Quanta luce doveva esserci là dove
l'ombra emersa ora la ricorda?
Quale il punto stanco di fuga
lutto di parola, lampo di netto
nel gelo contratto, corso fino alla deriva?
Inerme salvifico impulso l’anima arde
scritto ad inganno vivo
alla sua stessa soglia, e segnosopravvive
laddove ad attender ci sia il calco
avaro tratto distratto d’intimo sacco.
Fugace svolio stinge nutrito il sogno
indolente mutar d’io, assolo
indaco sole al colpetto d’occhio
stagno putrido, inaridito specchio.
Quanta algia doveva esserci là dove
l’ombra emersa dal fragile assale?
Quale paura alleva in silenzio
l’assenza di senso oltre il delirio?
Ecco avanza fissità il mio verso
il solo vasto mosso a morso reale
fino al punto che il nesso sia
alare indomito senza dolore,
agile passo senza rancore
l’ultima letizia in dono all’io.

Commenti
Buona VITA, Rosaria!
Lieta giornata, Rosaria.
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