Poso sul cuore di una madre
un briciolo di sole ed una margherita,
i confini dei ricordi bruciano
come nenie e voli d’altalene,
passeggiate in fondo all’anima,
baci rubati all’invidia della luna.
Poso sul cuore di una madre
diari di mille carezze,
giochi in un vespro d’estate,
echi di coccole affaccendate,
scampoli di consolazione,
labbra di saggi consigli.
Poso sul cuore di una madre
la piccola mano
del suo dolce bambino.
per salvarmi.
Lascia che io sia
pellegrino fra tanti,
avvolto dalla fede,
in una penombra
di chiesa...
Un giorno tornerò
libero ma adesso
lascia che io sia....
( A tutti gli agenti infiltrati)
Prendo vita nel naso
mi rivelo in uno spruzzo
a volte in uno sputo,
in un colpo son starnuto
attacco e stizzo il muco
non riesco a stare muto,
posso esser trattenuto
ma sfogato son starnuto
faccio festa con il pepe
a raffica emetto sbuffi,
allergia con allegria
son starnuto e non mi stufo.
Ci sono momenti
in cui mi ritrovo in silenzio
davanti a un paesaggio
che sembra ascoltare
più di quanto io sappia dire.
Il cielo si allarga,
il vento passa leggero,
e dentro di me
qualcosa si scioglie piano.
In quella quiete
i pensieri diventano più veri…
e quasi senza accorgermene
finiscono sempre
per riportarmi a te.
Nonostante il tempo
e le distanze,
c’è ancora un luogo nel mio cuore
che si accende
quando ti penso.
Non è nostalgia che punge,
né attesa
di qualcosa che deve tornare.
È uno spazio semplice, sereno,
dove il tuo ricordo
non pesa
ma scalda.
Un angolo silenzioso
che non ha mai sentito
il bisogno di cancellare,
solo quello
di custodire.
Ed è questo che mi sorprende:
la dolcezza
con cui continuo a volerti bene.
Senza rumore,
senza pretese,
senza chiedere risposte
al destino.
Solo con quella tenerezza quieta
che resta
anche quando tutto cambia,
e che mi ricorda
che certe emozioni
non hanno bisogno di spiegazioni
per essere vere.
Nasci lieve sovrappensiero
svolazzi sul bianco, leggero,
sei arabesco, viola del pensiero
agile dondoli come un veliero
un giro veloce con la biro
decori le pagine di un papiro,
ti accendi nell’arco di un respiro
evapori nel mentre di un sospiro
ghirigoro ghirigoro
non sei capolavoro
non sei telelavoro
sulla carta io ti coloro.
Tracce di profumo tra le braccia,
frecce tricolori tra le nubi,
tracce di cipolla sulla faccia,
trecce di focaccia tra le labbra
trecce di neve sulle rocce,
gocce di pino sul cuscino,
facce di tolla in giardino,
trecce di pizza con la provola
tracce di trecce sul tuo viso,
torce di fuoco all’improvviso,
sboccia un ironico sorriso,
trecce di tracce senza avviso.
Su vetri appannati riveli il tuo stato,
invisibile incanto sospeso nell’aria,
sei corto in corsa ed affaticato,
rimani strozzato tra mani tremanti
a sbuffi esprimi rabbia e rammarico,
buffo mistero una vita a perdifiato,
sei fiato sprecato in un muto parlante,
sei trattenuto in un cane senza fiuto
sfilato ti esprimi solenne in musica
da un flauto rinasci in dolci melodie,
se manchi un istante sei sconcertante,
in un clarinetto sei voce suadente.
In un mondo pieno di rumore,
tu sei il mio silenzio preferito.
Con te ogni cosa si calma,
anche quando tutto intorno
corre veloce.
Non servono parole
quando ci sei tu:
bastano i tuoi occhi
per sentirmi a casa,
il tuo abbraccio
per sentirmi al sicuro.
Sei la quiete
che il mio cuore cercava
senza saperlo,
il silenzio che parla
più forte di qualsiasi suono.
E in quel silenzio,
io scelgo te.
Avrei voluto non scriverti,
ma arrivare da te,
bussare alla tua porta
e perdermi nei tuoi occhi
Portarti via senza domande,
magari verso il mare,
dove l’orizzonte confonde i pensieri
e il tramonto illumina il tuo volto.
Avrei voluto non scriverlo,
ma guardarti
e dirti soltanto
quanto sei
importante per me.
l’esatto mio sentir la vita e il senso.
Non cerco cieli d’alta poesia,
speciali effetti per aver consensi,
o d’ode un canto da pensare eterno.
Questa scrittura è solo liso specchio.
Soltanto, vado a caccia di parole,
le più giuste per scriver d’un enigma.
Se non ci fosse morte a sconquassare
persino i sogni che eludono arcano,
direi che - sì - la vita avrebbe un senso.
Ma come dirlo in verso che mi appaghi?
*
Roma, 14/01/2026
Dedicata a Piero Colonna Romano con il quale spesso si parlava di questo tema e con il quale spesso avrei voluto continuare a parlarne. Ciao Amico caro…
Quando il sole scivola piano
oltre l’orizzonte,
e il cielo si accende
di fuoco e malinconia,
ogni colore
sembra sussurrare
il tuo nome.
In quell’istante sospeso,
dove la luce
abbraccia il silenzio,
il tempo smette di correre
e resta lì, immobile.
Come se volesse concederci
un ultimo momento
solo nostro.
Un attimo eterno,
in cui i nostri cuori
si cercano ancora,
sotto lo stesso cielo
che si spegne piano,
ma non smette mai davvero
di brillare
per noi.
Ci sono giorni in cui basta un saluto,
una parola lasciata andare come un petalo nel vento, per sentirsi ancora parte di qualcosa che non c’è più.
Sono quei momenti in cui il cuore si accende da solo, come se riconoscesse una musica che non suoniamo più, ma che vive ancora da qualche parte dentro di noi.
E in quello scambio lieve, quasi invisibile agli occhi del mondo, succede qualcosa di dolce: non torniamo al passato,
ma lo sfioriamo con la punta delle dita,
come si accarezza un ricordo amato.
Non è bisogno, non è mancanza.
È amore che ha imparato a stare in silenzio,
ma non ha dimenticato come si sente.
Perché certe storie non finiscono davvero:
semplicemente cambiano forma,
restano aria, luce, battito.
Restano in quel modo in cui, a volte,
basta una parola per ricordarci
che un pezzo di noi ha conosciuto la meraviglia.
Questa notte
mi è parso di udire la tua voce,
ma era solo un desiderio.
Di vedere il tuo sorriso,
ma era solo un miraggio.
Mi è parso di sentire il tuo profumo,
ma era solo un’illusione.
Di ascoltare il tuo cuore
battere più forte del mio,
ma era solo il rumore
dei miei pensieri.



