Alle volte fluttua l’immagine e volteggia nella mente
pausa e l’istante s’interroga nel singhiozzo presente
così reale e vivo che il passato sgorga dallo stesso esangue
edificando orfanotrofi di pensieri d’un tempo futuro.
Un tempo scandito tra percorso e pensiero
un divenire dedicato all’immanente etereo.
Un tempo verticale lasciato naufragare tra quiete e tormento
culla dove far riposare le carezze di solitudine
l’incomprensione seccata nell’indifferenza della gente.
Due mandate all’unica arte che apre la sorte
melensa abnegazione sigillata di cifrari di visione
accogliente voragine nell’impeto d’assenza d’essere
vergine rifugio d’occhi colmi d’eclissi e follia
fino alla consunzione, alla cavità densa d’acoria
oltre misura, oltre modo, oltre caso, oltre natura.
Che sia il volgere la sospensione infinita, il ritorno eterno
all’istante che graffia la carne e l’armonia del verso
e che si incatena alla bellezza fragile del sorto?

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