non ha rinunciato,
uno che vuole, vuole e non si ferma.
Uno che sa di avere compagnia.
Cerchi concentrici
in uno spazio infinito
si intrecciano
e non lasciano spazio alle parole.
I pensieri si imbrigliano,
fanno fatica ad uscire.
In tutto questo universo concentrico,
mi concentro e vedo te,
nell’eccentricità dei tuoi pensieri,
nel giro in tondo delle tue parole,
sussurrate al mio orecchio
e svelate ai miei occhi.
Il mio volto si alza
e i miei occhi incontrano i tuoi
in una circolarità verticale
che ci riempie
ma non ci completa.
Le tue mani si muovono
e con esse le braccia
a formare anch’esse
cerchi perfetti nel cielo.
Io alzo lo sguardo
e un falco feroce
mi prende i pensieri,
li stritola negli artigli
voraci di vita,
di passione e di freschezza,
perché anch’egli si stanca
e si turba in turbinii circolari
e il suo volo fa giri concentrici,
così come i miei pensieri
che si concentrano su
di te in maniera
sempre eccentricamente circolare.
I nostri cuori si toccano,
le nostre labbra si sfiorano,
le nostre lingue non si saziano di parole,
ma si divorano in una circolarità
orizzontale e verticale
che sazia gli spiriti
e il falco, appagato,
conclude il suo volo
e dall’alto ci osserva.
un recipiente girava
e mani modellavano
in caldissimi baci
un sogno
che poi diventò
e nella mente restò
alla bellissima
che pianse
il morto
disperata nello sguardo
del fantasma
attratto da lei
che voleva proteggerla
amarla ancora
restituirle il sorriso
la felicità
che solo con lui
provò
Mi colorai la notte
sfiorando i tuoi sogni
nel candore restituito ai miei anni
cosicché presto
fosse giorno dipinto di sole.
Puntuale la pioggia
scombinò quel quadro
e i colori mescolati
casualmente
si sparsero sulla tela
e più furon gli stessi.
Ma ancora nei miei occhi
disegno quel prato
in cui le mani ed i passi
si alternano coi tuoi
e dove le parole
portano il peso di un tempo
che inesorabile avanza
senza mai attenderci.
Sotto un cielo
che adesso
sento un po'
ancora mio.
stefania
Lontano,
struggermi vorrei, esplodere
in un' infinità di atomi
come una creatura folle,
nei ritagli dello spazio,
sì, lontano da ogni
futile sguardo.
Ma poi,
un'energia mi riassembli
con la stessa forza
con cui sbocciano le gemme e
boccheggia la marina, risciacqua
e s'asciuga la terra bagnata
dal quel languido pianto.
Mi rigeneri questo informe
sole pallido.
Lontano
correre e correr forte
e rallentare a stento e fermarsi
barcollare stanca,
ebbra di pensieri.
Lontano,
oltre le fessure del bosco
di pini, uno sciame di luce infranto,
un bagliore ceseste, si distende
flebile, la mia anima nel manto.
Acoltare lo sbadiglio di un lago
che scioglie le sue membra
e sentire
sola
la mia essenza.
LANCIAMI NEL MATTINO
Lasciami cadere dentro la notte
lentamente
a scivolare nel suo abisso
come quando il sonno
ci copre gli occhi
e la fantasia ci abbraccia
nel tempo di un sogno.
E mentre brucerai nell'incertezza
e tutto di te
non saprà più dove guardare
sarò la risposta che ti attende
alla fine di ogni fiamma
o la foglia
che si fa verde sul ramo
e la goccia
che disseta ogni germoglio.
Il mio nome risuonerà
nelle tue corde
e la mia voce
parlerà solo a te.
S'è ancora il cuore
a far la differenza
allora
lanciami nel mattino
e rendi muta ogni stella.
Arwen
03 apr 12
Ridere cosi’ forte da fare rumore,
come balconi che sbattono
al sollevarsi dal vento.
Ridere senza timore di svegliare
quelle orecchie tremanti
ammuffite tra cornici incrostate
Al nulla ridere e scomporre il tutto
che alla fine e’ fatto di niente
Smarrire ridendo il capo chino
a pensare di non poterlo alzare,
a credere che sia troppo tardi
per lasciarlo penzolare, tra lo stordire
di un no e la voglia di un si
E allora ridere a farti credere ubriaco
di vita, di freddo , di caffe’ al gusto di sale,
di cartocci di pesce buttati a gatti randagi,
di bulbi piantati sotto un mucchio di zolle,
sporcate da una neve che passava di li’
e ridere di queste righe strapazzate
in un mattino assonato , pensate tra una tazza
di fretta ed un calzino bucato
facendo la punta al rossetto
per non sembrare un legno tarmato,
e intanto ridere,
e non volerne sapere di asciugare
questi occhi colorati di vetro,
e non volerne sapere di avere risposte,
come se oggi fosse un giorno,
un insulso, banale giorno
in cui vale la pena aver voglia di ridere
Sognano,
volano,
sfumano l'immenso di luminose stelle;
sfiorano,
accarezzano,
nutrono di puro sentimento;
amano,
emozionano,
lentamente assaporano brividi d'amore;
si fidano,
si fondono,
toccano l'anima nel suo profondo;
tremano,
stringono,
sorridono d'una forza ch'annulla il tempo.
Mani,
mani ch’incessantemente s'intrecciano.
Mangiasti la terra per sentirne il sapore
prima di dare i suoi frutti ai tuoi figli,
perche’ essere un semplice uomo
era il tuo unico modo d’amare
Eri solito usare poche parole
e piu’ del dire, era il fare
che portavi ogni giorno ad esempio
a chi ti stava vicino e voleva sentire
Mi ricordo di quando bambina
mi prendevi le mani, tra le tue,
tra quelle rughe che il duro lavoro
tra il vento ed il sole ti aveva lasciato,
e nei tuoi occhi miti e leggeri
vedevo riflesso il mio passato,
cercavo di vedere un futuro
che avesse le solide radici di ieri
Ora , a quella terra che tanto hai amato
il cielo ha voluto facessi ritorno
e di te non mi resta che il frusciare
di un albero saggio,
che lascia le foglie d’autunno
ma le rinnova piu’ verdi e piu’ fitte,
in quel tempo che il sole si prende
per cancellar dalla terra
tutte le sue ferite




