Ridere cosi’ forte da fare rumore,
come balconi che sbattono
al sollevarsi dal vento.
Ridere senza timore di svegliare
quelle orecchie tremanti
ammuffite tra cornici incrostate
Al nulla ridere e scomporre il tutto
che alla fine e’ fatto di niente
Smarrire ridendo il capo chino
a pensare di non poterlo alzare,
a credere che sia troppo tardi
per lasciarlo penzolare, tra lo stordire
di un no e la voglia di un si
E allora ridere a farti credere ubriaco
di vita, di freddo , di caffe’ al gusto di sale,
di cartocci di pesce buttati a gatti randagi,
di bulbi piantati sotto un mucchio di zolle,
sporcate da una neve che passava di li’
e ridere di queste righe strapazzate
in un mattino assonato , pensate tra una tazza
di fretta ed un calzino bucato
facendo la punta al rossetto
per non sembrare un legno tarmato,
e intanto ridere,
e non volerne sapere di asciugare
questi occhi colorati di vetro,
e non volerne sapere di avere risposte,
come se oggi fosse un giorno,
un insulso, banale giorno
in cui vale la pena aver voglia di ridere
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