Il televideo scorre lento,
pagina dopo pagina, quadro dopo quadro.
Il mondo là fuori è un rumore lontano,
qui dentro, un verde su nero, piano.
La 777 dà il tempo che non passa,
la 400 parla di guerre, ma è bassa,
la 500 mostra ricette mai cucinate,
la 600, oroscopi per giornate sbagliate.
Ma il mio pollice sa che ogni pagina è uguale,
solo numeri che cambiano, lo stesso rituale.
La 888 è muta, la 999 non c'è,
sono il Re di un impero che annega nel caffè.
Il televideo non parla, non chiede, abbaia docile;
è un prete laico che dà l'assoluzione in codice.
Mi dice che fuori il mondo esiste ancora,
ma che esista davvero: non me lo ricordi, per ora.
Perché se il verde diventasse bianco,
se il fondo nero si aprisse in un varco,
dovrei alzarmi, aprire la porta,
e scoprire che il mostro sono io,
che non mi muovo nel ventricolo d'un cuore stanco.
Il televideo scorre lento.
La 777 dice l'ora. Troppo precisa al secondo.
La 400 parla di morti. Sono lontani.
La 500: ricette. Non ho fame delle altre fami,
forse perché ne ha troppa mediamente il mondo.
Le pagine fantasma non hanno numero.
Le cerco lo stesso, fanno di me un esubero.
Non c'è scritto niente. È perfetto.
Il nero non mente: cielo da cani,
dalmata il tetto.
Fuori la gente corre. Io premo tasti.
Pagina 690: fa' che mi basti.
pagina dopo pagina, quadro dopo quadro.
Il mondo là fuori è un rumore lontano,
qui dentro, un verde su nero, piano.
La 777 dà il tempo che non passa,
la 400 parla di guerre, ma è bassa,
la 500 mostra ricette mai cucinate,
la 600, oroscopi per giornate sbagliate.
Ma il mio pollice sa che ogni pagina è uguale,
solo numeri che cambiano, lo stesso rituale.
La 888 è muta, la 999 non c'è,
sono il Re di un impero che annega nel caffè.
Il televideo non parla, non chiede, abbaia docile;
è un prete laico che dà l'assoluzione in codice.
Mi dice che fuori il mondo esiste ancora,
ma che esista davvero: non me lo ricordi, per ora.
Perché se il verde diventasse bianco,
se il fondo nero si aprisse in un varco,
dovrei alzarmi, aprire la porta,
e scoprire che il mostro sono io,
che non mi muovo nel ventricolo d'un cuore stanco.
Il televideo scorre lento.
La 777 dice l'ora. Troppo precisa al secondo.
La 400 parla di morti. Sono lontani.
La 500: ricette. Non ho fame delle altre fami,
forse perché ne ha troppa mediamente il mondo.
Le pagine fantasma non hanno numero.
Le cerco lo stesso, fanno di me un esubero.
Non c'è scritto niente. È perfetto.
Il nero non mente: cielo da cani,
dalmata il tetto.
Fuori la gente corre. Io premo tasti.
Pagina 690: fa' che mi basti.
