mormora
conduce suoni
tramite
il respiro
di un tuono
che scalfisce
l'ombra
lunare
nel diletto
pensare
nella spinta
superiore
del mare
soffiata
da un venticello
di tramontana
nell'arcobaleno
sorridente
sopra i tetti
che invidiavo
e smettevo di fissare
prima d'andare
metterò a posto il cuore
parlando col pensiero
come pioggia battente
dirò cose mai dette
prima d'andare
chiuderò la porta a chiave
la getterò lontano
sembrerà al quanto strano
farò di storia vera
la mia...
Prima d'andare
prima che nasca il sole
prima che lei ritorni...
La poesia, di rigore, è una narrazione,
e si può con essa comporre anche una canzone,
quando piove, può riferirsi al tempo
oppur, se l’attualità l’ispira e se propizio è il momento,
essa può rivelar sentimenti che l’autore vive dentro.
Un evento particolar la può ispirare
e se quella davanti è una persona importante,
alla sua vita si può anche dedicare.
Un battito d’ali, una foglia al vento
e della nuova rima è arrivato il momento!
nell'animo arriva un’emozione più forte di prima?
Or è il momento di scriver una poesia in rima.
Ciò che la vita propone a noi poeti in erba
viene da lei tradotto in versi, che gli attimi poi uniscon
in rime baciate o alternate o se l’argomento lo chiede fermamente,
con rime incrociate o incatenate si ostenta differentemente.
Ogni poeta, per scriver in versi, della vita segue la scia.
Nel club de’ poeti ne esiston numerosi e ognuno, comunque sia,
si cimenta, componendo e proponendo ogni giorno una sua poesia.Vogliamo andare lontano
viaggiare con la mente
scoprire nuovi pianeti
che ci conducono alle porte
del riservato mistero
intrappolato dallo smog
nei sentori parziali
di sibilline invasioni
codeste trappole mortali
per il genere umano
succube dell'eccidio
marino
della flora, fauna
che ossigenano i nostri polmoni
che vivono in loro
senza apprezzarli abbastanza
chiome verdi meravigliose
il suo profumo intenso
dava amore
era una gioia per la gente del viale
maestoso...
Dalle foglie colorate
che illuminavano la via
pareva volesse parlare quel giorno
come se avesse capito,
non era più moderno
bisognava cambiare
si cominciò a segare
pianse l'albero bello
si rivolse al sole
ma l'uomo non capì
distrusse...
Morì in maniera disperata
era l'albero bello
una leggenda...
Che porto ancora nel cuore.
nel deserto
delle parole
che racchiudono passati
presenti
sulla via del perdono
del frastuono
dei passi incerti
nei pentimenti
di strade sbagliate
percorse a senso sbagliato
di un fiume in piena
assassina
che lacera dentro
tanto da far male
e voler soccorrere
spegnere il fuoco
che alimenta il tuo dolore
la tua delusione
Arriverà la neve
i gigli andranno
a dormire
e si risveglieranno
in un nuovo mattino
a cantare
l'aurora
che aspetterà
il conto salato
da pagare
tra segni
vistosi
accompagnati
alla porta
per accedere
ad una speranza
in delizie positive
ammirando il cortile
del divenire
delle calde parole
raffreddate dalla brina
nel riarso di intimo
momento
del lascivo scoglio
superato
l'attenzione del padrone
intento a scrivere
sulla sua scrivania
al centro di un salone
dalle grandi dimensioni
che intimoriva la fragilità
di una fanciulla sfortunata
lasciata e adottata
in tenera età
cresciuta e innamorata
di un uomo
figlio
del padrone
Credimi
se dico spesso
che sono stanco.
I miei occhi vedono
quanto e più di anni fa
ed è per questo
che si socchiudono
come a creare
fotogrammi unici,
adesso.
Le mie gambe
corrono meno
eppure sostengono
storia minuta,
quindi eroica
come quella di tutti.
Personale.
Colonne nate deboli
come palafitte
evolvendosi,
rafforzandosi poi
nel viaggio.
Credimi
se dico spesso
che sono forte.
Mi sono preso per mano
in tempi lontani
ed in luoghi ieri noti
e oggi dimenticati
e ti garantisco
che è stato faticoso
camminare a lungo
nella sabbia incerta
del credersi uomo,
costringersi a proseguire,
e poi proseguire ancora
fino ad esserlo.
Non credo esista
un viaggio più denso
di incognite
e trappole,
più intimo e
ferocemente mai concluso.
Un viaggio.
Nella più completa assenza
di istruzioni,
sicuri esempi,
indicazioni
almeno rassicuranti,
se non certe.
Credimi infine
se ti dico
che sono felice.
E perdonami
se sono privo di pudore
nel dirlo:
so che “non sta bene”
affermarlo
così esplicitamente.
E chiedimi,
momento per momento,
di regalarti
tutte le età della mia vita.
Io, adesso, le possiedo tutte
e sono rapidissimo,
finalmente,
nel passare da una all'altra.
Senza alcun vincolo di tempo
o di pensiero...
con te.
Abner Rossi
(25 Dicembre 2011)
Cielo di marina fiamminga
onde di un Van Googh finalmente impazzito
vento che spinge veloci obese nuvole pigre
Desiderio di lasciarsi andare verso la fine
col calibro giusto di precisione
Solo follie del pensiero a Natale
Piroette di auguri e regali
hanno fatto sudare l’immaginazione
E noi lì
Trottole
Per trovare un’idea da donare
E c’è tutto un contorno per piangere
Tristezza rabbia e dolore
Violentiamo con elettrodi la mente
La curiamo con stelle comete e candeline
Rammentiamole che è Natale
i mali
di stagione
spariranno
forti
saremo
colorando
gli sguardi
alluvionati
dalle paure
che si destreggiano
rivolgendosi a Dio
al greve
novembre
arrestato
dal sospetto
annebbiato
scambiato
per ferita
preoccupante
sopra rami
addrizzati
nel chiedersi
perchè
in un balbettio
rimasto
a ricordare
a non dimenticare
gli aquiloni volare
manovrati dai pensieri
svolazzanti
in una pozza
di ozono
dove si avverte
nel verde
fili lunghi
che fissano il silenzio
spensierato
oltre l'universo
misterioso
del pane
spezzato
alla fame
sulla tremula luce
senza profumi pesanti
di gesta affacciate
tra i cerchi
delle piccole
cascate
ricordandoti
lontanamente
orientata
in diagonale
coi riflessi
accovacciati
trepidi
a camminare
risalendo
per non affondare
non farsi ammazzare
dal fuggitivo istante
della pazzia
che fissa il capolinea
esigente stramazzato
dalle perdite del niente
di afone note spettinate
desiderose di cambiamenti
cancellati
dalla coltre bianca
colta dal rammendo
invecchiato
schiavo della notte
insonne
correndo ai ripari






