In un pomeriggio uggioso
avvolto nell’oblio
di un recondito nascondiglio
mi ritrovo in modo repentino
sotto un cielo terso.
Circondato da un’accozzaglia
e da un infinito ciarpame umano,
continuo a blaterare in modo becero
al pari di colui che brama la vittoria della disputa
come panacea del nefando periodo.
Da zotico agiato, con abile stratagemma,
in modo furtivo mi trasformo
nel cocciuto artefice del mio destino
assaporando ebbro di gloria
il ghiotto boccone dell’amara vittoria,
Che con sagace eloquio riesco ad ingollare
ormai madido di sudore
al culmine dell’arduo compito.
La mia indole mi porta spesso ad agognare
ogni venale risorsa in un bailamme di pensieri
trasformandomi in un bislacco e ceruleo manichino
duttile e intonso, che con passo blando
e linguaggio forbito trasforma ogni cavillo
In un ineffabile abominio.
La vaghezza della mia idea si trasforma
in un tedio ghiribizzo
riportandomi in un luogo ameno e angusto,
ma consono,un luogo dove potrò vessare
le mie emozioni, con la flebile speranza
di svegliare la mia coscienza
in un mondo meglio di così
senza quella caterva di personaggi
che con dovizia di particolari
vogliono farci credere
a tutta un’altra storia
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