Che strani giorni,
la vita cambia,
e con essa il tempo,
e cambiano
le consuetudini
e i volti dei miei cari.
Che strani giorni,
fatti di illusioni,
nostalgie
e reminiscenze
di sere remote.
Che strani giorni,
scanditi
dall'avanzare dell'inverno
e abbracciati
da raffiche di vento
che penetrano
in un corpo niveo di fanciulla.
Che strani giorni,
gli occhi piangono
per certezze svanite
e le mani
tremano,
come rami d'arbusti al gelo.
Che strani giorni,
il tedio scalpita,
e scalpita
la rassegnazione
di fronte ad un sogno.
Che strani giorni,
la natura è in letargo,
e gli animali
dormono
cullati dal respiro
costante
del suo sonno.
Che strani giorni,
le vie si accendono
di luci festive,
e il cuore
vi si incammina
triste e solo.
Che strani giorni,
tutto è arcano
ed inetto è colui
che si arrende
alla dea bendata.
Che strani giorni,
resi tali
dalla mia inutile e recidiva frustrazione.