Dall'angolo remoto di una cella oscura
imprimo un'eco di parole e memorie
nel bianco sudicio d'una vita futura
e poco lascio, se non amore e miserie.
A te fratello lascio un breviario stremato,
fiamme sul sudore di muri scalcinati
di un inferno fuori dal mondo conosciuto,
i giustizieri un giorno verranno salvati!
Non serve belare alla triste sentenza,
vi sono carte già macchiate della sorte:
ma il cielo ancora manda aneli di speranza,
solo uomini possono chiamarla "morte".
E gocciola tarli neri un vuoto che tace,
una benedizione spedita lontana;
forse un domani qualcuno sarà capace
di starsene buono in quest'attesa terrena.
Mi chiama la morte nel segno del Leone,
non piangere babbo, e tu mamma lì a casa,
mi vedrete anche nel buio della prigione,
presto non piangeremo su una terra offesa.
Stanotte, nel blu fra le sbarre, sentinelle
zittite passano nuovi fogli ingialliti;
scrivo le ultime notti di fattrici in stalle
sereno come corde d'arpa di poeti.
Ma la notte non si chiede se troppo amore
nutra i banditi assecondando i loro sbagli;
quale la cattiva bontà d'un peccatore,
allora di quale crimine noi siamo figli?
Mi premeva un giovane perso nella follia,
le anime in fiamme di partigiani allo sbando,
voci familiari in una radio tutta mia
che ci teneva in contatto con questo mondo.
M'inabissa la bufera dell'odio umano,
L'unica colpa avere svolto il mio lavoro:
tendere a qualche disperso la mia mano,
Ma i dispersi ora confondono Dio con l'oro!
Ma prego per questo mondo troppo diviso,
settantacinque lire per le mie povere ossa;
prego che si salvi la mano che m'ha ucciso
e porto parole non dette nella fossa.
Cosa dirò ai Ruotesi sul perché morire?
Lasciarsi andare quand'ogni certezza cade,
quand'anche ogni logica deve pur finire,
riunire metà, posare gli elmi e le spade!
Nel buio qualcosa che si spaccia per luce,
accartocciata, e non riluce come l'oro;
su una busta, d'un giallo marcio come pece,
mi scivola qualche pensiero di straforo.
Domani la Madonna, col volto materno,
forse potrò vedere con un po' di fortuna.
Abbia lei pietà di questo mio volto scarno,
di quei nembi estivi che ombreggiano la luna!
Ogni tanto dalla cella ombre di passanti
mi lanciano occhiate, pezzi di pane e rabbia,
m'infrangono gli occhi, mi scrutano coi denti,
mi fanno gli onori con ghirlande di scabbia.
"Dimitte illis!" Loro non sanno quel che fanno!
seguono orme antiche come cani affamati,
da vecchie giare si gettano addosso il ranno
per ripulirsi dal sangue dei condannati!
Ma quale uomo ho tradito come un Caino?
Cosa lavo se il fiume è più sporco dei panni?
Voi in divisa mi considerate assassino
ma ho visto solo sangue divino in questi anni!
Che questo Dio vi ricompensi all'infinito,
sollevatemi amici se mi chiama il Cielo;
dopo il fuoco resterà solo un dolce afflato,
l'anima dissipata in un celeste anelo.
Sta' pur ferma tu, giovane foglia in germoglio,
ché di questa pianta si spezza un altro ramo.
Trova ora il cammino: fermarsi è uno sbaglio,
al marcio tronco ricorda perché esistiamo.
Le leggi del male dicono "ghigliottina",
amare gli scomodi è pena capitale,
piccoli ignavi con al collo una piastrina,
gente che di vivere non avrebbe ragione.
Sul miglio saluto tutto il mio Ministero,
lascio in eredità delle povere vite,
perse in logiche e già lontane dal mistero,
perse in odori acri, terre secche e cordite.
Per qualche foglia cedo pur le mie radici,
Piantate un'altra pianta dov'ero prima io,
adornate giardini dov'essere felici.
Da lassù alla vostra brinderò con Dio!
S'avvicinano, con quei passi di metallo,
le guardie con le loro movenze perfette;
ragazzi col mare negli occhi e corpi a mollo,
biondi come il sole e freddi come lamette.
Libera Nos Domine loro da quei pazzi,
loro che il mare non l'hanno neppure mai visto,
hanno visto solo uomini fatti a pezzi,
se solo sapessero che vi è un altro posto!
La ghigliottina sulla mia povera testa,
ormai non credo che s'incastrerà la lama,
ci sono uomini che così fanno festa,
da una colomba Dio stacca solo una piuma.
Se prete sono stato per qualche ribelle,
abbiamo solo alzato il coraggio in sordina.
Guarda la notte: sono argillose le stelle,
è tutto il rosso che stava sulla collina.
