Ventidue spaccate, quell'l’ora incrinata,
sta tra la gente stanca e la gente mancata.
Le case si stringono i muri addosso,
la strada si sfila il rumore di dosso.
C’è chi ha già chiuso, chi deve iniziare,
chi conta gli errori invece di contare.
Chi ride in cucina con luci dorate,
chi mastica il vuoto con frasi imparate.
Ventidue, venti più due morsi di scie:
venti domande, e una scusa va via.
La mente sui carri orfani di un'allegoria,
gente imbranata in un romanzo di spie.
È quell’ora sottile che taglia le scuse,
che slaccia le facce, che sfibra le accuse.
Ventidue verticale, vertigine uguale:
sei grande per tutti, per te ancora in prova generale.
Sul tavolo briciole come costellazioni,
ci leggo il futuro di finte nazioni.
La notte trattiene il fiato un secondo,
poi soffia rancori che gonfiano il mondo.
Gli amici dispersi in geografie strane:
chi dorme sereno, chi stringe le mani,
chi brinda a qualcosa schiacciando le rane,
chi spegne la luce su ricordi lontani.
Ere di mezzo come scheda bianca allo spoglio,
traguardi a specchio che corrono e sfoglio;
storni in ritardo, paura in anticipo,
rido e sono libero perché non partecipo.
Ventidue, non è notte né sera:
suona il violino la vedova nera
Chiudo gli occhi e il silenzio fa eco:
è l'impronta ecologica del tempo che non spreco.
sta tra la gente stanca e la gente mancata.
Le case si stringono i muri addosso,
la strada si sfila il rumore di dosso.
C’è chi ha già chiuso, chi deve iniziare,
chi conta gli errori invece di contare.
Chi ride in cucina con luci dorate,
chi mastica il vuoto con frasi imparate.
Ventidue, venti più due morsi di scie:
venti domande, e una scusa va via.
La mente sui carri orfani di un'allegoria,
gente imbranata in un romanzo di spie.
È quell’ora sottile che taglia le scuse,
che slaccia le facce, che sfibra le accuse.
Ventidue verticale, vertigine uguale:
sei grande per tutti, per te ancora in prova generale.
Sul tavolo briciole come costellazioni,
ci leggo il futuro di finte nazioni.
La notte trattiene il fiato un secondo,
poi soffia rancori che gonfiano il mondo.
Gli amici dispersi in geografie strane:
chi dorme sereno, chi stringe le mani,
chi brinda a qualcosa schiacciando le rane,
chi spegne la luce su ricordi lontani.
Ere di mezzo come scheda bianca allo spoglio,
traguardi a specchio che corrono e sfoglio;
storni in ritardo, paura in anticipo,
rido e sono libero perché non partecipo.
Ventidue, non è notte né sera:
suona il violino la vedova nera
Chiudo gli occhi e il silenzio fa eco:
è l'impronta ecologica del tempo che non spreco.
