Si alzava il sipario
e l'emozione aumentava
i battiti in gola avvertivo
le scene saltando calcava
eleganza straordinaria
voce melodiosa
che cancellava le mie monotonie
e l'anima rapiva
negli applausi accaniti
dagli effetti speciali
colorati e magnetici
molto sentiti
in bianchi sfondi
e ballerine
compagne di viaggio
da città a città
con serietà
ritirandosi dallo spettacolo
per un pò
Sono le sfumature
della vita
che si posano
sui nostri giorni
che si lasciano
assaporare
nei momenti
di sconforto.
Sono quelle che poi
anche se piccole
sono gioia per il cuore
come la sfumatura
di un sorriso
rubato
in un giorno qualunque
ma che lascia il segno
sulla pelle.
eravate divertenti
incondizionatamente
sotto un cielo trasparente
nel mio sguardo
sorridente
in rombi di macchine
che si scontravano
come autoscontri
sulle piste rotonde
immaginate
dall'ascolto
appassionato
di essi
comici da strapazzo
mitici veri guaritori
di spettatori
inguaribili delusioni
della povera era
del dopoguerra
Scusate se è poco poetica
ma avevo voglia di scrivere cosi
e pensare appunto all'allegria
Dedicata a Stanlio e Ollio
L'odio viscerale
che mi stringe in un morso letale
e congela la mia anima
per l'eternità.
L'odio
sentimento antico, universale mi corrode inesorabilmente, l'odio ,
un veleno che mi ucciderà.
Ti guardo nel tuo essere arrogante
e parte un fulmine
uccidendo il buio
il mio sangue che ribolle
per il tuo pavoneggiare...petulante.
L'odio che racchiude come in una conchiglia
la parola antipatia
e la butta via...troppo povera di significato.
L'odio verso il tuo essere
un essere senza luce
ripugnante
la mia pelle che ti avverte da lontano
e sento scosse disumane .
Il tuo nome
come un eco
che risuona...campana di morte
in un labirinto
dove la preda sei tu.
Ed io nel mio odio
per sempre sentirò il tuo odore
che nei secoli persisterà
quell'odio che non muore
ti perseguirà...per poi ritrovarti quando non ci sarai
e non darti mai pace per raccontarmi agonizzante
di come era il tuo
inferno, l'inferno descritto da Dante.
e di me hai fatto poesia
vita mia
che grata sono
alla tua signoria
eleganza
vestendo l'amor
con liriche amare
suadenti
intagliate
di vocaboli
amari
e dolcissimi
in metafore azzardate
rarissime constatazioni
mai usate
nella dura
realtà
affascinata dai soldi
dalla carriera
nuda e cruda
dall'inchiostro
allargato
spregiudicato
falsificato
bocciata
che fastidio dava
a fortune inattese
fino all'ultimo non credute
nello spazio riservato
al mirar del sol
a ridosso del mar
su una piazza calpestata
un monumento visitando
in lavori di restauro
adorati, consolati
con piccole monetine
al fianco di una donna
inginocchiata
Precipita l’addio
in un infinito irreale
nell’iride vacillante
color rosso fuoco.
La rabbia brucia
come argilla disfatta
e veleno di parole
feriscono l’istante.
Il buio intrappola
flash eterni
in una tela bianca
esile, priva di colori.
E pugnala il tuo nome
modellato senza inchiostro
sul quaderno di sabbia
che l’onda, spazza via.
Mi son trovato
sperduto....
in un tempo senza meta
lontano dalla mia esistenza
lontano dalle mie cose
sensazione d'abbandono
paura...
Mi son svegliato
hanno sorriso
labbra sincere
di chi ama
amo anche te uomo
che non t'accorgi d'essere nel tempo
sai..non siamo soli
perché c'è un tempo
il nostro...
Teniamocelo stretto.
affascinante
penetri silenziosa
cullandomi
delicatamente
prima di dormir
ove lo sguardo si posa
scartando
tempo e distanze
che al domani fan da padroni
a riflessi solari
del vivido nostalgico assente
dello striato pensiero
inafferrabile meta
Adesso basta
bisogna decidere
come fare progetti
da sogno...
e non serve pensare
fantasticare va bene
guadagna anche il cuore,
ho visto persone
inventarsi la vita
lontani anni luce
migliori di noi,
non serve fatica
odorando la terra
purtroppo per noi
qualcuno lo fa,
restiamo un po'umili
senza fare rumore
tenendo le mani
unite per sempre,
vinceremo paure
zittendo i potenti.
Non saprei
se conservi ancora
le parole scritte
se ti cammino
nella mente
e se quella canzone
suona le note
che sussurravi
piano.
Non saprei
se dentro una poesia
ho lasciato il segno
INDELEBILE
di quegli occhi scuri
che non dicono
ma che erano persi
dentro il sogno
sceso un giorno
al sol d'agosto.




